Cina: ecco perché questo è il vero nuovo mondo economico

20 Giugno 2011 16:53

In occidente, quando si parla della Cina si commette un errore fondamentale, per di più gravissimo. Si ha la presuntuosa pretesa di giudicarlo con i ns parametri e con le ns visioni. Nelle analisi e valutazioni che si fanno in occidente di questa nazione, la Cina viene quasi sempre considerata come un paese e non, come in realtà è, un enorme continente, con tutte le diversità che lo caratterizzano.

Tradizioni, lingue, culture, economie, grado di sviluppo sono diversissime fra le varie 33 province in cui è suddivisa la Cina, ognuna delle quali potrebbe tranquillamente essere considerata per popolazione ed estensione uno stato con all’interno tante regioni, province e municipalità, come è ad esempio l’Italia.

Ci sono lingue, dialetti e variazioni culinarie innumerevoli in ogni provincia cinese per cui l’aspetto che più dovrebbe meravigliare coloro che si mettono ad analizzare questo paese dovrebbe essere.
Ma come si fa a tenere insieme una tal moltitudine, oltre 1.300 Milioni di persone, senza che ci siano devastanti sommosse ogni giorno, ovvero senza che ci siano reali segni di possibili disgregazioni prossime e tantomeno imminenti?
Una risposta precisa univoca credo non ce l’abbia nessuno, neppure i cinesi ma per quanto ho potuto sperimentare di persona vi sono un insieme di caratteristiche che fanno di questo popolo una nazione vera. tutto sommato coesa, e perciò vincente contro chiunque nel tempo.

Alcune analisi

Chi in Cina ci vive per lungo tempo o ha avuto modo di relazionare per tanti anni con in cinesi, accumulando esperienze pratiche che non sono normalmente oggetto di pubblicazione o dibattiti televisivi, più o meno lentamente si rende conto o apprende che:

• I cinesi hanno un governo che governa nel vero senso della parola. Gli obiettivi di breve e medio periodo sono sempre inseriti in processi frutto di visioni chiare e di lungo termine. Insomma la Cina economicamente può essere considerata un’azienda diversificata di immani dimensioni.

• I cinesi, a tutti i livelli, mai prendono decisioni delicate che non siano frutto di meditazioni e analisi equilibrate, che passano attraverso un processo che dura tutto il tempo che necessita. Più queste sono importanti più durano. Le decisioni avventate sono praticamente impossibili e nessuno pretende di “decidere alla svelta” come si dice da noi. Quando però poi vi avvia la fase operativa e attuativa di queste decisioni, i cinesi sono presi invece dalla frenesia di realizzarle in tempi il più possibile brevi. Progetti di cambiamento, che potremmo definire epocali, i cinesi sono in grado di attuarli in tempi contenuti che di più non si può. Progetti infrastrutturali enormi vengono realizzati in tempi così brevi da sembrare a noi occidentali prima impossibili e poi incredibili.

• I cinesi hanno nella pazienza una virtù che, aggiunta al loro numero, ne fa un esercito che, senza bombe e guerre, conquisterà il nostro globo. Di questo i governanti cinesi sono ben consapevoli e si permettono addirittura di non avere parti da protagonista nei consessi internazionali tipo G7/8/20 dove a loro interessa una cosa sola: cioè che la competitività internazionale del sistema industriale cinese non venga messa in pericolo da richieste di adeguamenti di parità monetarie a sfavore del CNY. Pochi ci fanno caso ma questo è l’unico tasto che fa incavolare i cinesi, i quali sanno bene cosa comporterebbe lasciare al libero mercato la decisione di stabilire un valore alla loro moneta corrispondente alla potenza economica della Cina.

• I cinesi per natura non ritengono che l’uso della forza sia l’arma per vincere le battaglie. Tutt’altro. La loro tattica è quella di conquistare posizioni avanzando con circospezione, invadendo diciamo pacificamente, stabilendo situazioni di fatto di cui l’invaso si accorge troppo tardi, quando ormai le cose sono fatte.

