Lotta all’Evasione: operazione “Fumo negli occhi”

2 Febbraio 2012 15:30

Credo che tutti abbiate avuto modo di vedere l’intervento della Guardia di Finanza in quel di Cortina. L’ennesima occasione sfruttata dal circo mediatico per gonfiare a dismisura la notizia, senza però avere, alla fine della fiera, numeri ufficiali.
Leggete il seguente articolo che parla appunto di questa controversa vicenda:

Gli abitanti della regina delle Alpi non hanno digerito il fatto che non siano stati diffusi i risultati delle verifiche. Andrea Franceschi, sindaco di Cortina, ha dato la voce al malcontento dei cittadini che, con fermezza, hanno detto no a una cittadina descritta da alcuni come una sorta di «neo Gomorra».
Il nome di Attilio Befera, l’«uomo» dell’Agenzia delle entrate, non viene mai pronunciato dal sindaco ma è a lui – implicitamente – che si è rivolto dicendo «e i dati sull’evasione che tanto ci erano stati promessi anche in televisione dove sono? Quand’è che li avremo? Solo con quelli potremo fare chiarezza».
Già perchè l’operazione mediatica «fatta con due casi limite» per Franceschi «non può essere analizzata e da noi messa in discussione se non si ha il quadro completo della situazione». «Poco m’importa», ha aggiunto il sindaco, «se dopo Cortina i controlli fioriscono ovunque, da noi li facevano già e ci stava bene che ci fossero, ciò che non riusciamo a digerire è che su di noi è stata scatenata una bufera mediatica su pochi numeri di cui abbiamo chiesto conto». Così, mentre i blitz continuano inesorabili, Cortina d’Ampezzo rimane in attesa delle sue ragioni, convinta di essere stata utilizzata come «cavia».
Nella speranza che l’Agenzia delle entrate fornisca i dati al più presto, Stefano Billing, presidente del Consorzio Cortina Turismo, ha fornito una lettura di alcuni casi. «L’evasione di imposte su 1,6 milioni di euro di merce di un commerciante è risultata un errore che nella stampa internazionale si è tradotta in evasione totale quando, in realtà, era tutto regolare; le carte sfuggite all’Agenzia delle entrate erano dal commercialista». «È facile dire che il giorno del blitz sono stati emessi più scontrini rispetto all’anno passato. Peccato che il 30 dicembre 2011, giorno dell’indagine, fosse venerdì e Cortina fosse piena, mentre lo stesso giorno del 2010 era giovedì… tutt’altra cosa».
«A fronte di ciò», ha concluso Illing, «mi sarei aspettato delle correzioni, delle rettifiche invece se prima nei confronti di Cortina c’è stato un atto colposo ora, senza la minima chiarezza, siamo a quello doloso. Siamo amareggiati perchè siamo stati additati come città per ricchi e di evasori senza che sia stata mostrata una sola prova di ciò. C’è stata una flessione degli ospiti mentre noi continuiamo a rispettare l’Agenzia delle entrate perchè è dello Stato e noi lo Stato lo rispettiamo». (Lettera 43

Questa vicenda ha scosso e mosso l’interesse un po’ di tutti i contribuenti, che hanno gridato allo scandalo sulla vicenda, etichettando tutti i negozianti di qualsiasi attività, in qualsiasi posto, come potenziali se non certi evasori.
L’amico Ottofranz mi propone un suo commento sulla vicenda, commento che pubblico molto volentieri. Il riferimento è all’articolo sopra citato.

Questo è quello che succede davvero e che non viene detto. Operazioni di make up, ad uso e consumo delle genti per potere gattopardianamente affermare che qualcosa sta cambiando.
Dosi di morfina alle masse . Ed ogni volta a categorie diverse con la solita politica del divide et impera. Per carità di certo esistono evasioni di tutti i tipi , compreso quella del lavoro nero, ma non sono assolutamente convinto che il fenomeno abbia l’ampiezza che si vorrebbe far credere,. Si pensi solo a tutte le transazioni che ormai vengono fatte con bancomat e carte di credito. E’ folle credere che non venga emesso scontrino a fronte di un pagamento elettronico. Quindi occorrerebbe non emettere scontrini solo a fronte di pagamento contante gestendo in parallelo un magazzino con acquisti in nero. Impensabile ! Specialmente alla luce di costi /rischi/benefici. Quindi è del tutto evidente che qui si getta fumo negli occhi al volgo.
Che poi esista il furbetto, che all’atto pratico è tutto meno che furbetto, fra l’altro, ne sono assolutamente convinto. Anche per il lavoro nero…oggi con “la chiamata” si può operare nella piena legalità senza rischi,quindi ben vengano i controlli e le repressioni anche durissime contro chi persevera. Ma sono piuttosto convinto che ormai siano eccezioni.
Nel piccolo commercio poi, oggi la realtà è che si arriva al paradosso dell’evasione al contrario. Cioè si dichiarano redditi inesistenti, gonfiando magazzini che esistono solo sulla carta ,in funzione del fatto che saldi e vendite a stock, non possono che produrre perdite.
Perdite che però vengono occultate, in quanto richiamerebbero due fameliche iene che si vuole evitare che entrino nel recinto. Il Fisco che quando arriva sanziona “a prescindere” con rigidità ottusa e vessatoria pari a quella che veniva applicata ai diportisti intorno all’Isola del Giglio, rigidità che però ignorava bellamente gli Schettino e le Concordia.
L’altra iena che si vuole evitare sono le Banche, che a fronte di bilanci in perdita imporrebbero immediato rientro dai fidi, chiedendo una liquidità che non esiste e soprattuttto non recuperabile , neanche vendendo eventuali gioielli di famiglia che in questo momento nessuno è disposto a comprare.
Sarebbe bene cercare anche di capire se il Commerciante possa o non possa guadagnare.
Perchè da quello che vedo sembrerebbe che la finalità sua dovrebbe essere quella solo di distributore di merce. Fornitore di servizi. Ma solo a “Saldo” sacrificando i guadagni, anzi, magari evitando proprio di guadagnare sulla pelle del consumatore, lavorando anche la domenica e perchè no, anche di notte, cosa che determinerebbe assunzioni di nuovi operatori per poter avere più turni.
Perfetto !
Peccato che i consumi diminuiscano, che i fatturati in diminuzione sarebbero spalmati sulle 24 ore dei 365 giorni l’anno,e che le vendite in saldo produrrebbero perdite. ( a meno che non siano fasulle, ma allora qui bisognerebbe ampliare il discorso)


