DUBBI AMLETICI: tra debt deflation e fiscal policy
Non fatevi illudere dalla pacata euforia che sta aleggiando sui mercati. In realtà è tutto frutto di una fase confusionale profonda. Siamo in una fase dove gli operatori stanno cercando di capire cosa diavolo sta capitando. E se credete che tutto sia semplice o che addirittura sia già stato scritto, vi sbagliate. Unica certezza, che ho già ripetuto mille volte e che vi ridico ancora, è che iI momento paradisiaco del mercato, quello di un VIX staticamente in area 10, è finito.
La giornata di ieri è emblematica. In USA viene comunicato il dato (molto atteso) sul tasso inflazione. Dato maggiore delle attese. E subito scatta il panico in quanto è stato subito visto come la conferma di un’accelerata nelle strette monetarie della FED. Ovvia conseguenza, T-bond subito in indebolimento con rendimenti in salita.
Grafico rendimento T-Note 10yr TNX via TradingView
Ma ecco che poi il mercato cambia idea. Esce il dato sui consumi e puff, si capisce che in fondo in fondo il mercato non sembra così surriscaldato. Anche perché poi un dato che io considero da sempre fondamentale per la valutazione del tasso inflazione, ovvero i SALARI, stanno addirittura scendendo dello 0.2%. E allora dalle stalle alle stelle con listini (soprattutto in Europa) che chiudono quasi euforici.
Quest’ultimo dato, però, deve porci delle domande importanti. Come è possibile che in un ambiente di piena occupazione i salari siano addirittura in discesa? Ok, sappiamo tutti quanto siano relativi i dati sull’occupazione, soprattutto USA. Intanto però è evidente che il dato è secondo me molto discutibile e ci lascia un messaggio molto importante. L’inflazione USA starà anche salendo ma non è inflazione “vera”, è piuttosto guidata da energia e fattori non core. Quindi, teoricamente, la FED potrebbe anche decidere di tenere i tassi di interesse bassi per un maggior numero di mesi. Guardate ad esempio il famoso 5y5y Inflation Swap Forward, ovvero il tasso inflazione previsto tra 5 anni sui 5 anni successivi. Vi sembra un dato particolarmente “preoccupante” e fuori controllo, che chieda un pronto intervento della FED? Ad oggi si sconterebbe un tasso inflazione pari al 2.30%.
Cari amici, tutto questo è figlio ovviamente dello stato confusionale post sbornia di liquidità, dopo tanti anni di stimoli monetari e di QE. E lo stato confusionale è profondo perché non si capisce quali saranno gli effetti di questo enorme esperimento di politica monetaria.
Da una parte, visto anche l’enorme debito complessivamante accumulato, continua ad esserci il rischio della famosa “DEBT DEFLATION” di scuola Fischeriana
E dall’altra parte la percezione che, invece, l’inflazione stia ripartendo proprio grazie a questi flussi (enormi) di liquidità che hanno drogato il mercato.
- La direzione che prenderà il mercato non sarà così insignificante. Tanto per cominciare bisognerà capire se questa inflazione è genuina e strutturale oppure se è destinata a sciogliersi come neve al sole.
- Inoltre massima attenzione alla correlazione inflazione/tassi/obbligazioni/azioni. Il mercato unidirezionale comporterà una violenta correzione ed una forte correlazione tra queste asset class?
- Quale sarà il ruolo delle banche centrali in futuro? Fino ad oggi hanno guidato economia e mercati, creando però i presupposti di una bolla, ose preferite allungando il ciclo economico ma mettendo le basi ad un futuro periodo di instabilità finanziaria. Ora però le stesse banche centrali avranno la forza di controllare, gestire e proteggere economie e mercati? E come dovranno comportarsi?
Ricordate? Abbiamo avuto modo di vivere quello che ho sempre definito come il più grande esperimento di politica monetaria, con FED subito protagonista, e poi a ruota BOE, BOJ e anche BCE. Nessuno in realtà sa dove andremo a parare. Siamo condannati a vivere “alla giornata” e quindi monitorare da vicino il polso della situazione. Con una certezza. La volatilità difficilmente riuscirà a restare bassa anche perché così non potrebbe essere in un mercato che è alle ricerca di una sua nuova identità.
E per l’azionario, ovviamente, la differenza la faranno gli utili “previsti”. Ad oggi si scontano tassi di crescita mica da ridere. Trump negli USA alimenterà il tutto con la sua fiscal policy. La percezione che ho è che la carne al fuoco è tanta e che tutto può ancora succedere. Ma i titoli di coda, forse, non sono poi nemmeno così lontani anche se non proprio imminenti.
STAY TUNED!