• I dirigenti cinesi sono superconvinti che la loro forza sta nell’economia reale. Per il momento ritengono che vendere le loro merci agli occidentali, in cambio di surplus di carta senza valore, o meglio rimborsabile, se mai lo sarà, non certo a quello con cui è stata ottenuta, sia ancora conveniente per la Cina. Non hanno per nulla torto, questo permette loro di sviluppare ogni settore industriale, dalla produzione di cianfrusaglie a cui non rinunciano, fino ai massimi livelli tecnologici. E’ il prezzo che hanno ritenuto finora equo per recuperare alla svelta il gap tecnologico che avevano fino 20 anni fa e che allora era di almeno 40 anni, se non di più. Oggi praticamente questo gap è già stato in buona parte annullato quasi in ogni settore ma i cinesi non si accontentano, vogliono essere più avanti di tutti e si danno da fare come meglio non si può. Scolarizzazione mediamente buona e soprattutto selettiva, quando si va su con il livello d’istruzione. A scuola non si va per stare in parcheggio o passare il tempo, anche perché è molto costosa. Lo stato cinese, che sa fare i suoi conti bene, sa che istruire costa e non ritiene profittevole lo spendere il denaro di tutti, per insegnare agli asini o agli svogliati. Se a un esame di accesso a una buona scuola, che in Cina sono molto severi, si viene bocciati, si deve andare in un’altra senza appello. Una scuola dura tempra spirito e corpo e di per sé non è per nulla da preferire al duro lavoro in fabbrica o in campagna.

• I cinesi non possono sperare che lo stato si preoccupi troppo dei propri cittadini. I servizi sociali sono ancora ridotti al minimo e ognuno deve darsi da fare, per assicurarsi benefici che da noi si ritiene debbano essere a carico della collettività. Ciò stride con il fatto che la Cina è uno stato comunista ma tant’è, la Cina è un paese diverso in tutto, quindi anche in questo.

• I cinesi sono un popolo di grandi lavoratori. Sono normalmente molto motivati, desiderosi di apprendere e migliorare. Disposti a turni di lavoro che noi definiamo massacranti ma che loro sostengono con disinvoltura e disponibilità, purchè ci sia il tornaconto economico. Fattore che tutti i cinesi mai trascurano, visto che sono avidi di denaro e di accumularne in gran quantità. Le 2.000 ore di lavoro annuo sono il minimo normale, poi ci sono tantissimi che ne fanno ben di più.

Pensando all’Italia e alla competizione globalizzata che si trova ad affrontare c’è veramente di che preoccuparsi. L’unico conforto è che in occidente siamo in buona compagnia ma non credo possa consolare granché. Certamente non sarebbe il caso di profondere ottimismo sul nostro futuro, come invece usano i politici di tutto il mondo quando sono al potere, di qualunque schieramento essi siano. Fra costoro la competizione si riduce alla stremante lotta per mantenere o sottrarre poltrone che garantiscano rendite di posizione da dove si può guardare il mondo solo con occhi distorti o bendati. In ogni caso ben lontano dalla realtà vissuta dalla stragrande maggioranza dei cittadini.
Non è che i politici cinesi siano dei buoni samaritani, tutt’altro ma almeno questi si appropriano di una quota di ricchezza vera, generata dall’economia reale e non di quote di debito che gli altri dovranno rimborsare.

Anche gli USA si inchinano davanti al nuovo gigante cinese

Debolezze della CINA

Se poi vogliamo considerare anche alcune magagne dei cinesi ed errori già fatti, o che stanno commettendo, l’elenco è piuttosto lungo.

Bisogna comunque dire che normalmente i cinesi, dai governanti agli imprenditori, sono disponibili a fare ammenda e a non perseverare oltre misura.
Il governo poi, pur armato di buone intenzioni verso i cittadini, se sbaglia i calcoli sul futuro, spesso cambia leggi a favore o sfavore senza tanti complimenti e dibattiti. Al massimo giustifica con argomentazioni razionali ciò che è economicamente non sostenibile per lo stato.

Ad esempio, fino l’anno scorso i cinesi avrebbero potuto andare in pensione a 60 anni. Siccome però con il 2011 avrebbero dovuto ottenere il trattamento pensionistico i primi che circa 20 anni fa hanno cominciato a versare contributi negli appositi fondi, gestiti dallo stato ovviamente e che avrebbero comportato pensioni non da vera e propria fame, come finora, ha da subito elevato a 65 anni questo limite. I sessantenni sono rimasti fregati di brutto senza tante storie. La spiegazione fondamentale è stata che la Cina altro non faceva che adeguarsi agli standard internazionali e che se si fosse troppo staccata da questi ne andava della sua competitività nel mercato internazionale. Insomma un bel scalino pensionistico di 5 anni in Cina non si nega a nessuno.

