ZEW GERMANY: il gap tra oggi e domani è giustificabile?
La Germania resta la locomotiva economica europea. Il suo ruolo a livello politico e nevralgico resta assolutamente centrali nelle dinamiche del Vecchio Continente. E quindi occorre sempre prestare molta attenzione a quanto accade e quanto si prevede (e percepisce) a Berlino.
Lo ZEW è uno degli indicatori previsionali più noti sui teutonici. Il grafico in apertura illustra sia l’andamento attuale dell’economia e sia quali sono le aspettative. Il gap tra i due grafici, come vedete, è molto forte ma non è un’anomalia assoluta. In passato già diverse volte il divario tra aspettative e presente ha superato le 140 unità. La cosa che voglio farvi notare è il fatto che le aspettative anticipano sempre il futuro in modo abbastanza coerente. Ma questa volta la situazione è diversa per via del Covid-19. Malgrado questo, le aspettative di un recupero economico sono importanti, ma al momento non così forti da giustificare i movimenti di mercato. In altri termini, il famigerato movimento a V nelle aspettative non lo vedo così nettamente anche a seguito del tonfo dello ZEW attuale.
(Teleborsa) – Recupera ancora a giugno l’indice ZEW tedesco, che sintetizza il sentiment delle imprese sulle condizioni economiche future. Si tratta del secondo mese positivo dopo il crollo registrato ad aprile in conseguenza dell’epidemia di Covid-19.
L’indice ZEW, un indicatore anticipatore del sentiment dell’economia nei prossimi mesi, è risalito a 63,4 punti dai 51 precedenti. Il dato, elaborato dall’Istituto di ricerca tedesco ZEW Institute, è superiore alle aspettative, che indicavano un livello di 60 punti. Restano ancora penalizzate le aspettative sulle condizioni attuali, pur con un recupero del relativo sottoindice a -83,1 da -93,5.
Lo scollamento tra mercati, dove la V è più netta (soprattutto in USA) e l’economia reale (dove la V al momento è più simile allo SWIPE come spiegato QUI) è netta. La cosa non mi sorprende più, visto che ormai è chiara la volontà di pilotare artificiosamente le cose. Un cliente ieri mi parlava di una “finanza di Stato”. Per certi versi il ragionamento a livello logico è corretto. Si va verso al controllo della curva dei tassi e della volatilità da parte della banche centrali, con ovvie influenze anche sui mercati azionari (fino a quando le stesse non si metteranno a comprare anche ETF azionari, cosa che la BOJ, tra l’altro, ha già fatto).
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