Banche italiane: il monito del FMI è quanto mai logico

17 Luglio 2012 10:15

Le banche italiane sono più a rischio. Ma anche il nostro debito pubblico è più rischioso. E allora è corretto parlare di diversificazione quando si comprano titoli di stato e titoli obbligazionari bancari?

Banche sempre nell’occhio del ciclone. Banche che sono le grandi responsabili della crisi di diversi stati e diverse economie. Banche che proprio nelle ultime ore hanno subito un downgrade per certi versi più che prevedibile, dopo il taglio di rating subito dal paese Italia. da parte di Moody’s.

Però l’Italia sembrava essere una storia a sé. Infatti il sistema bancario italiano si diceva più solido rispetto a quanto visto in paesi come Spagna ed Irlanda, ad esempio.
Vero, in particolar modo se viene presa in esame l’esposizione sui derivati e lo stile di gestione.
E questa è stata una nostra fortuna. Infatti, se avessimo avuto il sistema bancario in condizioni poco sane, magari con una gestione più “anglosassone”, associato al nostro debito pubblico, oggi saremo senza dubbio un problema enorme. Una Grecia assolutamente ingestibile.

Per fortuna non è stato così anche se purtroppo le condizioni sono peggiorate sensibilmente. Il nostro merito di credito (anche se in ogni dove si legge di quanto sia diventato relativo ma occhio perché resta elemento importantissimo) è diventato elemento di seria preoccupazione e automaticamente lo spread Bund BTP e soprattutto i tassi sul debito pubblico sono lievitati. Se poi ci aggiungiamo il quantitativo di titoli di debito pubblico presente nei bilanci e una recessione in Italia più che evidente condizionata dagli obblighi dell’auterity, beh, diventa abbastanza naturale ritrovarsi con un rischio banche che sorge anche nel nostro Bel Paese.

Spread BTP Bund

Ma attenzione.
Questa analisi deve servire da lezione e va a certificare in modo chiarissimo quanto diciamo da tempo: non è possibile distinguere in modo chiaro il rischio di credito sulle banche ed il rischio di credito sullo stato (sto parlando nella fattispecie di Italia).
In altri termini, chi pensa che comprando debito bancario e debito statale faccia una buona diversificazione, deve spere che alla fine compra titoli complementari con lo stesso tipo di rischio.
A scoprire l’acqua calda è stato il FMI:

Secondo il Fondo monetario internazionale anche gli istituti di credito italiani rischiano molto. La vulnerabilità delle banche italiane, ha spiegato il capo economista del Fmi Olivier Blanchard, è elevata. Più forti, più liquide, meno dipendenti dai titoli di Stato, meno esposte sull’eurozona: è così che dovrebbe essere il sistema bancario italiano. E a tal proposito, sottolinea l’istituzione di Washington, meglio evitare le ricapitalizzazioni tramite l’ingresso di capitali provenienti dai fondi sovrani esteri. Quello che è certo è che il tempo è poco e i rischi sono in aumento. (…) Il male delle banche italiane sono gli stessi titoli di Stato italiani che nei mesi scorsi hanno comprato in massa. Più il loro prezzo cala, più gli istituti di credito italiani soffrono. «A fronte della perdita di valore dei bond governativi italiani, la vulnerabilità del sistema bancario italiano è destinata ad aumentare nella seconda fase dell’anno». Senza l’aiuto della Bce, per le banche italiane sarebbe stato assai più complicato passare l’inverno. Tramite le due operazioni di rifinanziamento hanno potuto effettuare il rollover dei bond governativi italiani che avevano in portafoglio. Ma non solo. Hanno potuto sostenere le aste dei titoli di Stato che il Tesoro ha condotto da dicembre a oggi, per oltre 200 miliardi di euro. Come spiega la banca americana Morgan Stanley, i problemi di funding delle banche italiane non sono ancora terminati. «Il mercato interbancario dell’eurozona è ancora congelato e le recenti decisioni di politica monetaria della Bce non stanno aiutando gli istituti italiani», spiegano gli analisti. Infatti, con la scelta di ridurre a zero il tasso d’interesse sui depositi overnight presso la Bce, le banche europee non hanno incentivi a dirottare i fondi su Francoforte. Così, vanno nel sistema europeo. Ma se la sfiducia è troppa, quelle considerate dagli operatori più rischiose non possono che rifinanziarsi a costi ben più elevati che nelle operazioni overnight con la Bce. (Source) 

LEGGI IL REPORT DEL FMI 

Con questo vogliamo dire che le banche italiane sono realmente pericolose?
Beh, non posso certo negare che i rischi sono sensibilmente aumentati e che, come più volte detto, è necessario un sostegno comunitario che possa garantire all’Italia ed indirettamente alle sue banche un sistema di protezione che, per certi versi, trova compimento in quel famoso scudo anti spread.

Ma la strada come detto è ancora lunga. Intanto però tenete conto di quanto vi ho detto prima: non è possibile distinguere in modo chiaro il rischio di credito sulle banche ed il rischio di credito sullo stato italiano. Ricordatelo alla vostra banca che vi rifila per l’ennesima volta i suoi bond perché più solidi dei BTP…

STAY TUNED!

DT

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