UN MOMENTO D’ORO

11 Settembre 2025 09:03

 

Non si può certo dire che i mercati finanziari, e in particolare Wall Street, non abbiano un certo senso del drammatico. Per mesi il dibattito è stato incentrato su un unico, asfissiante interrogativo: la Federal Reserve taglierà i tassi a settembre? Le probabilità, fino a poco tempo fa, sembravano un po’ un tiro alla sorte, ma a quanto pare la sorte ha scelto. O almeno così sembra. Con i dati recenti che segnalano un mercato del lavoro in brusca frenata, come riportato da fonti come FocusRisparmio e Morningstar, la probabilità di un taglio di 25 punti base alla riunione del 16-17 settembre è data quasi per certa, vicina al 94%.

A questo si aggiungono le previsioni di una nuova spinta fiscale nel 2026, e si capisce perché gli investitori azionari siano tornati a sorridere. A New York c’è chi si aspetta un S&P 500 che tocca quota 7200 entro il secondo trimestre del 2026. L’ottimismo, si sa, a Wall Street è contagioso e si diffonde più velocemente di qualsiasi virus, ma siamo sicuri che sia giustificato?

Grafico SP500 by Tradingview

 

Quando il mercato si svela, ma lo ignoriamo

C’è un ospite inatteso a questa festa che pochi sembrano voler notare: l’oro. Mentre la maggior parte dei mercati si gode l’euforia, il metallo giallo, da sempre considerato il porto sicuro per eccellenza, sta lanciando segnali preoccupanti. Dall’inizio di agosto, dopo l’annuncio delle presunte accuse a una figura di spicco della Fed, il prezzo dell’oro è salito in modo vertiginoso, superando i $3.500 l’oncia e toccando nuovi massimi storici.

Ora, l’oro ha un rapporto a dir poco “complicato” con gli altri asset. Negli ultimi anni ha marciato di pari passo con l’azionario, superando persino la performance dell’S&P 500 dal 2022. Le motivazioni sono state molteplici, ma l’ultima impennata fa riflettere. E se non si trattasse di un semplice rifugio contro l’incertezza economica, ma di una polizza assicurativa contro la politicizzazione della banca centrale?

Grafico ORO by Tradingview

La vera preoccupazione, a detta di molti, e ora anche del mercato dell’oro, non è tanto l’andamento dell’inflazione o la debolezza del mercato del lavoro, ma l’ombra lunga della politica che si allunga su una delle istituzioni più importanti del mondo. Le continue pressioni dell’amministrazione presidenziale per un taglio dei tassi, unita al tentativo senza precedenti di rimuovere un membro del Board della Fed, la governatrice Lisa Cook, per accuse personali, hanno sollevato più di un sopracciglio.

L’indipendenza della Fed è il fondamento della credibilità del dollaro come valuta di riserva globale, un processo che però, come descritto in post precedenti, sembra inesorabile e rivoluzionario. Una politica monetaria dettata da esigenze politiche di breve termine, come la gestione del debito pubblico, potrebbe portare a una svalutazione della moneta, a un’inflazione galoppante e a una distorsione della percezione del rischio.

Usiamo ovviamente il condizionale perché tutto il mondo resta in attesa di capire come si evolve la situazione non solo economica degli USA: resta il fatto che i segnali dell’oro, in questo contesto, sono un monito che non possiamo ignorare. Ci sta dicendo, in modo inequivocabile, che gli investitori stanno cercando una via di fuga da un sistema che, se minato alla base, potrebbe perdere la sua stabilità. Senza poi dimenticare che si è alla ricerca di certezze e la preservazione del potere d’acquisto è la priorità.

In fin dei conti, mentre tutti sono concentrati sul “se” e “quando” del prossimo taglio dei tassi, il vero tema è un altro: l’indipendenza della banca centrale. E se il mercato dell’oro ha ragione, faremmo bene a prestare attenzione a questo campanello d’allarme, prima che il sarcasmo si trasformi in una triste realtà.

STAY TUNED!

Danilo DT

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