L’altra faccia del G20: visto dalla Cina

GUEST POST: quando i cinesi vedono le cose secondo un loro punto di vista. L’Occidente si deve aggiustare e non accetta il compromesso dell’EFSF:
Nei giorni del recente G20 ero in CINA, dove le notizie in merito erano piuttosto scarne e trattate più o meno alla pari di tanti altri accadimenti di quei giorni.
L’obiettivo che però era immensamente importante per la Cina è stato raggiunto alla grande. Ma, come di solito fanno i cinesi, di questo ennesimo trionfo non se ne sono vantati proprio, anzi meno se ne parla meglio è per cui anch’io non dico ancora quale è stato, anche se sarà chiaro nel seguito del post.
La Cina nei casini del nostro casinò finanziario non ci vuole proprio entrare, tantomeno su richiesta pressante di altri e pensa, giustamente dal suo punto di vista, che l’occidente se la deve sbrigare da solo. Quindi, chi si era illuso che qualche alchimia, tipo EFSF, potesse solleticare i cinesi a regalarci qualche soldo, si sbagliava di grosso.
La Cina considera l’occidente sviluppato un importante partner economico, ancora essenziale al suo sviluppo ma che deve continuare a essere docile, tale da non contrastare la sua politica di appropriazione del mercato e del know-how altrui, occidentale in particolare. Per raggiungere questo scopo la Cina ha adottato la politica della gestione del tasso di cambio al valore che ritiene confacente a ciò, che poi si traduce nel mantenere l’enorme vantaggio competitivo che il suo sistema industriale-manifatturiero oggi ancora ha nei mercati internazionali, dove poi non ci devono essere ostacoli che limitino la crescita annuale a 2 cifre del suo export.
Non c’è male vero? Dal 2005 al 2011 l’export cinese, quasi tutto manifatturiero, è quasi triplicato. Lascio ai lettori intuire/comprendere il valore di questo export sugli scaffali degli opulenti megastore occidentali. Chissà quanti lo sanno e chissà quanti si chiedono il perché. E poi, chissà quanti ne comprendono le cause e, soprattutto, quanti comprendono le dinamiche micidiali di questo trend?
Risposta: Partendo da pochi, a ogni chissà, molti di meno. Al terzo chissà, solo quattro gatti
Cosa si è detto in Cina di questo G20
Comunque, tornando a punti del comunicato finale emesso al termine del G20 in particolare ai numeri 3 e 9 sotto riportati, in Cina la si è raccontata in questo modo:
Punto 9.
We affirm our commitment to move more rapidly toward more market-determined exchange rate systems and enhance exchange rate flexibility to reflect underlying economic fundamentals, avoid persistent exchange rate misalignments and refrain from competitive devaluation of currencies. We are determined to act on our commitments to exchange rate reform articulated in our Action plan for Growth and Jobs to address short term vulnerabilities and restoring financial stability and strengthen the medium-term foundations for growth. Our actions will help address the challenges created by developments in global liquidity and capital flows volatility, thus facilitating further progress on exchange rate reforms and reducing excessive accumulation of reserves.
In Cina si dice che il CNY (Yuan Cinese) dal 2005 ad oggi si è apprezzata del 30% circa rispetto al dollaro. Questo incremento viene considerato equo e ragionevole. Come dire che la Cina ha già fatto tanto e va bene così. Si dimenticano che invece rispetto all’EUR, a parte questi ultimi periodi non c’è stato praticamente alcun apprezzamento negli anni scorsi. Oggi, causa la debolezza dell’EUR l’apprezzamento è stato del 20% circa, rispetto al 2005. In Cina si ribadisce in ogni dove che un rapido apprezzamento farebbe molti danni all’export cinese e, citando fonti straniere di solito del mondo della finanza, si dice che ciò non è la soluzione per il problema del ribilanciamento dell’economia mondiale.
Queste candide affermazioni girano su tutti i media cinesi e su di esse gli imprenditori locali fanno assoluto affidamento. Tanto è vero che tutti si propongono di impegnarsi ancora oggi e sempre di più per incrementare l’export delle proprie aziende.
