Tormentone di primavera: Grexit, le ipotesi e le conseguenze

28 Maggio 2012 10:00

Alla Grecia conviene uscire dall’Euro? E agli altri paesi? E cosa succederà in caso di uscita? E come dovrebbe avvenire? E soprattutto, cosa accadra? Grexit SI o NO?

A seguito del noto Euromeeting dei vertici UE, i giornali ed i media in generali sono stati infarciti in modo veramente esagerato sul tormentone di fine primavera.
Ma alla fine, la Grecia resterà nell’Eurozona oppure no?
Nel nostro Euro Sondaggio che è ancora aperto, al momento resta in testa l’ipotesi in cui l’Eurozona resterà così comè. Con Grecia e tutti gli altri al suo interno.

Perchè parlare di tormentone? Perchè il tutto troverà delle soluzioni e delle risposte entro l’inizio dell’estate, quando avremo prima le nuove elezioni in Grecia e successivamente, uno dei meeting più importanti degli ultimi anni, a Roma dove finalmente verranno prese delle decisioni definitive che condizioneranno l’economia e anche la politica dei prossimi anni.

Ripeto, di parole se ne sono fatte veramente troppe.
Prima la Merkel dice un “no” secco agli Eurobond. Prima i bilanci in ordine e poi la socializzazione delle perdite. Poi però sembra arrivare l’ammorbidimento e Monti addirittura azzarda dichiarazioni possibilistiche non così remote: gli Eurobond non sono così lontani. Ma poi arriva l’Olanda, la quale dice: fate pure cambiare idea alla Germania, tanto noi diremo sempre NO agli Eurobond. E subito arriva la correzione sempre di Monti:

«Dire che gli Eurobond arriveranno presto, direi che mal si concilia con la complessa realtà europea», ha spiegato il premier. «L’Europa sa reagire, mettendo in opera cose nuove. L’intesa della riunione a Bruxelles è consistita nel fatto che questi temi hanno assunto una importanza maggiore. Abbiamo bisogno di trovare una coesione, ma il fatto che un gran numero di capi europei dentro e fuori dalla zona euro, come la Gran Bretagna, si siano espressi a favore farà sì che l’ipotesi sia considerata anziché rimossa perché alla Germania non piace. Abbiamo un solidissimo rapporto con la Germania di Merkel. È stato eletto il nuovo presidente francese, François Hollande. Io credo che l’Italia possa facilitare una sintesi tra le posizioni francese e tedesca».

Quindi punto a capo, con Monti mediatore tra Germania e Francia. E ovviamente, al questione Eurobond diventa anche determinante per la stessa Grecia.

Grexit: si o no?

Ma occorre fare chiarezza su questa situazione. Tanto per cominciare parliamo di Grexit.
Le analisi prettamente politico elettorali, si giocano su una differenza minima (nei sondaggi) della probabilità di vittoria tra moderati (Nova Democratia e PASOK) a governi di sinistra anti-austerità (centrati su SYRIZA), tenendo conto che il primo partito conquista un lauto premio di maggioranza: 50 seggi su 300 totali. Se l’analisi di scenario fatica a individuare il vincitore, occorre domandarsi cosa succederebbe nei due casi.

E se i moderati certamente sono pro EMU, bisogna ricordare che anche SYRIZA lo è (e su questo si è fatta un po’ di confusione) solo che lo stesso vuole rinegoziare i termini del pacchetto di austerity (cosa che vogliono anche i moderati pur se meno aggressivamente). Quindi la Grecia non uscirà spontaneamente dall’UE e dall’Euro, nè esiste procedura legale di espulsione (se non anche dall’UE per “morosità”, difficilmente credibile…). Su questo tema riprendetevi questo importante articolo.
Quindi siamo realisti e cerchiamo di rispondere alla seguente domanda: Conviene fare uscire la Grecia dall’Euro?

Secondo me, il rapporto costo opportunita’ suggerisce decisamente che la Grecia verra’ trattenuta nell’EU rinegoziando i termini dell’austerità (o affiancandogli cio’ che qualcuno definisce un mini-Piano Marshall): infatti si valuta che tenere la Grecia nell’Unione Europea, tra nuova ristrutturazione del debito più pacchetto di aiuti, costerebbe circa € 60 miliardi. Viceversa se la Grecia esce? Difficile fare i conti esatti, vista anche la difficoltà di effettuare la famosa “uscita ordinata”, ma le stime parlano di circa € 250-300 miliardi (!!!) di Euro, ma solo tenendo conto della perdita di valore degli asset greci! E poi c’è l’incontrollabile, ovvero l’Effetto Domino o effetto contagio, e a quel punto non sparo numeri visto che la speculazione può fare danni immani più gli effetti a livello politico, più tutto quello che ne potrebbe conseguire (non da trascurare la creazione di un precedente molto pericoloso…)

Se poi vogliamo anche prendere in considerazione il parere di Dallara, dell’IIF ( Institute of International Finance,) allora si rincara addirittura la dose:

The cost of Greece exiting the euro would be unmanageable and probably exceed the 1 trillion euros ($1.25 trillion) previously estimated by the Institute of International Finance, the group’s managing director said.

The Washington-based IIF’s projection from earlier this year is “a bit dated now” and “probably on the low side,” Charles Dallara said in an interview in Rome yesterday. “Those who think that Europe, and more broadly the global economy, are really prepared for a Greek exit should think again.” (Bloomberg)

Morale: la logica mi fa pensare che, con qualsiasi risultato elettorale il 17 giugno, la Grecia reserà nell’Euro. Ovvio, sono sempre pareri personali, e ci macherebbe. Però questo è il mio punto di vista. E ovviamente non tutti la vedono così. Si passa da chi è molto in liena con il mio pensiero e che vede l’ipotesi Grexit pari al 5% (Se non erro Morgan Stanley) fino ad arrivare al 75% espresso da Citigroup.

Facciamo però finta che i catastrofisti alla fine abbiano ragione. Ma voi lo sapete come dovrebbe avvenire al famosa GREXIT?

La Grecia esce dall’Euro. Ma come?

In linea di massima dovrebbe essere la Troika (BCE, UE, FMI), ovvero la massima espressione della concessione del credito che dovrebbe sospendere i pagamenti e chiudere le linee di liquidità indiretta (ELA, Emergency Liquidity Assistance, ovvero linee di credito della BCE alla Banca Centrale Greca, che oggi sono pari a circa 50 miliardi) senza le quali al Paese si troverebbe senza mezzi di pagamento (salari pubblici servizi forniture, interessi e rimborso titoli in scadenza: il tutto quantificabile a circa 2 miliardi al mese). A questo punto la Grecia, a corto di mezzi e senza liquidità per l’ordinaria amministrazione, comincerebbe a scrivere dei ‘pagherò’ governativi per pagare gli stipendi, delle vere e proprie cambiali a termine e sospendendo a tempo indeterminato tutti i pagamenti pubblici di ogni tipo in valuta Euro. E questi nuovi strumenti di pagamento sarebbero i precursori della nuova Dracma, che poi verrebbe legalizzata e quindi progressivamente svalutata. Immaginatevi a quel punto il costo che dovrà subire il sistema. Ma per questo, ho già scritto prima. E io sono convinto che il sistema finanziario è cosciente di queste cose e, per lo meno per un banale motivo di convenienza, non vorrà arrivare a perdere completamente il controllo della situazione, con una Grecia che finisce realmente alla deriva e con un effetto contagio con effetti molto più devastanti di quanto si possa pensare.

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DT

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