ALERT: World War III, epilogo della guerra fredda in attesa della scintilla

di lampo
Pubblicato 15 Dicembre 2011 Aggiornato 15 Dicembre 2011 23:58

 

AGGIORNAMENTO in fondo al post.

Non leggete questo post. Potreste trovare cose che non vi fanno piacere sul rischio concreto di una terza guerra mondiale.

Mhhh… vedo che siete testoni e che continuate nella lettura. Bene, vuol dire che allora come il sottoscritto volete capire come vanno le cose, volete scoprire la verità nascosta mettendosi magari in gioco.
Come anche nei precedenti post, anche questa volta non troverete in questo articolo nulla che non sia documentato. Eccovi qui l’elenco dei post precedenti:

WORLD WAR III: questione di ore?
WORLD WAR III: risiko in movimento 
WORLD WAR III: lo scacchiere è pronto 

Questa volta andremo dentro alla questione analizzando della documentazione di dominio pubblico (perché prelevata dal web) ma non conosciuta/considerata. I motivi? Beh, possono essere tanti. Intanto fa piacere il fatto che siamo tra gli unici in Italia di parlare di questa problematica. E oggi, finalmente, il Sole 24 Ore è “sorto” sull’argomento con un articolo certamente importante sull’argomento.

L’insurrezione siriana sta assumendo progressivamente le caratteristiche di una vera e propria guerra a causa delle accresciute capacità belliche dell’Esercito siriano libero (ELS) guidato dal colonnello Ri¬y¬adh al Asaad e composto da migliaia di disertori che hanno abbandonato le brigate governative. Incursioni contro centri di comando, imboscate a convogli, uccisioni mirate ma anche vere e proprie battaglie campali avrebbero provocato, secondo Damasco, la morte di oltre un migliaio di soldati fedeli al regime di Bashar Assad in un conflitto che le stime dell’Onu valutano abbia provocato finora 5 mila vittime. Una guerra che sta assumendo sempre più una dimensione internazionale come indicano diversi elementi.


Sembrano confermate le indiscrezioni circa il ruolo delle forze speciali britanniche, francesi, giordane e del Qatar che nella base turca di Iskenderun addestrano i combattenti dell’ELS insieme ai militari di Ankara. Consiglieri militari che si spingerebbero anche nel nord della Siria per affiancare l’esercito ribelle e che sarebbero affiancati da miliziani delle brigate islamiche libiche che combatterono il regime di Gheddafi con il supporto finanziario e militare del Qatar. L’obiettivo di questo embrione di forza multinazionale sembra essere l’istituzione di “corridoi umanitari” o un’area cuscinetto per i ribelli nel nord del Paese. L’opposizione russa e cinese sembra impedire una risoluzione dell’Onu che autorizzi l’intervento internazionale (come in Libia) ma una sorta di copertura politico-giuridica potrebbe venire assicurata dalla Lega Araba adducendo (come in Libia) ragioni umanitarie.


Gli elementi per una crisi internazionale intorno alle sorti del regime siriano ci sono tutti. Miliziani ribelli si infiltrano in Siria dalle frontiere turca, libanese e giordana. L’Iran non lesina aiuti a Damasco consapevole che un crollo di Assad isolerebbe Teheran e le milizie Hezbollah in Libano dove l’attentato che ha ferito il 9 dicembre cinque caschi blu francesi ha indotto Parigi a inasprire le accuse a Damasco.


L’arrivo nel Mediterraneo Orientale del gruppo navale statunitense guidato dalla portaerei George Bush, composto anche da un sottomarino dotato di missili da crociera, ha indotto Mosca a trasferire nella base navale siriana di Tartus la sua portaerei Kuznetsov con alcune navi logistiche e di scorta. Un confronto navale che non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda. A rendere credibile l’iniziativa militare di Mosca, che ha nella Siria un alleato storico e un importante cliente per la sua industria militare, potrebbe contribuire Israele la cui posizione nella crisi siriana rimane da chiarire. Gerusalemme aveva accolto con freddezza l’inizio della rivolta in Siria temendone una deriva simile a quella della “primavera egiziana” per poi mutare ufficialmente posizione. Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha dichiarato domenica scorsa che la caduta del presidente siriano Bashar al Assad sarebbe ”una benedizione” per il Medio Oriente e anche se “non possiamo dire cosa succederà dopo, in ogni caso sarà un colpo all’asse Iran-Hezbollah”.

