GUEST POST: La Cina e il declino industriale ed economico dell’occidente

28 Settembre 2010 15:36

Un post scritto da Gaolin direttamente dall’EXPO di Shanghai 2010…

Sabato 25 settembre scorso, nel mezzo di un viaggio di lavoro, ho approfittato della giornata
festiva, per molti ma non per tutti in Cina, per visitare l’EXPO 2010 che si sta svolgendo a
Shanghai.
Mostra universale, allestita alla grande dai cinesi che hanno dato l’ennesima dimostrazione della loro superefficienza, delle loro capacità organizzative che, bisogna ammetterlo, sono veramente invidiabili.
Le dimensioni imponenti di questa esposizione e gli afflussi da record resteranno insuperati per lungo tempo. Credo che solo una prossima EXPO in Cina potrà sopravanzarla. D’altronde pare logico e quasi scontato che sia e sarà così.
Quello che non è logico è che ben pochi o nessuno dei nostri governanti, dal massimo al piccolo livello, abbiano pensato di venirci a fare un salto, preferibilmente in incognito e a loro spese. Ne avrebbero avuto da imparare assai.
Trattasi alla fine di una mostra dedicata ai cittadini cinesi che, andando a visitarla, hanno la
possibilità di farsi una vaghissima idea di cosa sta fuori di casa loro. Infatti i visitatori stranieri sono veramente pochissimi ma ai cinesi questo importa poco, anche se hanno un gran piacere di scambiare qualche frase, se ne hanno uno vicino. Passando una buona parte della giornata a fare code mi è venuta l’ispirazione di scrivere questo post che ho inviato a DT.

L’ispirazione e la voglia mi è venuta facendo la coda per entrare nel padiglione tedesco che,
leggendo i cartelli luminosi, avrebbe dovuto durare 4 ore. La cosa mi aveva molto incuriosito perché una coda di tale dimensione non l’avevo mai fatta e mai mi ci sarei messo dentro se non per il fatto che, fare una coda di 4 ore in Cina, è comunque un’esperienza che vale la pena provare perché, come sempre qui in Cina, si impara qualcosa in ogni occasione.
Ma cosa c’entra una coda di 4 ore con il tema del declino in questione?
C’entra, c’entra eccome.
I cinesi sono un popolo molto laborioso e pieno di inventiva, a loro modo hanno un elevato senso della disciplina, l’attitudine imprenditoriale e il senso degli affari è molto diffuso, e inoltre hanno tutti una grande pazienza. E sì, ce ne vuole di pazienza per sorbirsi come nulla fosse 4 ore di coda disciplinatamente, in perfetto ordine, con tutti, dai vecchi ai piccoli, che mai fanno uno sbuffo, mai si lamentano, anzi trovano il modo di passare questo popò di tempo quasi in allegria.
La pazienza è la virtù dei forti, diceva uno dei più bravi professori che ho avuto. Aveva perfettamente ragione i cinesi sono proprio forti e in più molto astuti.
Nei giorni scorsi il primo ministro cinese Wen Jabao ha incontrato lungamente Mr. Obama. Wen è preoccupato per le pressioni che gli USA fanno alla Cina per un aggiustamento sostanzioso della parità fra il CNY e lo USD. Non fa che dire in tutti i modi che questo creerebbe gravi problemi in Cina e che alla fine ciò sarebbe un danno e uno sconquasso per tutti. Diciamo anche che ha una buona parte di ragione. Allora per il momento la BPOC (Banca del Popolo di Cina) agisce rivalutando un pochino il CNY rispetto allo USDL, tanto per fare un po’ contenti gli americani e poi compra titoli in EUR, facendo rivalutare questo nei confronti di tutte e due. Insomma per la Cina meglio di prima.
Il suo Renmimbi debole continuerà quindi a regalare ai bravi industriali cinesi degli ottimi profitti e ulteriori incrementi dell’export, continuando così in modo imperterrito a mantenere l’equazione:

N posti di lavoro in più in Cina – N posti di lavoro persi da altre parti = 0 (zero)