Di mettere in discussione gli accordi del WTO, nel caso delle nazioni che applicano il dumping valutario non si è fatto accenno proprio nel comunicato finale del G20 e questa è la vera vittoria della CINA.
La libera circolazione delle merci fa sì che il mondo nel suo complesso incrementi il PIL globale. A vantaggio o svantaggio di chi poco importa purchè sia a vantaggio della Cina. Perché, altrimenti, altro che barriere e dazi.
Risultato:
La CINA continuerà ad avere uno strenorme surplus nella bilancia commerciale, in incremento costante. Gli USA continueranno ad avere uno straenorme deficit commerciale, in incremento costante se il resto del mondo continua a fargli credito. L’ITALIA continuerà ad avere il maggiore deficit commerciale fra i paesi della UE, in incremento. Però i ristoranti sono pieni si dice, mentre i nostri vacanzieri potranno ancora andare in giro per il mondo con il loro prezioso Euro in tasca, che fa credere loro di essere ancora ricchi.
Punto 3. Today, we reaffirm our commitment to work together and we have taken decisions to reinvigorate economic growth, create jobs, ensure financial stability, promote social inclusion and make globalization serve the needs of the people.
Su questo punto i cinesi sono più che d’accordo. Ci mancherebbe, visto come vanno le cose. Ma i popoli occidentali hanno la stessa visione? Visto come vanno le cose per i molti credo di no.
Se poi questi molti sapessero come veramente vanno le cose con i cinesi allora si indignerebbero.
APPENDICE
E allora cercherò di spiegare ai lettori di I&M, con un’appendice ovvero un esempio, come avverrà la delocalizzazione produttiva in Cina in un settore merceologico dove questa non è ancora incominciata. Trattasi del settore delle attrezzature per la movimentazione degli anziani, dei disabili, per la riabilitazione di chi ha malformazioni o subito traumi agli arti e in generale per la fisioterapia. Per chi volesse comprendere meglio il settore può visionare il sito: http://www.crexpo.com.cn/english/ .
Trattasi di un settore merceologico che nei paesi occidentali, Europa e USA ha avuto grande sviluppo, specie negli ultimi 20 anni, per ragioni che tutti conoscono. Trattasi di un settore industriale abbastanza florido in occidente, dove prodotti Made in China ancora non se ne vedono.
In CINA purtroppo la situazione dell’assistenza all’anziano o disabile è tutt’ora molto carente. Fino lo scorso anno lo stato cinese praticamente non dedicava alcuna risorsa statale per questo tipo di assistenza e quindi l’industria del settore in Cina praticamente non esiste ancora a livello di ausili avanzati. Quello che esiste in Cina e ha già quasi monopolizzato il mercato mondiale è quello dei mezzi per il movimento autonomo, quali sedie con ruote (wheel chair) con spinta manuale o elettrica. Se andiamo nelle attrezzature molto particolari, con pregevoli soluzioni tecniche d’avanguardia, o per particolari impieghi fisioterapeutici in Cina non c’è nulla, ancora. Il know how specifico, frutto di decine d’anni di esperienze degli operatori del settore, è ancora tutto allocato in occidente e, senza quello, sviluppare velocemente questo settore in Cina non sarebbe possibile.
Comunque fino a che lo stato non metteva a disposizione i soldi che servono, ovvero fin che non si creava il mercato, in Cina non valeva la pena investire. Ma se lo stato cinese decide di avviare una politica di sostegno agli anziani che prevede di assegnare ai bisognosi attrezzature più o meno sofisticate per migliorare o alleviare la loro condizione ecco che nasce la necessità di reperire questi strumenti.
