WALL STREET: massimi raggiunti, ma la benzina non sembra finita!
Ci stiamo avvicinando ai massimi storici e il COT report supporta un quadro che resta ancora positivo. Small traders sempre piùshort e Commercial sempre bene in allerta. Quindi tutto come previsto. Si continua a salire. (Guest Post)
Cari amici, nella settimana appena trascorsa, sui mercati finanziari internazionali è proseguito lo spettacolare up-trend in voga da oltre 4 mesi. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, è ormai giunto ad un solo punto dai suoi massimi storici. E’ stato, inoltre pubblicato il dato preliminare del PIL Usa relativo al primo trimestre 2019. Un + 3,2 % che smentisce ogni ipotesi di rallentamento, e ancor più di recessione. Rallentamento smentito, peraltro, anche dai dati del PIL Cinese, + 6,4 %, e da quellli del PIL indiano, + 6,6 %. Solo l’Eurozona sembra zoppicare, ma anche qui la crescita segna un incremento dell’1%. Persino in Italia il Pil è previsto in lieve ripresa. I mercati, pertanto, ancora una volta non si sbagliati ed hanno letto con largo anticipo quanto stava realmente accadendo nell’economia reale. Una serie di brutte notizie per coloro che, da anni prefigurano, del tutto invano, crolli imminenti dei mercati e delle economie mondiali. Chi legge i miei post sa che io, in questo decennio, non ho mai condiviso le ipotesi e le ragioni dei ribassisti. Anzi, dopo 10 anni di bull market, ritengo che siano ancora del tutto intatte le condizioni che giustificano una prosecuzione ulteriore del trend rialzista. Non ci sono infatti tensioni significative sui prezzi dei maggiori fattori produttivi ( materie prime capitale e lavoro ), che rimangono ai livelli più bassi degli ultimi 50 anni. C’è, è vero, un rallentamento della domanda globale, ma non un crollo della stessa. Con tali condizioni macro com’è possibile ipotizzare una contrazione degli utili aziendali, ed un conseguente crollo delle quotazioni azionarie ? Questo è un vero e proprio mistero per me. Ma le divergenti opinioni costituiscono la ragione stessa dell’esistenza dei mercati. In mancanza di opposte vedute i mercati non avrebbero infatti ragion d’essere.
Le condizioni per ulteriori rialzi, sono peraltro ben visibili sull’intero scenario intermarket. In particolare, il dollar index, appare sempre più forte e tonico, in quest’ultima ottava s’apprezza dello 0,64 % e raggiunge quota 98,01, il massimo degli ultimi 2 anni. E un dollaro forte quasi sempre s’associa ad un’economia ed a mercati in salute. Le commodities, invece, nell’ultima settimana, stornano dello 0,5 % in termini reali, ma è solo un assestamento che segue precedenti rialzi. Nel mercato obbligazionario invece le quotazioni continuano a lievitare. I rendimenti dei bond decennali americani, infatti, arretrano di altri 6 bps e retrocedono a quota 2,50 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, invece arretrano di 9 bps e tornano a quota 2,29 %. La pendenza della yield curve Usa pertanto s’accresce e raggiunge i 21 bps, e ciò allontana ancor più l’ipotesi di una recessione dell’economia americana. I mercati azionari, come detto, sono ormai ritornati sui massimi. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, quota oggi 2939,88 punti, ad un solo punto dai suoi massimi storici raggiunti nel settembre scorso.
Ciò premesso, passo ad esaminare gli ultimi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:
Commercial Traders : – 12.819
Large Traders : + 15.854
Small Traders : – 3.035
Muta, quindi, nuovamente la configurazione e l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa. Rispetto al report della scorsa ottava, le variazioni nelle posizioni dei diversi operatori sono infatti pari ad 8.063 contratti. In particolare, i Commercial Traders, ossia le MANI FORTI di questo mercato, non sembrano voler mollare, riacquistano infatti l’intero lotto degli 8.063 contratti long, e riducono ancor più la consistenza della loro abituale posizione di copertura, Net Short. I Large Traders, invece, cedono 3.651 contratti long, e riducono l’entità della loro posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, cedono i residui 4.412 contratti long, e tornano nuovamente in posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava confermano che l’eccezionale ed imponente up-trend in corso non è ancora giunto al suo epilogo. Nelle scorse settimane si era solo concesso una pausa. Ce lo dice la posizione Net Short degli Small Traders, operatori notoriamente contrarian, nonché la mancanza di una consistenza posizione di copertura da parte dei Commercial Traders. Evidentemente quest’ultimi non ritengono necessario coprirsi in maniera più consistente, e di solito questa categoria di operatori la sà lunga sulle prospettive dell’economia e dei mercati. A me l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa appare oggi del tutto logico e razionale. Dopo aver sgombrato il campo dal pericolo di ulteriori strette monetarie ad opera della FED, allo stato, sui mercati, non s’intravvedono infatti altri pericoli ed ostacoli. Ormai l’ipotesi di un S&P 500 a quota 3.000 punti, è del tutto concreta e plausibile. Riconfermo quindi la mia view rialzista.
View rialzista che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo studio del Cot Report, nonchè sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei due professori Usa, Jegadeesh e Titman, ed illustrato nel mio sito http://longtermmomentum.wordpress.com/. In questa prima parte del 2019, il mio portafoglio, denominato “ AZIONI ITALIA – LTM “, registra una perdita del 4,25 %, ascrivibile alla nostra errata posizione short d’inizio d’anno, nonchè al cappotto del titolo Juventus FC. post Champions League. Nello stesso periodo il nostro benchmark di riferimento, il Ftse All Share, ha conseguito un guadagno del 18,04 %. Conseguita pertanto una sotto-performance del 22,29 %. Uno spiacevole incidente di percorso, per un portafoglio che nei precedenti 6 anni ha conseguito una sovra-performance media annua del 16,2 %. Incidente che non fà, però, venir meno la fiducia nel mio trading system. Anzi, proprio sulla base della pregressa esperienza storica confido, nei prossimi mesi, di poter recuperare l’attuale sotto-performance. In coerenza con quanto sopra detto, confermo l’assetto del mio portafoglio, costituito dall’ 87,5 % di posizioni long, e dal 12,5 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari al 75 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ può consultare, se vuole, direttamente il mio sito.
Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore buon trading.
Lukas