In estrema sintesi questo al momento è quanto sta succedendo nel mondo e in tutto questo delicatissimo tema la UE è totalmente indeterminante. Insomma si continua a riscontrare che stiamo assistendo al rapido declino del sistema industriale occidentale con una tutto sommato pacatezza e rassegnazione degna di miglior causa.
Invece di essere TUTTI incazzatissimi, o perlomeno molto preoccupati, per questo nefasto fenomeno, sembra che tutto sommato esso non susciti molto interesse e che poco importi ai più, almeno fino a quando questi non ne vengono direttamente colpiti.



Nei blog economici se ne parla un po’ ma indirettamente, come se il declino industriale fosse una conseguenza e non una delle cause determinanti di questa crisi economica a tutto campo.
Per chi ha vissuto la propria vita addentro i problemi dell’economia manifatturiera, c’è di che essere sconcertati.
In pratica non si percepisce una consapevolezza di quale disastro continui a incombere sull’economia produttiva/reale di tutti i paesi occidentali ma non solo di questi.

L’asservimento agli interessi della grande finanza, a cui le politiche dei vari governi si sono, più o meno consapevolmente, sostanzialmente prostrate, è un chiaro indicatore di chi viene ascoltato, quando si tratta di prendere decisioni economico-finanziarie importanti.

Certamente l’andamento degli indici di borsa sarà importante, per i tutto sommato pochi che con il trading finanziario si guadagnano da vivere ma per i moltissimi che vivono di tutt’altro che gliene importa?
E’ mai possibile che l’andamento della borsa sembra quasi oscuri tutto il resto? Ora che la realtà si sta manifestandosi nella sua crudezza, ovvero con innumerevoli imprese europee già fallite/chiuse o, insieme a tante famiglie, alla disperazione, è il caso di cambiare o no?

E’ il caso perlomeno di cercare di capire perché un sistema produttivo va in tilt, ovvero si trova spiazzato nella competizione mondiale per effetto dell’irruzione incontrollata nei nostri mercati delle economie asiatiche tutte ma della Cina in particolare?

Il discorso qui è lungo e non trattabile in un breve spazio ma vi è un fattore cruciale che determina l’esito delle battaglie della competitività sui mercati internazionali, ovvero il tasso di cambio fra le monete. Tanto per tornare a citare la Cina, si dovrebbe ogni giorno dire che il tasso di cambio dello YUAN è di moltissimo sottovalutato.

A quasi tutti sfugge che in Cina con 1.300 Yuan al mese (circa 150 Euro), che rappresenta la paga media di un lavoratore delle zone sviluppate, si vive dignitosamente e se ne risparmia anche una percentuale significativa, come fanno per tradizione, cultura e necessità tutti i cinesi. Ci sono ancora molti che credono che in Cina le prestazioni lavorative siano pagate con l’equivalente di una scodella di riso. E’ una stupida falsità che normalmente offende non poco i cinesi. Invece nei nostri paesi tutti sanno e dicono che con 1.000 Euro al mese non si può vivere, se non con tante rinunce, per non dire di stenti, se si hanno persone a carico.

La Cina, popolata da 1.300.000.000 persone, è gestita da una classe dirigente con criteri
imprenditoriali, nel bene e nel male, che ha visioni di lungo periodo e che sa perfettamente dove vuole arrivare, se tutti gli altri la lasciano fare.
In questi due decenni trascorsi la Cina, partendo da una condizione di arretratezza estrema, è riuscita a praticamente quasi smantellare il sistema produttivo manifatturiero americano e a minare bene bene la solidità di quello europeo.
Tutto questo con la complicità, di solito inconsapevole ma spesso interessata, di una ridotta oligarchia occidentale che, con la sua supponenza verso la Cina, sta facendo il gioco di questa, con enorme e ahimè duraturo danno per le imprese, i lavoratori e la classe media dei propri paesi, NESSUNO ESCLUSO, neanche la Germania nel lungo termine.

Gaolin

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