STRATEGIA e SP500: tra l’illusione del rimbalzo e lo spettro dell’inflazione
Le luci della ribalta sono tutte per lui. Il biondo alla Casa Bianca che, con la consueta sicumera, dichiara il conflitto “praticamente concluso”. Ma nei corridoi delle sale operative, dove le cicatrici bruciano ancora, sappiamo che il silenzio dei cannoni non coincide quasi mai con il ritorno alla normalità dei flussi. Lo Stretto di Hormuz resta un nervo scoperto, una giugulare che, se recisa, porta il Brent a baciare quota 100 dollari in un battito di ciglia.
Proviamo a fermarci un attimo, scendiamo dal surf con cui in modo a volte presuntuoso pensiamo di riuscire a cavalcare proattivamente le onde del mercato. Quel mercato che è a un passo dai massimi. Ma guardate bene tra le righe. La volatilità sta ballando un tango nervoso perché il rischio che le interruzioni non siano un raffreddore passeggero, ma una polmonite cronica, è reale. Non basta un’assicurazione dello Zio Sam per convincere che è quasi tutto finito
L’illusione ottica della ripresa rapida
In molti useranno il “buy the dip” come il vangelo. Vi diranno che storicamente un drawdown geopolitico dura 16 giorni. Balle. Questa volta il banco è truccato da un’inflazione che non aspetta altro che un pretesto per rialzare la testa. Se il greggio resta sopra i 90 dollari per sei mesi, l’inflazione USA si prenderà un altro 0,60%; se tocca i 120, prepariamoci a un sussulto dell’1,50%. Le banche centrali, che oggi promettono carezze, non esiteranno a tornare a usare la frusta dei tassi se vedranno le aspettative sfuggire di mano.
Mentre il mercato scommette su un leader iraniano “accettabile” che spunti dal nulla come un fungo dopo la pioggia, la realtà sul campo è un labirinto di veti incrociati e sentenze di morte. Non si installa una democrazia o un regime amico in quindici giorni per far scendere il prezzo della benzina ai distributori del Midwest. È un calcolo cinico, una partita a scacchi dove il tempo gioca contro il vostro portafoglio.
La ritirata strategica verso la qualità
Navigare a vista non è un’opzione. Il piano non è “scappare verso le colline”, ma smettere di essere arroganti con il rischio ciclico. Ridurre l’esposizione non è un atto di codardia, è igiene finanziaria quando il vento cambia direzione. Bisogna rifugiarsi nella duration media se non breve, dei bond di qualità, quelli che ti proteggono se la recessione decide di bussare alla porta. E riconsideriamo il Dollaro, quel vecchio porto sicuro, continuerà a flettere i muscoli finché il petrolio brucerà alto, drenando ossigeno all’Euro.
E poi c’è l’oro. Ma non fatevi ingannare dal suo letargo. È una molla compressa. Quando il mercato capirà che il debito globale sta diventando un incendio indomabile e che la sicurezza è un miraggio, area 6.000 dollari l’oncia diventerà molto più di un target. Non è una previsione, è il richiamo della foresta per chiunque voglia sopravvivere a un 2026 che ha smesso di essere noioso troppo presto.
Il costo dell’esitazione
Il peggior scenario non è perdere un rimbalzo del 2%. È svegliarsi lunedì convinti che tutto vada bene, vendere in preda al panico martedì quando i droni colpiscono un’infrastruttura critica, e guardare il mercato invertire mercoledì. La soluzione? Un piano d’azione progressivo. Se la crisi persiste, tagliate i rami secchi delle cicliche, comprate protezione, e lasciate che la diversificazione faccia il lavoro sporco per voi.
La domanda che vi lascio, mentre sorseggiate l’ultimo sorso del vostro caffè mattutino, è semplice: se tra sei mesi il greggio fosse ancora a tre cifre e la flotta americana fosse ancora bloccata nei convogli, che faccia avrebbe il portafoglio? Se la risposta vi fa venire il freddo alla schiena, fatevi qualche domanda e datevi qualche risposta. Marzullo moment.
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Certo, sul manuale del buon governatore di banca centrale c’è scritto che se l’inflazione aumenta bisogna aumentare i tassi.
Bene, ma così, bovinamente?
Perchè se il petrolio aumenta le aziende, che già soffrono maggiori costi esogeni, per agevolarle gli aumentiamo pure il costo di finanziamento?
Aumentare i tassi fa scendere il costo del barile? Se l’energia aumenta i consumatori avranno a disposizione più o meno soldi per fare acquisti? magari a rate e a debito….
Bah in un mondo più equo in un caso come questo si tagliano i tassi, (a meno che non ci siano pulsioni suicide)