Continuano le ruberie ed i privilegi della casta politica

Pubblicato 17 Novembre 2013 Aggiornato 7 Agosto 2014 08:07

Quando si parla di politica e di spesa, si va a toccare la sensibilità della maggior parte di quelli italiani, ormai tantissimi, che sono arci stufi del sistema politico attuale e che vorrebbero girare pagina.
Roberto Perotti, bocconiano ed economista, mette per l’ennesima volta a nudo le ruberie, le inefficienze e gli assurdi privilegi di cui gode la lobby politica. E lo fa in due post che io andrò a riprotarvi di seguito, proprio per poter farvi rendere conto della situazione dove, a parole, tutto doveva cambiare, mentre invece…

Continua la disinformazione alla Camera

Carlo passa tutto il giorno al bar e non ha voglia di lavorare. Solo per sigarette e alcol spende 20 euro al giorno. E’ mantenuto dalla moglie Alice, che prima di andare a lavorare gli lascia 20 euro sul tavolo della cucina.  Un giorno Carlo annuncia che ha capito di avere sbagliato, e che cambierà vita. Ma dopo tre anni Carlo ricomincia a chiedere 20 euro al giorno.  Alice, costernata, chiede agli amici, e scopre l’ amara verità: Carlo non ha mai smesso di fumare e bere. Semplicemente, per tre anni si è pagato alcol e tabaccoattingendo al fondo che lui e Alice avevano messo da parte per la pensione. Ora Alice si arrabbia davvero: non solo Carlo non ha “risparmiato” un bel niente, ma ha sprecato questi tre anni in cui avrebbe potuto imparare a disintossicarsi, invece di imbrogliarla con la favola del risparmio.
La Camera dei Deputati ha fatto esattamente come Carlo. Ha annunciato con grande fanfara di aver “risparmiato” 60 milioni rispetto all’ anno scorso, riducendo la richiesta allo Stato – la “Dotazione annuale” – di 50 milioni, e restituendo  allo Stato 10 milioni “risparmiati”  l’ anno scorso.

UN MISTERO NASCOSTO NELLE PIEGHE DEL BILANCIO

Tutti questi “risparmi“ sono sospetti, perché di fatto la spesa della Camera è destinata ad aumentare, secondo il suo stesso bilancio, tra i 10 e i 140 milioni, a seconda che si guardi agli impegni di competenza o ai pagamenti di cassa. La soluzione del mistero è nascosta nelle pieghe del bilancio della Camera.  E ci dice che in realtà entrambi  i “risparmi” del 2013 sono inesistenti.
Primo, la Camera chiede 50 milioni in meno di Dotazione annuale, ma si guarda bene dal dire che in compenso si fa trasferire  40 milioni dal Fondo di solidarietà fra gli onorevoli deputati – un fondo poco conosciuto che serve principalmente a finanziare le indennità di fine mandato, e che sono sempre soldi dello Stato, cioè del contribuente. Il risultato netto per il contribuente è ovviamente quasi  zero. (Per inciso, la stessa “restituzione” è prevista per il 2014 e il 2015: dato che il Fondo aveva un patrimonio netto nel 2012 di 180 milioni, questi trasferimenti ben presto esauriranno il Fondo).
Secondo, il “risparmio” di 10 milioni restituito allo Stato è in realtà una cifra che era statastanziata nel 2012 e poi mai effettivamente restituita allo Stato, e messa come residuo del 2012 (che si trattasse di un risparmio reale già nel 2012 stesso è dubbio, ma questo è un altro discorso).

LA STRANA ALGEBRA DELLA CAMERA

Dunque non ci sono “risparmi”: né potrebbe essere altrimenti, perché la spesa della Camera aumenterà. Eppure, si obietterà, la Camera ed il suo Presidente, On. Boldrini, hannocontinuato a snocciolare esempi di minori spese. Il sito della Camera ha persino unaintera pagina web dedicata a “Riduzione delle spese”. Per evitare ingiustizie, vediamo i due documenti separatamente, relativi a questa e alla precedente legislatura.
In questa legislatura, la Camera elenca sette provvedimenti di riduzione di spesa, che quantifica in totale a 8,5 milioni. Commendevole, e meglio di niente. Ma accanto a questi piccoli risparmi, vi sono tanti casi di  aumento di spesa – a cominciare dall’enorme aumento di 20 milioni, che ho documentato nella seconda puntata, delle spese per informatica.  La spesa totale, che è ciò che interessa al contribuente, aumenta.
Ma il problema è che a questo punto è difficile fidarsi di tutto quello che esce dalla Camera. Si prenda una delle sette misure, la “Soppressione dei fondi forfetari di rappresentanza previsti per i singoli titolari di cariche interne; riduzione del 50 percento degli stanziamenti complessivi per le spese di rappresentanza effettuabili per finalità istituzionali; obbligo di rendicontazione per queste spese.” Chiunque legga questo passaggio ha diritto di pensare che le spese di rappresentanza della Camera diminuiranno. Tuttavia, le spese totali per rappresentanza (dal capitolo 205 del bilancio) passano da 482.000 euro di impegni e 665.000 euro di previsione nel 2012 a  673.000 euro nel 2013. Qualcuno dovrà spiegare che algebra viene usata alla Camera. 
Ugualmente, e forse più,  fuorviante è il documento della Camera del 20 Dicembre 2012, quindi della precedente legislatura. Ecco i due “risparmi” principali.

