PNRR e Recovery Fund: ultima spiaggia per l’ITALIA
Argomento già discusso, ma assolutamente da riprendere essendo di grande attualità.
I tempi sono sempre più stretti e a breve bisognerà dire come si vorranno gestire i soldini che di arrivano da Bruxelles. Parliamo ovviamente di Recovery Fund o se preferite Next Generation EU. Una cifra immane, 750 miliardi che l’Unione Europea potrà sfruttare. Un’occasione irripetibile, ma come è giusto che sia, tale cifra non verrà “lanciata con l’elicottero” ma utilizzata in cambio di progetti oculati e produttivi.
Per l’Italia ci saranno 209 miliardi, di cui 81 a fondo perduto e 128 a prestito.
Prendete la situazione economica del nostro paese e capirete che questa è l’ULTIMA e ripeto l’ULTIMA CHIAMATA per la ripartenza.
il bivio è chiaro. O sarà ripartenza, oppure sarà disastro. Non ci sono vie di mezzo.
Il buon Mario Draghi aveva osservato a fine agosto che buona parte dei fondi europei comporterà nuovi debiti e quindi, per un paese con un debito pubblico come quello italiano, è indispensabile scegliere fra progetti «buoni» e progetti «cattivi».
Anche perché poi, sarà la stesa UE a decidere, perché per accedere ai finanziamenti bisognerà sottoporre alla Commissione Europea quello che abbiamo definito il PNRR. Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Sontuoso nome che dovremmo definire “piano Marshall 2.0” ma che questa volta, dipende molto più da noi.
Dove sta il problema? Questo PNRR dovrà essere convincente e se verrà bocciato, semplicemente l’Italia non otterrà i fondi e quindi per noi sarà il declino.
Bisognerà quindi focalizzarsi sul mondo del lavoro, istruzione, ricerca, burocrazia pubblica, politiche sociali ed industriali più riorganizzare processi produttivi ed amministrativi.
Ecco… Noi siamo italiani e sappiamo bene che qui stiamo parlando di RIVOLUZIONE. Si, si tratta di rivoluzionare una serie di diritti acquisiti e modus operandi che hanno mandato a ramengo il nostro paese. Un percorso quindi INVASIVO nel sistema che sarà difficile (se non impossibile) effettuare.
Però non ci sono alternative, miei cari, la strada UNICA percorribile è questa. Altre non ce ne sono, se non quelle che ci porteranno al disastro collettivo. Anche perchè, bisogna dirlo, c’è anche il realistico rischio che potremmo finire, usando un gergo un po’ rude ma chiaro, cornuti e mazziati. Infatti questi fondi sono comunque ottenuti dalla partecipazione dei vari paesi dell’Unione Europea. Italia compresa che quindi metterà la sua parte. Quindi c’è anche il rischio che noi mettiamo i soldi, poi le nostre proposte vengono bocciate e quindi andiamo magari a finanziare i paesi più virtuosi. Tragicomico e non impossibile, visto che in passato abbiamo visto decine di situazioni dove c’erano dei fondi europei da sfruttare ma che poi per incapacità del sistema, non venivano spesi.
La domanda è d’obbligo, ma questo PNRR sarà all’altezza della situazione?
Non possiamo permetterci questa domanda perché possiamo SOLO una risposta positiva.
Restano però tutti i dubbi del casi.
Pensate per esempio chi sono coloro che hanno studiato questo PNRR. Saranno persone capaci, pragmatiche, concrete? Guardando certi elementi che compongono questo governo, mi viene la pelle d’oca.

Inoltre come sono state effettuate certe scelte? C’è stato un confronto costruttivo? E tra chi? Insomma, la mia grande paura è l’incompetenza all’interno di un contesto storico dove ci vuole esperienza, preparazione e qualità come mai c’è stata nella storia. Proprio perché è l’ultima spiaggia.
Un organismo coordinato da un personaggio riconosciuto universalmente? Potrebbe già essere un buon inizio, un garante super partes che abbia il compito di supervisore, delegando a dei veri tecnici con esperienza e qualità le varie tematiche da smarcare.
Un nome su tutti è persin banale dirlo. Mi riferisco ovviamente a Mario Draghi.
Ma i tempi sono stretti e bisogna darsi da fare. Il motivo, credo l’abbiate capito. Poi ovviamente ci vorrà del tempo per vedere i bonifici (incrociamo le dita per “l’era di mezzo”), ma non abbiamo alternative questa volta.
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