Questo è quanto è stato stabilito dal governo centrale cinese nel prossimo piano quinquennale che parte nel 2012. Visto come si sta evolvendo la ricchezza economica in Cina e soprattutto l’incombente problema dell’invecchiamento della sua popolazione il governo cinese ha decisamente dato avvio a una politica che prevede forti investimenti nei prossimi anni per la cura degli anziani e disabili che finora erano stati del tutto trascurati. Il piano prevede stanziamenti di notevoli fondi, in progressivo incremento. In Cina queste decisioni vengono applicate in modo sicuro e in tempi certi
E allora che si fa in Cina?
— Si comincia per tempo, ovvero con qualche anno di anticipo, su spinta del governo a organizzare fiere, dove si invitano gli stranieri ad esporre i loro prodotti.
— I cinesi visitano queste fiere e velocemente cominciano a comprendere questo mercato e soprattutto le potenzialità di business.
— Subito partono le costituzioni di aziende cinesi che intendono commercializzare i prodotti delle aziende estere presenti alle fiere. La possibilità per un’azienda estere di vendere direttamente è praticamente impossibile.
— I prezzi dei prodotti esteri occidentali diventano, causa il cambio, in Cina enormemente alti e proibitivi, per la maggior parte dei cinesi e anche per le strutture statali che intendono fornirsene. Ma inizialmente non importa, di cinesi facoltosi o di incredibilmente ricchi ormai ce ne sono un sacco e anche lo stato è disposto a spendere in questa fase, approvvigionandosi all’estero.
Cosa accade poi?
— Imprenditori cinesi, che vedono questi prodotti, subito pensano di copiarli e immetterli sul loro mercato a prezzi enormemente più bassi di quelli esteri. Normalmente ormai alcuni sono anche ben fatti e spesso si confondono con gli originali. Visto che si sa come ormai come vanno queste cose, le stesse ditte occidentali si prestano a trasferire il proprio know how per diventare poi distributori in occidente dei prodotto Made in China. Se poi una ditta occidentale si trova un po’ in difficoltà non ci pensa tanto su a seguire la strada della delocalizzazione.
Ormai è quasi fatta. Il mercato interno, se sostenuto dall’interesse dei consumatori o dallo Stato, come in questo caso, cresce subito e subito si sviluppano anche i prodotti Made in China, che immediatamente dopo cominciano a fare capolino anche dalle nostra parti.
Un processo del genere dura, a seconda dei prodotti da fabbricare, normalmente 2-3-4 anni. Poi la Cina diventa quasi del tutto autonoma per i suoi bisogni e, soprattutto, diventa un concorrente nel mercato globale in grado di conquistarne una gran parte. Per i bravi occidentali restano le nichhie e la gioia di aver contribuito al miglioramento della condizione economica del popolo cinese e del suo export che, come effetto collaterale, provoca una benefica riduzione dei prezzi a vantaggio dei nostri consumatori.
Peccato che in questo modo sparisce il lavoro vero in occidente, che si trasferisce in Cina.
E’ veramente incredibile che per la nazione Cina sia così facile mantenere l’equazione:
(1 posto di lavoro in più in CINA) – (1 posto di lavoro in meno dalle altre parti) = 0
In fondo basta usare l’arma letale del tasso di cambio, assurdamente favorevole al sistema manifatturiero cinese. Gli astuti, capaci dirigenti e governanti cinesi ne conoscono bene la potenza micidiale mentre i nostri in occidente no, non lo comprendono. Sono troppo presi da altre faccende o immersi e sommersi nelle loro beghe. Sono in questo momento uno contro l’altro armati per difendere gli interessi delle oligarchie che li foraggiano o li plagiano.
Nel contempo il declino industriale dell’occidente procede inesorabile e tutto sommato in modo silenzioso, anzi quasi nell’indifferenza, presi come siamo dai casini del nostro casinò finanziario. Proprio così. Il rifiuto che gli occidentali hanno di voler comprendere cos’è questa ormai GRANDE CINA è un errore fatale, che cambierà a favore di questa la storia del mondo, sotto i nostri occhi, senza che ne capiamo il perché.
Comunque coraggio lo stesso e Tirem Innanz, disse qualcuno.
GAOLIN
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DT
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