“Riduzione dell’8,60 per cento della spesa per i deputati” (p. 5). Questi sono i numeri ufficiali:
perotti1

La riduzione dell’ 8,6 percento si riferisce presumibilmente al raffronto tra previsione di cassa 2013 e  previsione di cassa 2012 (1): ma se abbiamo già il dato effettivo del 2012, che ragione c’è di usare la previsione (rivelatasi sbagliata) per un raffronto? I dati rilevanti sono le ultime due righe: nel primo caso la spesa aumenta, nel secondo scende dell’ 1,5 percento. E come potrebbe essere altrimenti? Nessun provvedimento sostanziale è stato preso per ridurre la spesa per deputati nel 2013.

“Riduzione di circa il 25 per cento a decorrere dal 2012 del capitolo di spesa per la locazione di immobili (oltre 14 milioni).” (p. 9)  Anche qui, i numeri ufficiali sono:
perotti2

La spesa per locazioni aumenterà dunque di oltre 4 milioni. Riduzione del 25 percento?
Tutto questo non è una questione di puntiglio contabile. La politica italiana non si è resa conto che ci vuole un segnale forte: la Camera deve ridurre la spesa di 200 milioni, veri e subito. Non basta annunciare con squillo di tromba misure da 2 o 3 milioni, peraltro largamente incomprensibili come “la ridefinizione delle regole di utilizzo delle autovetture di servizio da parte di deputati titolari di cariche interne”. Se poi il risparmio non c’è del tutto, e anzi la spesa continua ad aumentare,  allora per il cittadino al danno si aggiunge la beffa. E quando la corda si spezza, le conseguenze sono  imprevedibili.

Il costo di un deputato Italiano? Ben superiore a quello di altri paesi

Come è noto, la Commissione Giovannini sulle remunerazioni in Italia e in Europa ha rinunciato all’ incarico. Purtroppo l’ unico suo lascito è  un errore: l’ idea, desunta dall’ unico documento che essa ha pubblicato,  che i parlamentari italiani non costino più dei loro omologhi europei. Anche l’ on. Fontanelli, questore della Camera, scrive a lavoce.info che “se si considerano oltre le indennità e i rimborsi anche i servizi di cui sono dotati i parlamentare per svolgere la propria  funzione, i costi italiani sono inferiori a quelli della Francia, della Germania e della Gran Bretagna.” Questa affermazione è grossolanamente falsa, almeno per l’ unico caso che ho studiato, la Gran Bretagna.
Per comprenderlo, partiamo dal trattamento economico di un deputato italiano (Tabella 1). Esso consiste di una indennità lorda di 10.435 euro tassabile (riga 1), e di una serie di altre voci (diaria, rimborso spese per l’ esercizio del mandato etc.) che sono teoricamente dei rimborsi spese (riga 2), ma non essendo richiesta alcuna documentazione sono di fatto un reddito non tassabile – eccetto, dal 2011, 1845 euro (riga 4). Quindi un deputato italiano “intasca” 17.149  euro senza documentazione (riga 3) e può ottenere rimborsi per  1.845 euro con documentazione.
In Gran Bretagna, l’ indennità lorda  è molto più bassa che in Italia, 6.305 euro.Questo è tutto ciò che un deputato può “intascare”. Il resto sono rimborsi, per collaboratori, l’ ufficio nella circoscrizione, viaggi etc. Ma, al contrario dell’ Italia, devono essere tutti documentati (il sito dell’ Independent Parliamentary Standard Authority  hauna pagina che dà accesso a ogni  singola ricevuta per ogni singola spesa di ogni singolo parlamentare: se applicata alle nostre regioni, questo sistema avrebbe evitato molti scandali).  La Tabella 1 mostra la media, nel 2012, di questi rimborsi spese: 12.456 euro.
Sommando tutto, un deputato italiano “costa” al contribuente 19.840 euro al mese, uno inglese 20.774 euro.    La commissione Giovannini e la Camera hanno dunque ragione? No. Primo, un deputato italiano “intasca” molto di più. Secondo, per comparare mele con mele, dobbiamo infatti ricordare che in Gran Bretagna i rimborsi ai deputati sono tutto ciò che lo Stato paga ai partiti. Questi rimborsi di fatto sostituiscono i contributi ai gruppi  parlamentari e i rimborsi ai partiti. (1)
La media, per deputato italiano, dei contributi ai gruppi parlamentari è di 4743 euro al mese (riga 7). La media dei rimborsi elettorali per la sola Camera  è di 5181 euro al mese (riga 8).(2) Infine bisogna aggiungere le spese di viaggio, dato che i deputati viaggiano gratis su praticamente ogni mezzo di trasporto: con una spesa per trasporti di circa 14 milioni nel 2012, questo fa una media di 1.376 euro al mese (riga 9).
In totale, quindi 31.140 euro in Italia contro 20.774 in Gran Bretagna. Un deputato italiano costa almeno  una volta e mezzo il suo collega inglese.

Tabella 1: Spese per deputati, Italia e GB

tabella deputati

Tabella 2: Rimborsi in GB

tabella deputati2

Fonti dell’articolo:
Alla Camera continua la disinformazione 

STAY TUNED!

Danilo DT

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