Cina vs Occidente, abbraccio mortale (Guest Post)

Pubblicato 12 Ottobre 2010 Aggiornato 13 Ottobre 2010 11:35

Un altro eccellente post scritto dal nostro amico Gaolin, esperto di economia cinese e non solo, che scrive dalla lontana Cina, un paese che limita enormemente la libertà di informazione e che ancora oggi gli impedisce di poter vedere “in diretta” il nostro blog (censurato come tanti alti siti internet).

In attesa di un suo ritorno (che avverrà ad ore…) leggetevi la sua nuova interessantissima testimonianza, con le valutazioni di un Occidentale che vive e lavora da tempo in quel paese che diventerà probabilmente la potenza economica più importante al mondo.

*****************************************

Sollecitato dalla visita del primo ministro cinese Wen Jabao in Europa, avvenuta la scorsa settimana e da quel poco che ho letto e ascoltato in merito attraverso i media, mi sono messo a scrivere questo post a cui ho dato un titolo decisamente forte.

Non credo di aver esagerato però.

Per spiegare questo titolo, tenterò di fare un’analisi, secondo una visione occidentale-cinese, di alcuni accadimenti, già avvenuti in questi ultimi 20 anni e di quelli che si stanno susseguendo attualmente nell’economia globalizzata. Credo che, se i nostri governanti europei-occidentali non faranno alla svelta lo sforzo di capire chi hanno di fronte, la nostra decadenza economica sarà profonda e irreversibile per lungo tempo.

Mi riferirò all’economia reale, altrimenti detta Main-Street, che è quella dove credo di avere un po’ di esperienze. Le ripercussioni su Wall Street e sul mondo della Finanza in generale le lascio volentieri a quanti sono competenti in merito.

Mi scuso con i frequentatori di I&M, se negli ultimi miei post pubblicati non ho partecipato
ai commenti. Gli impegni di lavoro mi portano in certi periodi a essere in giro per il mondo
dove, caso della Cina, I&M non è visibile.

Qualche premessa

Per partire nei ragionamenti è utile anche andare brevemente indietro nel tempo, un po’ più dei 20 anni citati sopra. Due decenni che hanno profondamente sconvolto lo scenario produttivo globalizzato, in maniera talmente rapida che perfino fra gli addetti ai lavori vi sono non poche difficoltà a comprendere cosa è realmente avvenuto e sta succedendo. Questa difficoltà è sostanzialmente dovuta al fatto che il nuovo ma non più tanto, interlocutore che abbiamo di fronte, ovvero la Cina e i cinesi, hanno connotazioni difficili da comprendere per chi non si rapporta con loro con continuità e per periodi lunghi. Dunque, cominciamo a dire qualcosa degli asiatici in generale.

Gli asiatici hanno una caratteristica comune singolare, che li differenzia da noi occidentali come siamo ora. Sono ancora più che disposti a vivere al di sotto delle loro possibilità.
L’esatto contrario degli americani. Per i discorsi che ci interessano, si può dire che gli asiatici sono dei gran lavoratori, il loro stile di vita tende alla sobrietà, hanno la smania di far denaro e di risparmiarlo, sono innovativi, hanno tutti un forte sentimento/orgoglio nazionale e/o nazionalista, hanno innato il senso del rispetto dell’autorità e della gerarchia. Sono tendenzialmente diffidenti verso le culture diverse, hanno tutta la pazienza che serve a seconda delle necessità o situazione, i propri interessi economici stanno sopra ogni cosa e sono il faro che guida il loro comportamento e le loro azioni. Tendono a fare clan, ovvero a muoversi in gruppo favorendosi reciprocamente contro gli altri.

A loro modo, considerano la competizione economica come un rapporto che deve essere win-win per le controparti ma tendenzialmente sempre più a loro vantaggio man mano che questo rapporto dura. Insomma un mix di caratteristiche che li rende in economia dei competitor temibili.

L’ascesa delle economie asiatiche

Comunque, fino a che le comunicazioni, i trasporti, il passaggio delle informazioni erano difficili e l’organizzazione politica e sociale di questi paesi asiatici li chiudeva in loro stessi, queste formidabili caratteristiche poco hanno potuto esprimersi. Quando invece si sono aperti al mondo e hanno cominciato a capire dagli occidentali che gli scambi commerciali con gli altri paesi avrebbero consentito loro di raggiungere un maggior benessere economico per Totti, anzi per tutti , si sono buttati a capofitto.

