Quando il Portafoglio stramazza il benchmark
Rendimento e rischio: quando la qualità fa la differenza con Alpha di Jensen, Information ratio e indice di Sharpe
Dopo oltre un anno dalla loro partenza è giusto fare il punto della situazione dei portafogli di Compass. E permettetemi per un volta di parlarvene con un po’ di orgoglio.
Perché proprio dopo un anno? Perché 12 mesi sono una tappa fondamentale per poter valutare se lo stile e la qualità di gestione sono stati all’altezza della situazione, oppure no. Perché in 12 mesi l’effetto “sfortuna” o l’effetto “botta di sedere” rientrano (tutti possono essere potenzialmente incapaci o fenomeni in un arco temporale breve) e perché in 12 mesi gli indicatori di qualità e di rischio di portafoglio assumono un’importanza ben diversa.
Il progetto “portafoglio di investimento” di Compass è nato con l’intento di creare 3 linee guida di portafoglio generico che fossero allineate ad altrettanti benchmark di riferimento:
Indice Fideuram Bilanciato Obbligazionario
Indice Fideuram Bilanciato Bilanciato
Indice Fideuram Bilanciato Azionario
Obiettivo: ovviamente battere questi benchmark con una priorità: mantenere un rischio di portafoglio inferiore alla media ed al benchmark stesso.
Ecco in queste presentazioni l’andamento dei 3 portafogli in oggetti confrontati coi relativi benchmark (cliccateci sopra):
A questi 3 portafogli sono stati aggiunti tre portafogli azionari, due legati allo S&P 500 ed uno all’indice Europeo Stoxx 600. Ecco l’andamento dei portafogli.
I risultati dei portafogli
Volete sapere come sono andati questi portafogli? Ecco questa scheda che velo sintetizza.
Ma a che rischio?
Certo, i portafogli hanno battuto in benchmark in modo clamoroso. La domanda che però occorre farsi è la seguente: questi rendimenti sono stati ottenuti con quale rischio?
In finanza ci sono molti indicatori che possono aiutare nel valutare il rischio/rendimento di un portafoglio. In questa sede prenderò in analisi il portafoglio ALPHA, parametrato al benchmark Fideuram Bilanciato Obbligazionario. Ma vi invito a visualizzare anche gli altri portafogli, che hanno risultati ancora più sorprendenti.
Nei report segnalati ce ne sono diversi. Però tra i tanti ce n’è uno che io seguo particolarmente, ovvero l’information ratio, uno strumento che può vedersi come il risultato della ricerca di una misura in grado di sintetizzare ex-post in un unico indicatore le caratteristiche di media-deviazione standard di un portafoglio attivo. Di conseguenza, l’information ratio è una statistica benchmark-related. L’information ratio esprime l’excess return medio per ciascun punto di volatilità dei rendimenti differenziali (rispetto al benchmark). E poi ancora l’Alpha di Jensen, l’indice di Sortino e di Sharpe più tanti altri.
Alpha di Jensen: è una misura risk-adjusted performance creata al fine di analizzare l’abilità del gestore di un fondo di investimento di prevedere i prezzi futuri delle attività finanziarie e quindi che consentisse di determinare la capacità di quest’ultimo di selezionare i titoli sottovalutati. Tale misura, comunemente denominata alfa di Jensen è infatti definita come il rendimento incrementale o extrarendimento che un portafoglio ha prodotto rispetto alla redditività che avrebbe dovuto offrire sulla base del suo livello di rischio sistematico.
Indice di Sharpe: rappresenta una misura del premio per il rischio determinata sulla singola unità di rischio assunto. Emerge quindi che il portafoglio con l’indicatore più elevato è quello che è riuscito a creare il maggior valore per unità di rischio e si è dunque collocato nella migliore posizione nell’ambito del trade-off rischio-rendimento.
Quindi, risulta che il fondo con il più alto indice di Sharpe è anche quello che ha prodotto il rendimento più alto in base al proprio livello di volatilità .
Information Ratio: L’informatio ratio ha la proprietà di sintetizzare sia una misura di extra-rendimento sia di extra-rischio del fondo rispetto al benchmark. In base alla costruzione dell’indice emerge che un portafoglio gestito con una strategia passiva avrà un information ratio prossimo allo zero, mentre un gestore attivo dimostrerà una elevata qualità del proprio operato nella misura in cui sarà stato in grado di massimizzare il proprio rendimento differenziale rispetto al benchmark e minimizzare la rischiosità, sempre su base differenziale.
E allora? Guardate i report e rendetevi conto della qualità dei portafogli e del rapporto rischio/rendimento, buttate un occhio ai vari indici sopra menzionati, guardate i grafici e gli indici. Ma la sintesi è in questo ultimo grafico.
Vi sembra che la retta di breakeben sia ben posizionata? Guardate anche gli altri portafogli e poi giudicate voi. Credo sia corretto lasciare la parola ai FATTI e non a facili promesse. Di parole, oggi, se ne fanno già troppe, specialmente da parte di chi dice dice dice… e poi….
Asset class utilizzate
Cosa c’è dentro a questi portafogli? Strumenti esotici? Obbligazioni speculative? Azioni Della borsa di Bora Bora? Nossignore. Si utilizzano ETF quotati a Piazzaffari e, per determinate tematiche molto particolari, fondi o SICAV distribuiti ampiamente in Italia dai maggiori distributori (Fineco, IW BAnk, Sella, Fideuram, ecc). Nulla di strano. Tutto molto semplice e fattibile.
Dove li trovo i portafogli Compass?
Li trovi ovviamente nella newsletter Compass e…prossimamente anche su altri canali. ma diamo tempo al tempo. I&M non si ferma mai e il futuro sarà VERAMENTE molto rivoluzionario e permetterà al S.I.D. ed a I&M di essere ancora più …meglio!!!!
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DT
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