Scricchiola il mercato immobiliare americano

17 Novembre 2010 15:30

Giornata ricca di dati quella odierna. Accanto al consueto indice dei mutui residenziali rilasciato dalla MBA ( Mortgage Bankers Association ), oggi anche il Census ha comunicato il numero di abitazioni che hanno preso la via della costruzione, il numero di permessi edilizi rilasciati e il numero di case che invece sono state completate. Ma procediamo con ordine.

Torna prepotentemente a scendere l’indice che ritrae il numero di mutui concessi nella settimana conclusa il 12 novembre 2010. Da un 188.7, l’indice complessivo si porta a 179.2, perdendo il 5.03%. Vi ricordo che tale indice è composto da due sottoindici. Il primo indica il volume di mutui concessi tramite le garanzie governative, e per la settimana in esame, esso scende da 176.1 a 170.9. Stessa sorte per l’indice invece convenzionale, che passa da 197.2 a 184.7.

Il mercato immobiliare risulta ancora estremamente depresso. E ci credo, direte voi! In effetti, considerando quanto sta accadendo al di la dell’Atlantico, dove centinaia di migliaia di famiglie stanno subendo sfratti o sono in causa con in esiguo numero di banche in conseguenza di un’impressionante mole di documenti falsi, sfido bene l’instancabile consumatore americano a mantenere inalterate la sua propensione alle spese folli effettuate a debito, siano esse indirizzate verso l’ultimo ritrovato tecnologico che non invece verso il sicuro mattone…! Fatto sta che, terminata la stagione degli sgravi fiscali per gli acquirenti, i livelli dove per ora il mercato si è assestato sono semplicemente ridicoli se confrontati con quelli degli anni scorsi. Da questa parte dell’economia, non giungono segnali incoraggianti.

Di uguale tristezza, se non peggiori, le informazioni che il Census ha prodotto in merito ad altri importanti numeri macroeconomici. Dopo quella porcata di dati sparati letteralmente fuori dal cappello il mese scorso, oggi le correzioni abbondano, così come impressionano negativamente i segni meno.

Mentre cresce dello 0.5% il numero destagionalizzato di permessi rispetto al dato rivisto di settembre, crolla dell’11.7% il numero di nuovi cantieri avviati, sempre rispetto ad un dato rivisto a ribasso per il mese precedente ( dal +0.3% al -4.2%… ). Stessa naturale sorte per il numero di case, sempre destagionalizzato, terminate, che mette a segno un -3.2% rispetto allo scorso mese. Tutta roba, come vedremo tra poco, da Guinness dei primati in peggio! I dati che seguono, sono non destagionalizzati e mensili, non annualizzati.

Permessi di costruzione

Niente di buono. Benché sia stato inspiegabilmente rivisto leggermente a rialzo, di una manciata di centinaia, il numero di permessi concessi a settembre, ottobre ha portato con sé la desolazione.

Dai 47.1 mila permessi di settembre, si è passati ai 43.7 di ottobre, con in dietrofront del 7.2% non destagionalizzato. L’ultima volta che si sono visti numeri come quelli a cui abbiamo la sfortuna di assistere, il presidente degli Stati Uniti era Abraham Lincoln, e l’ottenimento del permesso di costruzione era un optional, non una prassi!

Cantieri residenziali avviati

Qui le cose peggiorano e non di poco. Infatti, dopo gli arcani dati del mese scorso, oggi il Census sembra correggere il tiro non di poco. Rivisti a ribasso da 54 mila a 52 mila nel mese di settembre, i nuovi cantieri avviati nel mese di ottobre crollano di altre 5.7 mila unità, fermandosi a 44.3 mila. Essi orbitano ora poco sopra ai minimi storici registrati a febbraio, quando le copiosi e interminabili nevicate avevano temporaneamente ( così raccontavano ) frenato l’espansione della ripresa immobiliare.

Benché il crollo rispetto al mese scorso sia del 14.8% non destagionalizzato, si può notare che, almeno per quanto concerne l’avvio di nuovi cantieri, le serie del 2010 e del 2009 sembrano convergere. Forse questi livelli saranno indicativi di un qualche stato di equilibrio, in ingegneria creativa noto come “stato di equilibrio molto prossimo ad un intorno di molto poco”.

Case completate

Ovviamente, se le case non vengono iniziate, e contrariamente a quanto il Census voleva farci credere, esse non vengono neanche terminate. Grazie al cielo, qui le cose sembrano andare un pochino meglio, anche se non credete di trovare un qualche segno più, se non davanti alla parola lacrime!

Riviste a ribasso della solita manciata di migliaia di unità, il dato di settembre viene revisionato da 58.3 mila a 56.8 mila, mantenendosi in linea con la migliore tradizione dei vari uffici di statistica statunitensi che ricorrono sempre più spesso ai numeri immaginari, quelli del campo complesso C, per descrivere invece grandezze misurabili con i ben più semplici numeri naturali, quelli che Dio ha più o meno spremuto direttamente nella testa di ciascuno di noi, noti come 1, 2 ,3 4… n!

Comunque, trascurando il fatto che ormai le revisioni fanno macelli più che non le letture consecutive mese per mese, il dato di ottobre mostra un decremento di sole ( si fa per dire… ) 1000 unità rispetto a settembre. Quasi quasi mi vien da sperare in bene!

Complessivamente, i dati usciti oggi fanno schifo. L’unica cosa positiva uscita oggi, secondo tuttavia quel malatissimo senso economico che ci hanno insegnato, non ha nulla a che vedere con le case o con in lavoro o con altro di reale e concreto, ma con la bolletta per l’energia. Mentre infatti l’inflazione cresce di un misero 0.2%, decollano invece i prezzi energetici, che registrano un entusiasmante, sempre che anche voi siate petrolieri, +2.6%. Ringraziando Bernanke per l’ottimo lavoro compiuto nel far pagare più caro cose come l’energia elettrica a, tra gli altri, 42 milioni di persone che non hanno sufficienti soldi per comprarsi il necessario cibo, mi accomiato augurandovi buona serata a tutti.

Mattacchiuz