Proviamo a veder quali sono le categorie che sono disposte a lavorare rischiando e perdendo?
Sarebbe bene si cominciasse davvero ad analizzare la deriva del continente Commercio. Persino i suoi Sindacati sono a discutere del sesso degli angeli. E quando ci sarà il botto si sentirà lontano. Già oggi un’altissima percentuale del mercato è diventata appannaggio di multinazionali che delocalizzano, e certamente non portano crescita al sistema Paese.
Sempre più stiamo diventando terra di saccheggio e si è ormai interrotto il ciclo produzione/ consumo che proprio il piccolo commercio alimentava utilizzando risorse e forza lavoro del territorio e distribuiva su di esso i frutti sotto forma di valore aggiunto, producendo ricchezza.
Non aver difeso questo meccanismo sano ,avrà effetti devastanti.


Senza andare a vedere tutti gli altri tributi che sono sempre arrivati per questi canali, si pensi solo alle entrate di IVA che rallenteranno in modo vistoso.
Inoltre quando tutti questi piccoli Commercianti riusciranno a venirne fuori in un modo o nell’altro,chiudendo finalmente la loro attività,(si pensi che oggi chiudere un piccolo negozio di abbigliamento o similare con due addetti costa tra i 100 e i 150 mila euro) sarà bene pensare di capire come e chi li manterrà in vita e dove andranno a lavorare tutte quelle persone che in quel settore trovavano impiego.
Mi chiedo chi , come e quando ,qualcuno avrà la capacità di guardare al problema con occhi adeguati. Ma in ogni caso sarà già troppo tardi. La politica di liberalizzazioni che viene sbandierata in questo caso ha prodotto danni incalcolabili ed è stata la vera causa del collasso in cui oggi affoga il piccolo Commercio.
I piani commerciali che i Comuni adottavano contingentando le licenze avevano lo scopo di gestire la distribuzione sul territorio permettendo che venissero forniti servizi in modo equilibrato , e mantenendo sempre corretta proporzione fra domanda e offerta.


La liberalizzazione delle licenze , volta a favorire la speculazione sia edilizia che commerciale da parte di grandi attori ,ha dato il via al meccanismo perverso dello sconvolgimento di questo equilibrio che oltre a portare ad una massificazione del mercato ed a una corsa alle quantità ,ha decretato la fine di tutti quei negozi multibrand in cui si poteva trovare un titolare, che mettendo a frutto la propria professionalità, sceglieva il meglio da ogni Azienda e lo proponeva alla sua Clientela.


Se ci fate caso oggi sta cominciando a diventare un problema comprare una semplice giacca blu. O la si compra dozzinale in un centro commerciale, o la si trova dal negozio blasonato facendo un mutuo. Finito il mondo di mezzo che forniva il range di scelta migliore.
Infine , vorrei far notare come le licenze che venivano acquistate con fior di soldoni, remuneravano quella che si poteva considerare a tutti gli effetti una “liquidazione da fine rapporto di lavoro”. Oggi a causa di queste liberalizzazioni, questa funzione sociale ha ridotto a poco più di zero il valore residuo di un’attività.
Sarebbe interessante vedere cosa succederebbe dicendo ad un operaio , o comunque a un lavoratore dipendente ,che di colpo la sua liquidazione non esiste più…

Ottofranz

PS: vi consiglio anche di leggere l’eccellente post Lotta all’evasione fiscale: il fenomeno Cina in Italia che va a completare in modo ideale l’interessante analisi di Ottofranz appena pubblicata.

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DT

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