Di esempi di questo tipo ce ne sono spesso. Ii cinesi al riguardo brontolano non poco ma sono anche ben abituati ad accettare queste vessazioni, anche perché non si può fare altrimenti e poi avanti a rimboccarsi le maniche.
Ci sono comunque alcune caratteristiche e punti di debolezza dei cinesi e della loro economia che non rendono del tutto tranquillo il futuro di questo straordinario paese. Vediamone alcuni:

Le libertà in Cina

In questo momento in Cina si constata che, a parte le molto localizzate proteste quotidiane dei cinesi, che reclamano qua e là più soldi soprattutto, di sommosse gravi e generalizzate, che mettono in discussione il potere non ce ne sono. L’isolamento culturale a cui sono sottoposti i cinesi, attraverso un rigido controllo dei media e dell’informazione, non lascia che intuire alla stragrande maggioranza di questo popolo che si potrebbe vivere in un mondo diverso, anche se molto più incasinato. In merito è difficile dire se ciò sarebbe un bene per la Cina. I dirigenti cinesi sono convinti che la Cina abbia bisogno della propria unità, per poter diventare la nazione numero 1. Per assicurare ciò vi è in Cina il più stretto controllo della mobilità e attività delle persone, specie straniere, che si possa immaginare. Il sistema ti segue a ogni passo e in ogni attività. Un attivista straniero clandestino non ha alcuna possibilità di nascondersi e o di fare qualcosa. Qui o si viene a lavorare o è meglio starne fuori. I turisti in questi discorsi non c’entrano ovviamente, Anche perché, tanto per cambiare, questi portano il lavoro e i soldi che ai cinesi piacciono tantissimo.

Qui ci si deve porre una semplice domanda: Ma la Cina avrebbe potuto avere un tale imponente, rapido e incredibile sviluppo economico con un sistema democratico, diciamo pure così, come quelli in occidente? Certamente no. Quindi, come volgiamo giudicare la dirigenza cinese? La risposta è libera.

Il risparmio privato cinese

I cinesi sono grandi risparmiatori ma un po’ troppo. Le generazioni vecchie ma anche quelle al disotto della mezza età non sono abituate a spendere per beni di cui se ne può fare a meno. L’attitudine virtuosa al risparmio li ha resi refrattari alle sollecitazioni del consumismo.

Diverso il discorso per i giovani. Non sarà quindi facile aumentare i consumi interni per ordine del governo e questo renderà lungo il processo che ha visto noi occidentali, americani ampiamente in testa su tutti, diventare tanto bravi nel ruolo di consumatori, spesso di cose poco utili, se non del tutto inutili o dannose per un sano progredire civile delle nostre società.

Questo farà sì che il sistema industriale cinese dovrà per molti anni ancora contare sull’aumento dell’export per assicurare il proprio sviluppo. Ricordo che il valore dell’export cinese è pari al 34% circa del proprio PIL ed è in costante notevole aumento annuo, molto più del proprio del PIL. Per chi non lo sapesse il PIL cinese è cresciuto nel 2010 del 11% circa, mentre l’export del 35%. Incredibile ma è così. Quanto questo sia presagio di ulteriori sventure per l’economia reale del nostro occidente non ci vuole molto a immaginarlo. Però dovrebbe essere altrettanto chiaro che così non si può andare avanti. Ma ve lo immaginate un mondo dove gli occidentali stanno a cercare di capire cosa loro succede o a giocare al casinò della finanza globalizzata, mentre i cinesi lavorano a più non posso per accumulare crediti verso debitori sempre più insolventi?

Qualcosa non quadra e prima o poi dovrà concretizzarsi quanto i governanti cinesi veramente temono, ovvero che la crisi a cavallo del 2008-2009 si ripresenti ancora una volta ma ben più acuta e questa volta senza la valvola di sfogo che ha consentito alla Cina di superare il momento senza tanti danni alla propria economia, anzi per il momento uscendone più forte di prima.

La bolla immobiliare cinese

L’immobiliare poi in Cina è a dir poco in enorme iperbolla da tempo. Le città fantasma e gli enormi quartieri e grattacieli vuoti, di cui ormai si sa anche in occidente ma senza comprenderne la dimensione, si contano ovunque, al punto che si può tranquillamente dire che in Cina ci sono almeno 2-3 anni di fabbisogno di case già costruito che per di più non possono trovare un compratore perché troppo care per le tasche di un normale salariato. Non basta, l’industria edilizia è talmente imponente che non è possibile fermarla come si dovrebbe perché creerebbe un calo dei livelli occupazionali elevatissimo.


