SCATOLE CINESI: entrate e uscite nei vasi comunicanti
Tutto questo potrebbe essere ipernoto e anche banale ma bisogna fare chiarezza.
Il Dragone non sta più solo ruggendo; sta svuotando i cassetti. Pechino ha ordinato alle sue banche di sbarazzarsi del biglietto verde. Non è un consiglio. È un’evacuazione.
Il bacio di Giuda al Treasury
Diciamocelo chiaramente: i dati ufficiali sono solo la punta dell’iceberg che ha appena squarciato la chiglia della corazzata dollaro. Le ultime rilevazioni dicono che le riserve di Treasury cinesi sono scivolate ai minimi dal 2008, sotto la soglia psicologica dei 683 miliardi. Ma attenzione. Chi pensa che la Cina stia semplicemente “vendendo” non ha capito il gioco.
Pechino sta spostando i cadaveri in Belgio e in conti offshore per non dare nell’occhio, ma l’ordine arrivato nelle ultime 24 ore alle istituzioni domestiche di “curvare” l’esposizione al debito USA è il segnale che stavamo aspettando. È la fine di un’epoca. Per un decennio sono stati i compratori marginali che tenevano in piedi il castello di carte di Washington. Ora, quel compratore si è alzato dal tavolo e ha chiesto il conto.
L’oro è l’unica ancora nel buio
Mentre il dollaro barcolla sotto i colpi del “derisking” cinese, l’oro è diventato l’unico bunker rimasto. La PBOC ha appena timbrato il quindicesimo mese consecutivo di acquisti. Settantaquattro milioni di once. Un cumulo di metallo che brilla mentre la carta straccia americana brucia.
Non è un caso che l’oro sia tornato a sfiorare i 5.000 dollari l’oncia proprio mentre le banche cinesi ricevono il diktat di ripulire i bilanci dal debito USA. È un travaso di vasi comunicanti. La liquidità scappa dalla “sicurezza” teorica dei titoli di Stato americani per rifugiarsi nel peso fisico del lingotto. Chi aspetta i titoli dei telegiornali per capire la rotazione dei flussi, arriverà al banchetto quando rimarranno solo le briciole e il conto da pagare.
Chi comprerà il prossimo pezzo di debito?
Il punto è un altro, ed è quello che fa sudare freddo: ma se la Cina si sfila, chi sarà che comprerà il debito USA ai prezzi attuali? I rendimenti del decennale ballano attorno al 4,20%, ma è una danza macabra. Senza il sostegno strutturale di Pechino, il “clearing price”(il prezzo di equilibrio) dovrà inevitabilmente salire.
Tradotto per chi non mastica gergo da desk: i tassi dovranno restare alti, o salire ancora, per convincere qualcun altro a prendersi il rischio. E in un mondo drogato di debito, tassi più alti significano solo una cosa: qualcosa, da qualche parte, sta per rompersi con un rumore secco. Come un cristallo sotto la pressione di un martello. Perchè non dimentichiamo l’effetto sull’economia USA di tassi più alti.
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