Secondo Germano Dottori, uno dei più attenti analisti strategici italiani, Mosca potrebbe però aver concordato le proprie recenti iniziative con Israele, che punterebbe così ad “arrestare l’espansione geopolitica della Turchia e arginare la marea montante della Fratellanza musulmana” considerato un obiettivo più importante che “spezzare la mezzaluna sciita che attualmente congiunge l’Iran al Libano meridionale”. (Source

La repressione in Siria ha fatto “più di 5.000 morti”: lo ha detto l’alto commissario per i diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, Navi Pillay, lamentandosi davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dell’inazione della comunità internazionale. “Oggi ho riferito che il numero (dei morti) supera i 5.000”, ha detto Pillay in conferenza stampa, al termine della riunione del Consiglio di Sicurezza. (Source

Avete capito? La tensione è a livelli altissimi e questo blog ha osato prima degli altri, ha anticipato anche i media di grido e ha denunciato la cosa in modo chiaro. Però a questo punto, dobbiamo rigenerare il gap con i media tradizionali, quasi intimoriti nel trattare l’argomento.
Come nelle precedenti edizioni, l’articolo è stato redatto con la preziosa collaborazione di Lampo, modesto (così dice lui…) conoscitore degli algoritmi di Google, che riesce a farsi dare delle interessanti risposte dai motori di ricerca.
Andiamo ai fatti.

EMBARGO!

Partiamo da questo documento datato 01/12/11, Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea. Direi che non è certo il Corriere dei Piccoli e nemmeno Eva 3000.

Cliccate QUI  e scaricatevelo direttamente. Cosa dice il documento sopra citato? Semplice. EMBARGO. EMBARGO nei confronti della Siria. Ne avete sentito parlare sui media? Io personalmente non ne ero assolutamente a conoscenza. E a rincarare la dose questa nota aggiuntiva apparsa sempre sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

Avviso: all’attenzione delle persone ed entità cui si applicano le misure restrittive previste dalla decisione 2011/782/PESC del Consiglio e dal regolamento (UE) n. 442/2011 del Consiglio attuato dal regolamento di esecuzione (UE) n. 1244/2011 del Consiglio concernenti misure restrittive in considerazione della situazione in Siria (Source

Guarda caso, per non offendere nessuno, sempre alla stessa data (01/12/2011), l’embargo scatta anche nei confronti dell’Iran. Cliccate QUI  e leggetelo coi vostri occhi.

(…) Inoltre, considerata la preoccupazione costante manifestata dal Consiglio europeo il 23 ottobre 2011 riguardo all’espansione dei programmi nucleare e missilistico dell’Iran, altre persone ed entità dovrebbero essere inserite nell’elenco delle persone ed entità soggette a misure restrittive riportato nell’allegato II della decisione 2010/413/PESC. (…)

Ricollegandoci agli articoli prima citati scritti su questo blog (in particolare questo) incuriosisce una cosa. L’IAEA aveva denunciato in data 08 novembre il rischio nucleare dell’Iran. Ma il report cita come data il 23 ottobre. Beh, risulta evidente che qualcuno sapeva già tutto…
E sempre lo stesso giorno, 1 dicembre, ritroviamo anche il Regolamento delle Sanzioni (click here)

Parallelismo con la Libia

A questo punto abbiamo cercato di creare un parallelismo con la Libia. Sempre stessa Gazzetta Ufficiale, ma stavolta la data è di marzo. In data 02 marzo hanno applicato le sanzioni, come riportato qui , in data 19 marzo hanno attaccato (i francesi).
Allora, facciamo una considerazione, che resta però un semplice esercizio di matematica temporale.

Se i tempi vengono rispettati, c’è il rischio di ritrovarci con un attacco rivolto all’asse Siria/Iran nientepocodimeno che in questo Week End.


Ripeto. E’ una semplice valutazione temporale: lungi da me lo sperare che avvenga. Anzi, spero fermamente che non avvenga proprio, né nel week end, né mai.
Sempre a livello di ipotesi, a questo punto mi domando se il voler lasciare ora l’Irak sia casuale o sia solo uno spostamento militare. E ancora se la caduta del drone sia cosa veramente casuale o sia una potenziale esca, per creare un incidente diplomatico ed una prima mossa da parte dell’Iran o della Siria, che giustifichi un intervento NATO o israeliano, già presumibilmente programmato a tavolino. Non dimentichiamo mai, infatti, che qualsiasi attacco è giustificato davanti all’opinione pubblica dal Premio Nobel per la Pace Barack Obama come intervento necessario per difendere la pace nel mondo e per il bene dell’umanità.

Poi considerando quanto dice anche la Reuters oggi: grazie allo zampino degli USA, sta aumentando il divario politico tra l’Arabia Saudita e l’Iran, che gioca a favore con l’appoggio ad Israele per difendersi dalla minaccia nucleare iraniana. E leggete bene… come si opera per permettere tale divario politico: mediante la guerra mediatica!

