G20: ancora un fallimento
Lo ammetto, speravo che in questo G20, vista la situazione di difficoltà economica internazionale, con tutti i discorsi aperti (guerra valutaria, crisi di paesi sovrani, quantitative easing e quant’altro) i vari primi ministri dei venti grandi mettessero da parte orgoglio, egoismo, presunzione e manie di protagonismo e cercassero delle intese e soprattutto dei compromessi.
Invece nulla di fatto.
Non ho ancora letto i giornali di questo week end, proprio perché di principio voglio passare due giorni “staccando la spina”. Ma sono certo che tutti, chi più chi meno, parleranno positivamente del G20, dicendo che si sono messe delle basi per il futuro, ci si è impegnati a fare delle cose… Purtroppo se non c’è un accordo scritto, dove i paesi membri del G20 si impegnano formalmente a fare qualcosa, possiamo dire che le promesse, i buoni propositi e le iniziative saro solo discorsi da bar.
E purtroppo è andata così.
Un G20 da bar, come sempre d’altronde. E questa volta l’occasione era veramente ghiotta per fare un G20 storico. Per carità… Vuoi proprio fare un qualcosa di storico oggi? Meglio farlo quando ormai la frittata sarà fatta. Proprio perché non si vogliono calpestare interessi.
Forex War: come non detto
Prendiamo ad esempio la tematica più attesa, ovvero la “guerra valutaria”. News su questa tematica al G20? Ma per carità! Solo parole buttate al vento! Buoni propositi che non solo non porteranno da nessuna parte, ma porteranno molto probabilmente ad una vera guerra commerciale.
La Cina è arcistufa di sentirsi dire che deve rivalutare. La Cina farà quello che le fa comodo, nei tempi e nei modi dovuti, quando occorrerà ma non per il bene globale ma per il bene della Cina stessa. Questi signori non fanno beneficienza globale, sanno di essere stati sfruttati per lungo tempo, e ora passano alla cassa a pretendere dazio.
Too big to fail or too global to fail
Su questa tematica c’è stata più intesa, nel senso che i grandi erano d’accordo sul dover evitare una nuova crisi globale, difendendo I colossi bancari con vocazione internazionale. Ma proprio perché era nell’interesse di tutti indistintamente. Ma si è deciso un qualcosa per evitare un’altra Lehman Brothers, magari di dimensioni ben più drammatiche? Assolutamente no. Solo parole. Come sempre. E quel che si è scritto prima è assolutamente inutile. Mi riferisco a Basilea 3 (leggetevi i post vecchi in merito a questa questione ) ed ai suoi parametri politicizzati “a misura di banca” proprio per evitare problemi e sconquassi. Per non parlare poi degli stress test. In molti hanno denunciato l’inutilità di Basilea 3. e tra le tante cose, ve ne ricordo una.
Se una banca oggi ha un Core Tier 1 oltre 7, sarebbe considerata solida. Lehman borthers, quando è fallita, aveva un Core Tier 1 a…. 8? 9? Nossignore, leggete qui.
Lehman Brothers quando è fallita aveva un Core tier 1 a 11. Occorre commentare? Non credo…
FMI: l’Europa comanda
Sulla tematica Fmi, sembrava che gli Europei, da sempre “dominatori” nel fondo, fossero disposti a cedere la cabina di regia a quei paesi che ormai sono veri protagonisti dell’economia globale, i paesi emergenti. Ma poi tutto è rientrato. Si temeva un ulteriore perdita di prestigio politico economico, il tutto a scapito dell’area BRIC che tra qualche anno dominerà commercialmente il mondo?
Quindi tutto suona come un nulla di fatto. Oggi si riparte con la nostra guerra, quella di tutti giorni, una guerra che è non solo contro l’andamento dei mercati, ma è ormai una guerra di sopravvivenza in un mondo dove il futuro appare sempre più colorato da tinte fosche…
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DT
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