La chiave però per intraprendere e attuare un progresso economico rapido è alla fine, prima di tutto il resto, il tasso di cambio. Se alle spalle di un’economia produttiva c’è un’autorità che gestisce questo rapporto fra le monete secondo gli interessi della produzione di beni industriali, ecco che le caratteristiche sopra elencate possono esprimersi in tutta la loro formidabile potenzialità. Avendo semplificato un po’, credo che quanto sopra spieghi come Giappone e le tigri asiatiche abbiano potuto, a partire dagli anni 60 in poi, affermarsi come delle ormai riconosciute vere e invidiabili potenze economiche.



Ascesa della CINA

Poi, 20 anni fa circa è arrivata la Cina. Allora misero paese, ancora del tutto ininfluente nello scenario economico globale, dalle potenzialità enormi fino al momento del tutto inespresse.

Nel lontano 1985 ebbi modi di recarmi a Taiwan e mi colpì non poco vedere tutti questi cinesi che, dappertutto, al coperto e all’aperto e a tutte le ore lavoravano, producendo di tutto e anche beni di più che discreta qualità per il mercato USA, a dei prezzi circa 1/4 dei nostri italiani, al cambio di allora. Però localmente tutto costava, rispetto a noi, pressappoco 1/3 (alberghi, ristoranti, articoli venduti nei negozi, ecc..) .Fu un vero shock che mi fece subito pensare alla grande Cina, poco distante. Ma non mi preoccupai tanto. Al tempo la Cina era ritenuta un’enclave chiusa in sé stessa, condannatasi all’isolamento verso tutti e quindi non pericolosa.

Venendo quindi alla Cina, c’è un aspetto dello sviluppo economico di questa nazione che si differenza completamente da quello degli altri paesi asiatici, precedentemente citati e che si sono sviluppati prima. E’ quello degli apporti di capitale per la costituzione e l’avviamento delle imprese. Giappone e Korea soprattutto ma in parte anche Taiwan e le altre tigri minori si sono sviluppate con risorse economiche prevalentemente proprie, cioè asiatiche. Poi, capitalizzando gli enormi utili che le imprese realizzavano con le vendite all’estero, hanno iniziato a sviluppare la ricerca in tutti i campi, verso prodotti e tecnologie sempre più evolute e poi all’avanguardia. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La Cina di 20 anni fa era un paese privo di risorse finanziarie e di tutto il resto per avere un rapido sviluppo, per cui la dirigenza cinese di allora, preso atto della situazione, ebbe la geniale intuizione di dare avvio all’ industrializzazione del proprio immenso paese direttamente con capitali, tecnologie e know-how di noi sconsiderati occidentali, americani in testa.

Visto che in un precedente post avevo fatto un elenco dei fattori che sono stati alla base di quello che è stato e sta continuando a essere nella storia umana, il più straordinario caso di sviluppo economico “Ad Alta Velocità°, ripropongo pari pari quelli che, secondo il mio parere, sono stati i presupposti, le constatazioni, i fattori, gli obiettivi, che gli illuminati governanti cinesi hanno considerato 20 anni fa circa, per avviare e realizzare quel miracolo economico cinese al cui confronto, il pur valido miracolo italiano, ormai purtroppo di lontana memoria, impallidisce:

1. La Cina diventerà il paese più importante del mondo.

2. La Cina è il paese più popolato del mondo, composto da oltre 1.300.000.000 individui disciplinati e disposti a lavorare sodo, come ormai in occidente pochi sanno cosa voglia dire.

3. Per dar loro sufficiente lavoro devo avere a disposizione un mercato molto grande, cioè il mondo/terra intero. Inizialmente mi concentro su quelli più ricchi dell’occidente capitalista.

4. Per penetrare nei mercati dei consumatori di questi paesi prendo esempio da come hanno fatto quelli che hanno iniziato questo processo prima di noi, cioè Giappone, Korea e Taiwan. Anzi noi cinesi vogliamo e saremo capaci di fare meglio.

