NORVEGIA E ITALIA: risorse per due modelli pensionistici diversi

La pensione, l’Italia, la Norvegia. Paesi estremamente distanti e diversi, con situazioni fiscali agli antipodi. Vi lascio a questa brillante analisi di Lampo, dove viene messa a nudo l’incapacità di guardare…oltre la punta del naso…
Buona lettura…
DT
LA NORVEGIA
In Norvegia ([2]) l’età pensionabile è pari a 67 anni ed è possibile continuare a lavorare fino a 74, ottenendo ovviamente dei contributi maggiorati. E permesso però andare in pensione già a 62 anni, venendo però penalizzati dal punto di vista del rateo pensionistico fino al 40% rispetto ai 67 anni.
Il sistema è molto flessibile: un lavoratore può decidere, per esempio, a 62 anni di scegliere un part time all’80%, continuando a guadagnare il 90% del suo stipendio e ottenendo il 100% della pensione a 67! Per chi compie lavori usuranti è previsto il cambio delle mansioni all’interno dell’impresa in modo che siano meno pesanti. Ciò è stato deciso soprattutto per evitare allo Stato costi aggiuntivi dovuti alle assenze per malattie e ridurre il numero di lavoratori che beneficiano di pensioni di invalidità (11,4% rispetto alla media Ocse del 6%).
Riassumendo alcuni dati OCSE ([7]) la Norvegia ha una spesa pensionistica pari al 4,7% del PIL contro una media OCSE del 7%. Ha un’aspettativa di vita, alla nascita e al raggiungimento di 65 anni, di poco inferiore a quella italiana, però gode di una pensione quasi doppia rispetto alla media europea!
In Norvegia sono riusciti ad ottenere una riforma pensionistica del genere, senza grossi sommovimenti di piazza, grazie alla loro lunga tradizione di concertazione, che prevede che vengano coinvolte in queste decisioni importanti per il futuro del paese, tutte le parti sociali.
Certo… in questo modo si ottengono trattative lunghe e complesse, che però permettono di sviscerare la problematica nei suoi molteplici aspetti, e di prendere decisioni che possano risolvere molti di essi, riuscendo a soddisfare la maggioranza dei soggetti coinvolti. In tal modo la soluzione, sebbene conquistata con un lungo dibattito, viene rispettata da tutte le parti sociali, con l’impegno a non modificarla il giorno dopo, come succede spesso in Italia, quando manca la concertazione (ad ogni cambio di governo c’è sempre spesso la controriforma della riforma attuata dal precedente!).
In più la Norvegia, da quando ha scoperto di avere importanti giacimenti di petrolio nel mare del Nord, ha pensato di utilizzare bene i proventi di tale risorsa, in prospettiva delle generazioni future. Come? Creando nel 1990 ([1] e [3]) un fondo pensione statale denominato Government Pension Fund – Global (ex Government Petroleum Fund) che adesso, con la riforma del 2006, assieme ad un altro fondo, il Government Pension Fund – Norway (ex National Insurance Scheme Fund), forma l’attuale Fondo Pensione Governativo Norvegese, uno fra i maggiori fondi pensione a livello mondiale, per patrimonio gestito: a fine 2009 ammontava a 320 miliardi di euro.
Entrando nel dettaglio il Government Pension Fund – Global è un conto speciale in corone norvegesi presso Banca di Norvegia gestito dal Ministro delle Finanze, responsabile della sua gestione. Viene investito in strumenti finanziari e depositi in valuta estera per proteggere l’economia nazionale dagli effetti delle fluttuazioni delle entrate derivanti dal petrolio.
Nel 2004 sono state proposte da un Comitato Etico, composto da cinque esperti in materia di diritti umani, politiche ambientali, diritto economico internazionale, economia, le linee guida da seguire per la sua gestione, approvate dal Parlamento norvegese e rese operanti dal Ministro delle Finanze. Al Comitato Etico spetta anche il controllo costante delle società in cui il Government Pension Fund – Global investe.
Di seguito un grafico ([4]) che mostra l’incremento di valore del fondo nel corso dell’ultima decina di anni:
I norvegesi si sono resi conto che in futuro avranno una progressiva riduzione dei profitti derivanti dallo sfruttamento del petrolio e un sicuro incremento della spesa pensionistica, sanitaria e assistenziale (dovuto alla curva demografica e conseguente invecchiamento della popolazione). In questo modo hanno garantito alle future generazioni una parte dell’odierna ricchezza, in attesa degli sviluppi economici futuri.
In pratica hanno avuto una visione di lungo termine, che spesso manca ad altri Paesi, quali il nostro.
Ovviamente il modello pensionistico norvegese non può essere applicato direttamente ad altri Paesi, ma sicuramente può insegnare che la vera concertazione e collaborazione, oltre ad una approfondita analisi dei singoli aspetti che costituiscono le problematiche da affrontare, mantenendo sempre uno sguardo al futuro, possono garantire benessere alle generazioni attuali e a quelle future.
Aggiungo un’ultima chicca: se avete un’età compresa fra i 17 e 67 anni e volete andare a lavorare in Norvegia rimanendo almeno tre anni lì residenti, maturate il diritto alla pensione! Ovviamente proporzionalmente agli anni di permanenza rispetto ai 40 anni di lavoro che garantiscono una pensione completa.
Vi lascio sbizzarrirvi nei conti (vi ricorso solo che l’attuale pensione media norvegese è pari a circa 78.000 dollari l’anno).
L’ITALIA
Veniamo all’Italia.
