FTSE MIB: La Rivincita del Brutto Anatroccolo

13 Novembre 2025 14:17

Dopo quasi diciotto anni di travaglio, il nostro amato FTSE MIB non solo ha riconquistato, ma ha pure superato quei famigerati massimi toccati nel lontano 2007. Non è un fuoco di paglia, signori, è un traguardo che ha un peso specifico enorme, non solo simbolico, ma anche psicologico.

Mentre la maggior parte del mondo si faceva abbagliare dalla luccicante narrazione dell’Intelligenza Artificiale e dai “Magnificent Seven” a stelle e strisce, il mercato azionario italiano si muoveva in sordina, come un fiume carsico che riemerge con una portata inaspettata.

I dati parlano chiaro, e in questo caso sono assordanti: dal 2023 in poi, il nostro indice principale ha stracciato in termini di performance l’S&P 500, l’MSCI Europe (esclusa l’Italia) e l’MSCI All-World. Un +90% contro un +70%, +30% e +60% degli altri benchmark, rispettivamente. E per chi è visionario con Fibonacci, il target 1,618% dovrebbe rappresentare qualcosa, dico bene?

Grafico FTSE MIB by Tradingview

Ma come diavolo è successo, vi chiederete? La risposta non è un unicum, ma un mix di fattori che, a dirla tutta, erano sotto gli occhi di tutti (se si è disposti a guardare oltre il naso di Wall Street).

1. L’Effetto Riscossa dei Finanziari: Il peso del settore finanziario e bancario sul FTSE MIB è mastodontico. Secondo i recenti dati di FTSE, le banche pesano quasi il 40% sull’indice.
2. L’Onda Lunga dell’Energia e le Utilities: Enel a + 30% da inizio anno
3. Il Fattore “Sconto Italia”: Diciamocelo chiaramente, le azioni italiane erano trattate, e in parte lo sono ancora, a valutazioni che gridavano allo scandalo se confrontate con i multipli dei mercati sviluppati. Questo sentiment positivo si è riflesso anche sui nostri governativi, con un comportamento degli spread più tranquillo del previsto, a dispetto dell’elevato debito pubblico.

Un Rimbalzo a Settembre che Sa di Sospiro di Sollievo

Gli ultimi dati ISTAT sulla Produzione Industriale (risalenti a settembre, ma resi noti in questi giorni) ci offrono un quadro a due velocità, con un tocco di amaro in bocca.

Dopo la “brusca caduta” di agosto, la produzione industriale italiana ha registrato un rimbalzo mensile del +2,8%. Un sospiro di sollievo, certo, che compensa la flessione precedente. Tuttavia, il diavolo si nasconde nei dettagli e, guardando all’andamento di medio periodo, il dato è ancora da interpretare con cautela. Se si analizza, infatti, la media del terzo trimestre, l’andamento congiunturale complessivo risulta ancora negativo, un elemento che invita a non dare per scontata la ripresa strutturale (fonte Istat/Italia Informa, 13 novembre 2025).

I Settori che Fanno (E Non Fanno) Crescere il Paese

Il vero motore della crescita non è un unicum, ma è polarizzato. Il comparto alimentare, che pure ha una base solida, spicca con una crescita annua di oltre nove punti, con exploit notevoli per vino (+30%) e olio (+17%). Un brindisi alla nostra capacità di esportare eccellenze, ma si tratta di settori a bassa intensità tecnologica.

A doppia cifra vola anche l’elettronica (+12,3%), un segnale positivo di ripresa degli investimenti in hardware, bene anche la meccanica e i macchinari. Ma c’è un’ombra lunga e imbarazzante, che quasi ci costringe a un sorriso sarcastico: il settore più dinamico tra gennaio e settembre, con un +31%, è stato quello delle armi e munizioni. Insomma, siamo bravissimi a produrre cibo, vino e strumenti per fare la guerra.

Le “ombre” restano lì, intatte, come lo spettro di Amleto: debito pubblico alle stelle, una crescita strutturalmente bassa e una produttività che arranca.. Questo rally non è ancora un certificato di guarigione strutturale per l’economia italiana nel suo complesso.

Insomma, il FTSE MIB è tornato in vetta, superando i livelli del 2007 e, addirittura, toccando massimi che, secondo alcuni analisti, non si vedevano dal lontano 2001 (fonte Teleborsa/Borsa Italiana, 11 novembre 2025). È una festa, sì, ma non dimentichiamo che la festa è stata pagata principalmente con gli utili eccezionali delle banche e con la ritrovata fame di value da parte dei grandi capitali.

STAY TUNED!

Danilo DT

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