Sabotaggio: come colpire il nucleare dell’Iran

Poi considerate come si sta già intervenento per ridurre o annientare il programma nucleare iraniano: il sabotaggio.
Sicuramente molti ricorderanno come già lo scorso anno ci fu un intervento di sabotaggio in un impianto nucleare iraniano di Busher dedicato all’arricchimento dell’uranio, mediante un attacco informatico (sembra attraverso un semplice virus informatico installato nelle chiavette dei tecnici addetti all’impianto, visto che non era connesso con il web), come risulta dal Newsweek di cui trovate una traduzione in italiano qui .

Stessa cosa è avvenuta qualche giorno fa con un’altra esplosione in una installazione nucleare, come citato dall‘Indipendent (e tradotto in italiano qui)

Ma purtroppo è chiaro dalle parole pronunciate lo scorso 20 novembre in una intervista alla CNN dal ministro della difesa israeliano Ehud Barak in merito al dossier appena uscito dall’IAEA (vedi post precedente): “e’ arrivato il momento di agire” .

Certo anche gli iraniani, per voce del comandante della forza aerospaziale dei Guardiani della rivoluzione, il generale Amir-Ali Hadjizadeh, non scherzano ad affermazioni:

“Una delle nostre grandi speranze è che (gli israeliani) commettano tale azione (di attaccarci) perché da tempo abbiamo un’energia accumulata che speriamo di utilizzare per spedire i nemici dell’islam nella pattumiera della Storia… lo sviluppo delle nostre capacità balistiche non cesserà mai”

E’ evidente oramai che siamo oltre la semplice guerra fredda: si attende la prima scintilla per agire. E tra sabotaggi, attentati, esplosioni strane, e via dicendo… manca poco per il suo verificarsi (purtroppo).

Certamente anche l’Iran dal canto suo sembra che continui con il suo programma nucleare, come riportato dal DailyMail, visto che sta trasferendo le attrezzature necessarie per l’arricchimento dell’uranio in un nuova installazione protetta al di sotto di una montagna, come si vede nella seguente foto (della Reuters):

Vi sarete sicuramente resi conto che siamo arrivati oramai ad un livello di rapporti che difficilmente la semplice diplomazia, sarà in grado di sanare.

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Opps… proprio mente sto scrivendo ecco la news che potrebbe essere DETERMINANTE. A parlare è Ban Ki-moon, segretario generale dell’ONU. non uno qualunque.

Syrian troops swept into the city of Hama to break a three-day strike by opponents of President Bashar al-Assad, killing at least 10 people but running into resistance from armed insurgents who destroyed two armoured vehicles, activists said. Outside Hama, army deserters attacked a convoy of military jeeps, killing eight soldiers, they said, adding to a death toll of at least 30 people across the country today. The assault in Hama was the first armoured incursion there since a tank offensive in August crushed huge protests in the city. Activists said troops fired machineguns and ransacked and burnt shops which had closed to observe a mass, open-ended “Strike for Dignity” called by the opposition.

The United Nations says more than 5,000 people have died in Assad’s crackdown on protests that erupted in the southern city of Deraa in March, inspired by Arab uprisings elsewhere. “This cannot go on,” United Nations Secretary-General Ban Ki-moon told reporters in New York. “In the name of humanity, it is time for the international community to act.” (Source)

e in fretta e furia, ecco che gli USA cercano l’appoggio Russo in un eventuale conflitto in Siria.

“We are again calling on our partners on the Security Council to be willing to take action and speak out for the innocents in Syria who are suffering at the hands of the regime, including Russia,” spokeswoman Victoria Nuland said at her afternoon briefing. “And frankly, we think it is past time for the U.N. Security Council to speak up.” (Source)

Serve altro????

PS: ancora un grazie a Lampo che ha integrato, analizzato e corretto questo post. Un collaboratore prezioso per la redazione di questi post molto complessi!

AGGIORNAMENTO 15 dicembre ore 23:30.

La Russia anticipa e sorprende le Nazioni Unite, proponendo una risoluzione di condanna alle violenza in Siria (fonte). Nella bozza c’è scritto:

“demands that all parties in Syria immediately stop any violence irrespective of where it comes from”

ovvero si “chiede a tutte le parti coinvolte (negli scontri) in Siria che cessino immediatamente tutte le violenze, indipendentemente da dove provengano”

Il motivo è chiaro e serve per bloccare quanto trapelato nei giorni scorsi da un rapporto di Human Rights Watch, dove pare risulti che i soldati siriani abbiano ricevuto l’ordine dai loro superiori di sparare sui manifestanti per ucciderli! (fonte).

Nel frattempo il Ministro degli Affari Esteri canadese ha chiesto ai propri connazionali di lasciare rapidamente la Siria, finché i normali mezzi commerciali (di spostamento) sono ancora disponibili (fonte).

Purtroppo ci stiamo avvicinando sempre più… 🙄

Lampo

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DT

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