Credit Default Swap (CDS): cosa sono e come funzionano
GUEST POST: di tutto e di più su questo derivato che non è obbligatoriamente un elemento negato dei mercati finanziari.
In questo articolo proveremo a spiegare, in maniera semplice, che cos’è il Credit Default Swap ovvero il CDS, termine balzato alla cronaca e che oramai vediamo sempre più spesso sui quotidiani (spesso in maniera inappropriata).
L’intento è di far comprendere anche al Sig. Rossi, che non si intende di finanza, cosa sia questo strumento finanziario, visto che, nel prossimo futuro, prevediamo se ne parlerà ancora molto e, forse, non solo sulle pagine interne dei giornali finanziari, ma anche nelle prime pagine, in particolar modo in Italia (approfondiremo in prossimi post).
Per questo motivo, introdurremo delle semplificazioni, di cui ci scusiamo anticipatamente con gli operatori finanziari più esperti e con gli emittenti e operatori del mercato.
Anticipiamo subito che il CDS non è uno strumento speculativo (almeno non è nato con questo intento) ma uno strumento finanziario (in particolare di un derivato creditizio, più precisamente un particolar tipo di swap) che serve per proteggersi dal rischio che si verifichi una determinata condizione (generalmente il fallimento di una società o Stato).
Costituisce uno dei più potenti e diffusi strumenti creditizi derivati al mondo.
Per la cronaca, è nato nei primi anni ’90 e il primo CDS fu introdotto da una nota banca d’affari: J.P. Morgan.
Per spiegare in maniera chiara di cosa si tratta partiamo da un semplice esempio.
Il Sig. Rossi decide di proteggere la sua nuova automobile, da una determinata condizione, incendio e/o furto, e per questo decide di sottoscrivere una polizza con una compagnia assicurativa.
In questo modo, al verificarsi di tali remote evenienze, riceverà in cambio un determinato capitale, che gli servirà, in parte o totalmente, per acquistare una nuova automobile.
Ovviamente per proteggersi da tale rischio, dovrà versare un premio alla controparte, la compagnia assicurativa, per tutta la durata del contratto.
Rapportando ora l’esempio appena fatto al nostro strumento creditizio, il Sig. Rossi non è altro che l’investitore che ha sottoscritto il contratto di CDS, ovvero la polizza assicurativa, con l’emittente del CDS, ovvero la compagnia assicurativa.
Ma perché il nostro investitore dovrebbe sottoscrivere un contratto di CDS?
Semplice. Siccome ha comprato obbligazioni/titoli di Stato della società/Stato X, vuole proteggersi da un particolare evento creditizio che potrebbe succedere (l’incendio o furto dell’esempio) e che rischia di danneggiare in maniera irreparabile il suo capitale (l’automobile del sig. Rossi). Si tratta generalmente del fallimento della società/Stato o altri eventi creditizi (ad esempio il downgrade da parte di una società di rating).
Avendo sottoscritto il CDS, dovrà ovviamente, allo stesso modo del Sig. Rossi, pagare un premio alla controparte, emittente del CDS, per tutta la durata del contratto (visto che la società emittente del CDS si è assunta il rischio che l’investitore non vuole assumersi).
Ritornando all’esempio del Sig. Rossi, può succedere che decida di voler cambiare auto. A questo punto non ha più bisogno dell’assicurazione, siccome non ha più l’interesse a coprirsi dagli eventi considerati, visto che presto diventerà proprietario di una nuova auto.
Ma allora cosa fare della polizza assicurativa sottoscritta?
Facile! La cede al nuovo proprietario a cui ha rivenduto l’auto, dietro un compenso a parziale copertura dei premi pagati (sì, con le auto funziona diversamente, ma per continuare il nostro discorso fate finta che sia così 😉 ). Difatti, perché dovrebbe continuare a pagare il premio alla compagnia?
Allo stesso modo, l’investitore, quando deciderà di vendere le obbligazioni/titoli di Stato della società/Stato X, non avrà più bisogno della polizza assicurativa, ovvero del contratto CDS che ha sottoscritto (se non ancora scaduto).
