Libia e petrolio: alle porte della crisi petrolifera
Rassegna stampa e link finanziari
Non sottovalutiamo la crisi libica, quantomeno nell’impatto che la crisi può avere proprio sul prezzo del petrolio. Via Clusterstock, vi propongo questo interessante grafico, dove veniamo a scoprire che la crisi libica è al momento l’ottava crisi della storia come impatto sull’approvigionamento del petrolio. Addirittura a livello volumetrico è peggiore di quella vista con la guerra in Irak. Certo che se la crisi si espande ancora di più ad Est…Nel frattempo la benzina vola e con lei il gasolio:
Maxi-aumento per la benzina e il diesel di Eni, che in un sola battuta aumenta i listini di due centesimi al litro. È «l’effetto Libia» che si abbatte così in maniera sempre più pesante sui carburanti nazionali, secondo quanto emerge dalle rilevazioni di Quotidiano Energia. Il market leader, che porta così la verde a 1,536 euro e il gasolio a 1,426 euro, nell’occasione non è però solo, visto che anche Esso e Q8 aumentano entrambi i prodotti di un centesimo. (…)Tornando ai prezzi in Italia, gli aumenti hanno portato le punte massime a superare i picchi di tre anni fa, con la verde che in Campania arriva a costare 1,596 euro/litro (mentre il minimo si registra in Veneto a 1,529 euro/litro). Per il gasolio il valore massimo alla pompa si tocca in Sicilia a 1,469 euro/litro. Il Gpl, infine, si posiziona tra lo 0,789 euro/litro registrato nei punti vendita Eni e lo 0,799 euro/litro degli impianti Q8 (0,771 euro/litro le no-logo). All’origine di questa dinamica, l’incertezza sugli approvvigionamenti delle raffinerie che ha scatenato una raffica di aumenti dei prezzi dei prodotti raffinati in Mediterraneo: la benzina ha raggiunto i 975,50 dollari la tonnellata (+11,50), il diesel i 963,25 (poco meno di 20 dollari in più). (Source)
Certo che con una tensione sui prezzi su petrolio & Co, la ripresa (o quello che può sembrare) è messa a serio rischio. Oltre che l’inflazione, che a questo punto diventa addirittura un problema secondario. In ogni dove infatti la paura è il freno alla crescita. Infatti, specialmente nei paesi “sviluppati”, la crescita è già abbastanza lacunosa. Uno stop ora sarebbe un vero disastro. Basta pensare quanto ha investito la nazione USA su questa tematica. Ma andiamo con calma. Infatti secondo alcuni studi della stessa BCE, un aumento del 10% delle quotazioni del greggio costa al PIL di Eurolandia uno 0,1 punti percentuali il primo anno, e 0,2 il secondo e così anche negli Stati Uniti. Il disastro arriverebbe invece con un petrolio a quota 150 dollari. In tal caso una nuova cruenta crisi economica sarebbe assicurata.
Investitore avvisato…
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DT
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