La Vendetta dei “Normali” contro i Giganti Tech
Nell’ultima seduta della settimana scorsa, i mercati hanno continuato a fare quello che sanno fare meglio: smentire le narrazioni comode. Il 63% delle compagnie dello S&P 500 sta battendo l’indice. Sessantatré percento. Non succedeva dal 2002, quando Internet ancora faceva quel rumore irritante prima di connettersi e la Fed di Greenspan cercava di rianimare l’economia post-bolla tech.
A ieri, l’S&P 500 galleggia poco sopra 6.900 punti con un modesto +1,0% da inizio anno. Niente di esaltante, vero? Eppure sotto la superficie, il mercato sta ballando come un ubriaco in discoteca. 25 società hanno già guadagnato più del 20%. 99 società – una su cinque – macinano rendimenti sopra il 10%. E 339 titoli vantano un saldo positivo. La performance media? Un bel +4,2%; +3,3% se parliamo di mediana.
Traducendo dal finanziese: mentre l’indice fa la bella statuina, il resto del listino sta facendo i soldi veri.
Quando il parco buoi diventa mandria intelligente
Per tre anni ci hanno ripetuto il mantra: “Se non hai i Magnificent 7, non esisti”. Era il mercato dell’apartheid finanziaria, dove sette aristocratici tecnologici controllavano il destino di tutti. Nvidia, Microsoft, Apple e compagnia cantante erano i feudi che garantivano rendimenti, mentre il resto dello S&P 500 serviva solo a far numero nelle presentazioni PowerPoint dei gestori passivi.
Ma gennaio 2026 ha deciso di riscrivere il copione con la violenza di un calcio negli stinchi. Il Russell 2000 ha toccato nuovi massimi storici. Le small cap value stanno volando con un +5,94% contro un misero +2,80% delle large cap growth. È la “Grande Rotazione settoriale”, quella vera, non le finte di cui parlano i venditori di fumo ogni volta che un titolo ciclico fa +2%.
La partecipazione al mercato si è allargata come non si vedeva da 24 anni. Non è più questione di comprare a occhi chiusi le sette sorelle tecnologiche e sperare nell’IA che risolve tutto. No. Adesso tocca guardare i bilanci, capire le valutazioni, sporcarsi le mani con società che fatturano davvero e non promettono solo algoritmi salvifici per il 2030.
Il pilota automatico si è schiantato
La vera verità scomoda? Il mercato è tornato complicato. La stagione degli utili Q4 2025 sta dimostrando che non basta più essere “Big Tech” per battere le stime. Le aspettative sono salite a oltre il +15% di crescita per il 2026, e le valutazioni dell’S&P 500 sono sopra 22 volte gli utili attesi, ben oltre la media storica di 15,9.
Se sei ancora convinto che basti un ETF passivo sull’S&P 500 per dormire sonni tranquilli, ti sei perso il treno. Anzi, sei salito sul vagone sbagliato. Quello carico di titoli sopravvalutati che stanno finanziando la fuga verso società più “normali”, più bilanciate, più reali.
La democrazia azionaria è tornata. E come tutte le democrazie, richiede partecipazione attiva, non delega cieca. Chi continua a seguire il gregge dei gestori passivi scoprirà presto che il benchmark non è più il tuo amico, ma il tuo peggior nemico. Benvenuti nel 2026. Dove per fare soldi bisogna tornare a studiare, a selezionare, a capire. Capirai: non chiedevamo altro. FINALMENTE.
STAY TUNED!
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