Per questo decide di rivenderlo sul mercato, rientrando così in parte del premio pagato all’emittente e non dovendo più versare i premi residui fino alla scadenza del contratto.
Per tale motivo i CDS vengono sono quotati, ovvero prezzati, sui mercati finanziari anche se solo OTC, fino alla naturale scadenza prevista dal contratto.
Assumono quindi, in base all’esito degli scambi tra venditore e compratore, un determinato prezzo, che si chiama spread, espresso in punti base (ad esempio 100).
I mercati finanziari su cui, di solito, vengono quotati, non sono regolamentati, ovvero Over The Counter (OTC), resi liquidi da un determinato numero di operatori finanziari (generalmente banche d’affari).
Altro aspetto importante da considerare è che il prezzo del CDS, pur dipendendo dal comportamento del sottostante, non vi è in alcun modo direttamente legato (questa relazione di chiama reference).
Vi sento già reclamare:
“Ma che caspita vuol dire… e io, che fino ad adesso, avevo capito quasi tutto!”
Avete perfettamente ragione!
Proviamo a spiegarlo con l’esempio dell’auto del Sig. Rossi.
Immaginate che l’auto sia nuova fiammante, di grossa cilindrata e con una lunga lista di dotazioni aggiuntive che, di fatto, hanno aumentato il suo prezzo d’acquisto.
E’ ovvio che la compagnia assicuratrice, al momento della richiesta di preventivo del Sig. Rossi, quando richiederà informazioni sulla sua auto, per l’emissione del contratto e relativo premio (canone da pagare), si troverà costretta ad offrire un prezzo più alto rispetto al caso in cui avesse acquistato un’auto usata, con minore cilindrata e senza accessori.
Allo stesso modo l’investitore che decide di sottoscrivere un nuovo CDS riguardante una società/Stato che ha, rispettivamente, un pessimo bilancio annuale o qualche problema di debito pubblico, sarà costretto a pagare un premio più alto.
Non solo, ma lo stesso valore del contratto CDS, una volta quotato sul mercato, sarà più alto (in termini di punti base).
Infine, ritornando all’esempio del Sig. Rossi, è ovvio che l’automobile, invecchiando, sarà di minor valore… e quindi il premio richiesto dalla compagnia, al momento del rinnovo contrattuale dell’anno successivo, potrebbe subire una diminuzione.
In maniera simile il CDS, essendo quotato sul mercato, è sensibile a tutte le notizie che riguardano il sottostante (la Società/Stato X), come, ad esempio, un aumento di capitale o la difficile collocazione sul mercato di una nuova emissione di titoli di Stato. In particolare, in questi due casi, subirebbe quasi sicuramente un aumento di prezzo.
Ecco quindi spiegata la dipendenza dal sottostante.
Rimane da chiarire l’aspetto del “…non vi è in alcun modo legato”.
Semplice. Se la quotazione sul mercato dell’auto del Sig. Rossi, durante la durata del contratto (per esempio un anno), scende di prezzo, il costo dell’assicurazione non scende, visto che è stato deciso al momento della sottoscrizione!
Allo stesso modo se l’obbligazione comprata dal nostro investitore, scende di prezzo sul mercato… il valore del CDS non è detto che scenda, visto che non è in alcun modo legato alla sua quotazione!
Chi stabilisce le varie tipologie di CDS (ce ne sono tante) e cosa ci sia scritto nel contratto è l’International Swaps & Derivatives Association (ISDA), che svolge, un compito simile a quello svolto dal nostro Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (ISVAP) sulle tipologie di contratti assicurativi, tra i quali quello sottoscritto dal nostro Sig. Rossi.
Tutto chiaro?
Nella prossima parte analizzeremo un esempio concreto.
Lampo
P.S.
Colgo l’occasione per ringraziare DT per la sua disponibilità nella revisione dell’articolo e per il suo supporto per i prossimi post di approfondimento sull’argomento.
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