Utili ai Massimi, Salari al Minimo dal 1947: L’Economia a “K” Non è una Metafora

19 Febbraio 2026 07:52

Terzo trimestre 2025: la quota del reddito nazionale americano destinata ai salari e ai benefit dei lavoratori scende al 51,4%. Il dato più basso dal 1980. Anzi, se si guarda la labor share in senso stretto (quella che esclude i benefit e si concentra sui salari puri) siamo al 53,8% del GDP, livello che non si vedeva dal 1947.

Nel frattempo, i profitti societari americani toccano 3.402 miliardi di dollari, con una crescita annua del +10,5%. I margini dell’S&P 500 salgono al 13,1%. Record storico.

WOW! Questi non sono numeri astratti. Sono la fotografia di un’economia che produce ricchezza in modo asimmetrico: c’è chi riceve il conto e chi incassa il dividendo.

La “K” che Divide il Mondo

La ripresa a forma di K (K shaped economy) non è uno slogan da convegno. È una struttura. Un meccanismo.

Il braccio superiore della lettera sale: investitori azionari, proprietari di asset reali, professionisti tech, grandi aziende digitali. Il braccio inferiore scende: lavoratori a bassa qualifica, consumatori delle fasce medie e basse, chi dipende da un salario fisso e non possiede azioni.

Il VIX (il famoso barometro della paura sui mercati) sale e scende secondo le proprie logiche, ma i dati macro sottostanti raccontano qualcosa di più freddo: dal 1980 a oggi, i profitti societari sono passati dal 6% al quasi 12% del reddito nazionale lordo, mentre la quota lavoro precipitava dal 58% al 51,4%. Traducendo in cash: l’americano medio porta a casa oggi circa 12.000 dollari annui in meno rispetto a quello che avrebbe guadagnato se la distribuzione del reddito fosse rimasta quella del 1980.

Duemila miliardi di dollari. Ogni anno. Trasferiti dal lavoro al capitale.

AI, Automazione e la Fine del Vecchio Contratto

L’intelligenza artificiale non è neutra. È capital-intensive per definizione: richiede investimenti enormi, genera rendimenti per chi possiede le piattaforme, e sostituisce lavoro umano. E l’AI accelera tutto questo, non lo inventa.

I numeri lo confermano: i consumi aggregati continuano a crescere tra il 5% e il 6% nominale, e sulla carta tutto sembra ok. Ma è un’illusione statistica. La crescita è trainata principalmente dal 20% più ricco della popolazione, che possiede l’80% delle azioni e ha beneficiato in pieno del rally azionario e dell’apprezzamento immobiliare degli ultimi tre anni.

Diciamocelo: quando si parla di disuguaglianza, il rischio è cadere nel moralismo. E il moralismo non muove i mercati. Ma l’analisi finanziaria sì.

  • Primo: la domanda aggregata è fragile. I consumi rappresentano circa i due terzi del PIL americano. Se la parte più povera della popolazione rallenta la spesa per effetto di un’erosione strutturale del reddito reale, il moltiplicatore fiscale di qualsiasi stimolo si riduce.
  • Secondo: i margini dell’S&P 500 al 13,1% sono sostenibili?
  • Terzo: il coefficiente di Gini non è solo etica, è rischio sistemico. Torsten Slok di Apollo Global Management lo ha scritto nella sua Daily Spark con parole chirurgiche: “È un’economia a K per i consumatori americani.” Il credito dei top earners è ai massimi, quello dei bottom earners è in stress. Quando una crisi colpisce, i due bracci della K si divaricano ulteriormente e la stabilità macroeconomica si degrada.

La Politica Entra in Scena e Non Gentilmente

Il rapporto tra utili corporate e salari ha raggiunto il livello più alto mai registrato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Questo non è solo un dato per gli economisti. È benzina politica. Le pressioni per politiche redistributive (patrimoniali, revisione della tassazione sui capital gain, salario minimo, partecipazione agli utili) non sono un’istanza ideologica. Sono la risposta naturale, quasi meccanica, di un sistema democratico a uno squilibrio che dura da quarant’anni e si sta accelerando.

Chi pensa che i mercati siano impermeabili a questo dibattito dimentica che i mercati operano dentro sistemi politici. E i sistemi politici reagiscono.

Un saluto

STAY TUNED!

Danilo DT

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1 commentoCommenta
aiccor
Scritto il 19 Febbraio 2026 at 11:24

Bella analisi. Impietosa, severa ma giusta. E nella grande America le tents cities si allargano, la nuda e cruda realtà traduzione in realtà di quanto sopra esposto.
La grande democrazia esempio per tutti.
Bah…

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