Senza annoiarvi tentando di spiegare il nostro sistema pensionistico, cito solo alcuni dati derivanti dall’ultimo rapporto dell’OCSE (Pensions at a Glance 2011) sul sistemi adottati dai vari paesi aderenti ([5] e [6]). Siamo al secondo posto come invecchiamento della popolazione, subito dopo il Giappone. L’Italia ha una spesa pensionistica pari al 14,1% dell’intero PIL: il doppio della media OCSE (7%). Certo, le riforme adottate negli ultimi 15 anni riusciranno a non incrementare la spesa pensionistica, soprattutto nel settore pubblico.
Però l’attuale indice di fertilità, 1,4 nascite per coppia contro 1,7 della media OCSE non preannuncia buone prospettive per il futuro pensionistico delle generazioni più giovani. E non vedo all’orizzonte grosse politiche per la famiglia che incentivano a migliorare questo dato per il prossimo futuro (preciso che lo affermo indipendentemente da chi è attualmente al governo… visto che si tratta di una problematica che affligge l’Italia da parecchi anni). Anzi… prevedo tagli, in vista della politica di austerity che dovremmo affrontare a partire dalla prossima manovra finanziaria, in cantiere (di cui ancora non si sa nulla.. sigh!). Continuando così per il 2050 è previsto un rapporto di solo 1,5 persone in età lavorativa rispetto a quelle in pensione, contro il dato attuale di 2,6!
Qui di seguito una tabella che riassume un po’ di dati:
Infatti proprio Anna D’Addio, una esperta economista dell’OCSE in materia di pensioni, ha rilasciato questa dichiarazione:
“The current economic condition and the characteristics of the labour market with more precarious jobs and earnings have the potential of reducing pension entitlements in the future for these workers ”.
Provo a tradurre: “L’attuale condizione economica e la peculiarità del mercato del lavoro con sempre più posti precari, stipendi compresi, possono potenzialmente ridurre il futuro diritto di questi lavoratori alla pensione”.
Non voglio infierire oltre riportando i dati con cui il CNEL (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) ha lanciato l’allarme sull’aumento dei giovani che non studiano e non lavorano! Chi è curioso può trovare un approfondimento nel link riportato nella nota n. 8 in calce al post. Ed ecco subito la proposta ([11]) del nuovo Presidente dei Giovani Imprenditori Jacopo Morelli:
“Il primo passo sarebbe quello di andare verso un’equiparazione dell’età pensionabile tra uomo e donna per poi tendere verso i 70 anni come età di pensionamento. In altri paesi è già una realtà, pur salvaguardando i lavori usuranti”.
Non commento.
Adesso… facciamo un passo oltre e… tranquilli e beati, seduti comodamente nella nostra poltrona, proviamo solo ad immaginare l’eventualità che i nostri governanti, grazie alla concertazione con le parti sociali, possano costituire anche qui un fondo pensione simile a quello norvegese.
Come? Semplice: sfruttando il “nostro petrolio”! I proventi dell’evasione fiscale oppure quelli derivanti dallo sfruttamento e valorizzazione di un patrimonio inestimabile che abbiamo e tutti ci invidiano! Quello storico, artistico, archeologico e culturale (farcito dalle nostre innumerevoli specialità gastronomiche). Queste sono le nostri ingenti risorse… che non vogliamo deciderci ad estrarre e valorizzare per le generazioni future, sebbene abbiamo un intero Ministero dedicato al Turismo.
Preferisco non addentrarmi sull’argomento, specie sul portale italiano italia.it di promozione turistica e sui suoi accessi, quelli dichiarati dall’attuale governo e quelli certificati da Google (nella nota n. 10 trovate un link ad un articolo che racconta tutta la vicenda). Posso solo affermare che una vetrina sulle opportunità turistiche in Italia è di fondamentale importanza per incentivare il turismo proveniente dall’estero. Infatti, in base ai dati Istat ([9]), noi italiani viaggiamo sempre meno per turismo, costituendo una risorsa sempre più esigua per questo settore: nel 2010 abbiamo un -11,4% dei viaggi vacanze rispetto al 2009! Quindi se non vengono gli stranieri… come pensiamo di incentivare questo settore?
Concludo con questa domanda:
Quando in Italia saremo capaci di avere una visione a lungo termine?
Lampo
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Bibliografia e approfondimenti:
[1] Gruppo Generali – Il fondo Pensione Governativo Norvegese: http://www.generali.com/Gruppo-Generali/Sostenibilita/politica-di-investimento/Fondo-Pensione-Gov–Norvegese
[2] RSI Radio Televisione Svizzera – Le pensioni in Norvegia di Ronny Bianchi: http://retedue.rsi.ch/home/networks/retedue/plusvalore/2011/05/03/pensioni-norvegia.html
[3] NBIM Norges Bank Investment Management – Government Pension Fund Global: http://www.nbim.no/en/About-us/Government-Pension-Fund-Global/
[4] NBIM Norges Bank Investment Management – Quarterly report 1Q 2011: http://www.nbim.no/Global/Reports/2011/Q1/Q1_2011_web.pdf
[5] OCSE – Pensions at a Glance 2011: Retirement-Income Systems in OECD and G20 Countries: http://www.oecd.org/document/49/0,3746,en_2649_34757_42992113_1_1_1_1,00.html
[6] OCSE – Pensions at a Glance 2011: Italia: http://www.oecd.org/dataoecd/17/43/47365777.pdf
[7] OCSE – Pensions at a Glance 2011: Norvegia: http://www.oecd.org/dataoecd/33/50/47272991.pdf
[8] CNEL – Agenzia ASCA sulla disoccupazione giovanile:
[9] ISTAT – Viaggi e vacanze in Italia e all’Estero: http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20110216_00/testointegrale20110216.pdf
[10] Il caso Italia.it: http://ghnet.it/il-caso-italia-it


