GRECIA e rischio contagio: come negare l’evidenza?
Tante sono le tematiche ma solo una è in grado di fare la differenza sul sentiment degli operatori, in questo momento. La risposta su quale sia questo evento è scontata: si tratta della Crisi Grecia.
Già abbiamo parlato ieri di cosa può accadere nel caso in cui ci sia un default greco. Ma ancora non abbiamo raccontato di quello che rischia di diventare un “effetto domino” devastante. Ovvero il grande spauracchio di tutti, ovvero l’effetto contagio che un default greco o ancor peggio un Grexit potrebbe comportare.
Come è normale che sia, i vertici del potere minimizzano. E ci mancherebbe ancora.
Effetti limitati in caso di uscita della Grecia dall’euro, il cosiddetto Grexit. Lo ha ribadito Ewald Nowotny, membro del consiglio della Banca centrale europea (Bce) e governatore della banca d’Austria. In una intervista alla Cnbc, Nowotny ha sostenuto che il tempo sta scadendo per trovare un accordo me che l’uscita della Grecia dall’euro non avrebbe lo stesso impatto di due anni fa. (Source)
Povero illuso, Nowotny. Se uno guarda il peso specifico dell’economia greca, non c’è dubbio che l’impatto sarebbe realmente limitato. Peccato che la posta è molto più grande. Innanzitutto bisogna tener conto della componente psicologica, e poi come non considerare l’effetto contagio?

Parere sicuramente più equilibrato quello di Noyer.
Nel corso di un’intervista rilasciata a Le Figaro, il componente francese del Consiglio direttivo della Bce, Noyer, ha avvertito che, nel caso in cui si concretizzasse, una realtà Grexit sarebbe traumatica per l’Eurozona. Per questo Noyer ha invitato il paese a presentare velocemente proposte complete di riforme.
“Le banche greche potrebbero a un certo punto non riuscire a trovare garanzie per il rifinanziamento, anche per accedere alla liquidità di emergenza”, ha detto. Un caso Grexit non sarebbe traumatico solo per l’Eurozona. Secondo Noyer, avrebbe infatti un impatto negativo anche sull’economia globale. (Source)
Chi avrà ragione tra Nowotny e Noyer? La risposta è più semplice di quanto sembri, perché ce la dà non un politico, non un testo, non un opinionista. Ce la dà il mercato.
Questo grafico illustra l’andamento del rendimento di quattro obbligazioni di paesi sovrani, con i dati normalizzati ad inizio aprile.
Si tratta di Grecia (bianco), Spagna (fucsia), Portogallo (giallo) e ovviamente Italia (verde).
Effetto contagio significa che se uno di questi 4 grafici peggiora, si trascina dietro tutti gli altri. Al momento non è ancora successo nulla. Però è evidente che la Grecia si stia già trainando dietro , nella sua tendenza, gli altri paesi. E il QE di Draghi sembra non avere voce in capitolo.
Per carità, parlare ora di un mercato che è a ”rischio “è dura, non dimentichiamo mai che la Bce ha tra le mani un’arma molto potente che può difendere alla grande il mercato con acquisti dai volumi molto importanti. Per il momento la Bce sta a guardare, ma è chiaro che il rischio contagio è presente, anche perché nel caso di un Grexit, si andrebbe ad aprire quello spiraglio che potrebbe permettere ad altri paesi, in futuro, di fare altrettanto.
Per farla breve, un Grexit potrebbe significare l’inizio della fine dell’Euro.
Ulteriore fuga di depositi? Ma non solo dalla Grecia
Scontato quindi un effetto contagio quantomeno nel breve periodo. Ma poi occorrerà vedere cosa accade nel medio. Basterà l’intervento di Draghi sopratutto per sedare la speculazione? Certo, il sistema bancario dell’Eurozona sembra più sicuro, visto che l’esposizione sulla Grecia dovrebbe aggirarsi sui 20 miliardi di Euro, contro i circa 200 miliardi del 2008 (esposizione delle banche italiane pari a circa 1.2 miliardi, poca cosa), ma bisogna guardare oltre. Pensate alle ulteriori “fughe di depositi“. Pensate al più che concreto rischio default del sistema bancario greco, e le sue conseguenze su una popolazione e su un’economia già al collasso.
Ma attenzione, e qui scatta un altro aspetto dell’effetto contagio. Se la Grecia salta, anche altri paesi si dovranno trovare di fronte al rischio di fughe di capitali. I risparmiatori preferiranno depositare i loro soldi non su una banca portoghese, faccio un esempio, ma magari in una olandese o tedesca. Ormai bisogna cercare di “guardare oltre” perchè il mercato non farà più sconti a nessuno.
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