Che fare? Il dibattito in Cina sull’argomento è vivacissimo.
Si arriva a dire che, anche se tutti sanno qual è la situazione, è bene che le banche continuino a sostenere questo settore, per evitare questa temuta/certa caduta dell’occupazione e soprattutto dei prezzi degli immobili già costruiti. Un’alternativa sarebbe il dover addirittura svalutare (sic!) il RMB/CNY per aumentare ancora l’export, che rimarrebbe l’unica ancora di salvezza per la crescita economica della Cina.

Se poi facciamo un’analisi anche della situazione del normale deperimento degli immobili in Cina, si può dire che proprio in questo sta uno dei veri punti deboli del sistema. La qualità, nel senso di robustezza/durata delle finiture è talmente di basso livello che, unita alla scarsa cura che i cinesi hanno anche dei propri beni, si può prevedere che, dopo 30 anni al massimo, tutto ciò che viene oggi costruito sarà da rifare. A dire il vero già oggi è così. Gli immobili di 30 anni fa sono tutti da demolire, tranne le poche eccezioni. Lo stesso sarà per quelli che man mano vengono e verranno costruiti.

La situazione dell’occupazione in Cina

Nonostante l’esercito degli aspiranti nuovi operai sia ancora imponente, specie nelle province povere dell’interno e tale da far pensare che questa disponibilità enorme, pari ad alcune centinaia di milioni, manterrà bassi i salari di questa categoria ancora per molto tempo, in parecchie aree sviluppate sta accadendo un fenomeno prima mai visto in Cina. La manodopera operaia scarseggia nelle città importanti e nelle province più sviluppate. Reperire operai è diventato più difficile, rispetto non molto tempo fa. I giovani che hanno studiato non vogliono fare l’operaio a basso salario ma ambiscono a qualcosa di più. La logica conseguenza, in un paese dove tutti mercanteggiano, è la rapida crescita del costo del lavoro, fenomeno che sta facendo lievitare i prezzi dei prodotti in alcune aree in modo significativo e che sta preoccupando gli esportatori che si vedono ridotti i loro usuali margini. Quando in Cina partono certi fenomeni la velocità aumenta sempre più. Per ottenere miglioramenti salariali i cinesi cambiano lavoro ad ogni occasione. Andando avanti così in pochi anni la supercompetitività del sistema industriale cinese rischia forte ma, come già si parla, al momento giusto il governo cinese non si farà problemi ad attuare una bella svalutazione del RMB.

Già, dalle loro parti si ritiene che ci vuole una valuta debole per progredire economicamente e poi i dirigenti cinesi sanno che in occidente, a parte alcuni brontolamenti, non avranno opposizioni sufficientemente attrezzate per contrastarli. Anzi sanno che di loro alleati in occidente ce n’è un bel numero e molto potenti. Basta che a questi sia garantita la continuazione della festa al casinò della finanza e che la Cina continui a comprare la nostra carta sempre più straccia.

Conclusioni

La Cina vista così dovrebbe essere fonte di forti preoccupazioni per noi occidentali. Invece a tutto si pensa fuorché a capire quale potentissimo competitor economico abbiamo davanti.
Insomma un bel casino da governare, che si contrappone e si affianca al casinò della finanza occidentale.
Per il momento aspettiamo la deflagrante esplosione di tutte le contraddizioni e squilibri dell’attuale economia globalizzate, in costante incremento. Ma si potrebbe fare qualcosa?
La ricetta che potrebbe andare bene a tutti non esiste. Gli interessi dell’economia reale e della finanza sono sempre più in antagonismo ormai.
Ad ogni modo:

• finchè i cinesi, ovvero i governanti cinesi, sono disposti ad accettare carta in cambio di beni reali, sottoponendo i lavoratori cinesi a ritmi di lavoro forsennati, da noi definiti massacranti,
• finchè gli stampatori di carta o meglio di clic sui terminali delle istituzioni finanziarie occidentali riescono a convincere gli altri che per ancora un po’ si può andare avanti così o che altrimenti sarebbe peggio, si resta in attesa di cosa succederà da un certo momento in poi. Momento che nessuno sa ancora quando ci sarà ma che sarà un brutto risveglio per tantissimi, tranne quelli che ci hanno portato a questa situazione che cascheranno in piedi, come sempre.

GAOLIN

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