5. Per avere a disposizione i capitali e le tecnologie produttive che la Cina non ha ma che sono necessari per un rapido sviluppo, non faccio come i paesi sopra che mi hanno preceduto ma concedo ai capitali stranieri libero accesso in Cina ma solo per investimenti produttivi, finalizzati soprattutto all’export o alla fabbricazione di prodotti tecnologicamente sempre più evoluti;

6. Per convincere gli investitori stranieri a venire in Cina garantisco loro manodopera a buon mercato, con pochissime tutele del lavoro e agevolazioni fiscali interessanti.

7. Siccome come governo cinese voglio mantenere il potere a casa mia esercito un rigido controllo sui capitali e su questi investimenti produttivi stranieri, attraverso il “sistema cinese” che, nel tempo, tende ad espropriare di fatto lo straniero occidentale della gestione dell’impresa.

8. Concedo un praticamente libero acceso all’immigrazione per lavoro in Cina ma solo di stranieri aventi qualifica professionale elevata, ovvero tecnici e manager;

9. Piano piano, anzi più alla svelta possibile, migliorerò lo standard qualitativo dei prodotti cinesi, grazie all’aiuto degli occidentali che sono pieni di pretese sul fronte della qualità e che hanno tanta voglia di insegnarci tutto su come si fa, fino a farne di migliori.

10. Per garantire un costo del lavoro basso mantengo a tutti i costi un rapporto di cambio estremamente favorevole agli esportatori, attraverso un quotidiano controllo della parità monetaria della valuta cinese, tale da non temere alcuna concorrenza da parte di paesi potenziali rivali.

11. Per avere disponibili le materie prime faccio degli accordi commerciali con i paesi che le detengono. In cambio do loro i beni che la Cina produce a prezzi imbattibili.

12. Se nessuno se ne accorge bene in tempo di come andrà a finire, la Cina si sarà creata una posizione economica dominante talmente forte che nessun altro paese potrà scalfirla per un lunghissimo tempo, né USA, né Germania, né Japan, né tantomeno tutti gli altri paesi manifatturieri, ridotti al ruolo di miseri comprimari.

Come è andata finora è sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono prendersi la briga di
constatare la realtà.

Qual’è la comune percezione di questa realtà

Qui siamo messi veramente male. Ci sono, chissà perché, ancora forti resistenze a voler capire cosa è successo. Ci sono ancora, specie fra i nostri governanti locali ed europei, ancora troppi che credono di avere a che fare con dei bonaccioni sempre sorridenti, disponibili a seguire i loro consigli anche se contrari all’interesse dei cinesi. Ci sono quelli che credono di essere più astuti di loro e di poterli convincere con le buone a venire incontro alle richieste dell’occidente, magari spiegando loro quello che già sanno, ovvero che la politica economica del governo cinese, sta distruggendo quella occidentale. Ci sono quelli che sono convinti che il sistema economico cinese imploderà, che in Cina succederà chissà quale rivoluzione contro il governo centrale. Ci sono tantissimi che rifiutano di capire con che interlocutore l’occidente ha a che fare, di capire la loro cultura, di conoscerli meglio per poter relazionare con loro, almeno un po’ meglio di come scelleratamente si è fatto finora, visto anche che ciò è possibile e quasi gradito dai cinesi.

Insomma, se i dirigenti europei si incazzano, perché secondo loro i cinesi non hanno mantenuto la parola data, ovvero di avviare una seria rivalutazione del CNY anche se graduale, dovrebbero imparare almeno un concetto fondamentale, ovvero che un “si” cinese di solito vuol dire “sì, ho capito quello che mi chiedi”, non certo che faccio quello che mi chiedi.

Quale è invece la realtà

Gli americani si stanno rendendo conto di essere ormai nelle mani della Cina. Ne sono grandi debitori in denaro e soprattutto ne sono totalmente dipendenti per moltissimi beni di consumo di ogni tipo e varietà. Negli USA ormai si fa ben poco, il sistema produttivo manifatturiero è quasi completamente sparito o in corso di smantellamento. Ricostituirlo richiederà tempi lunghi, se mai ci fosse un’idea in proposito. Non sembra che sia così per il momento, visto che, per risparmiare sui costi GM, FORD, CHRYSLER e le industrie collegate, hanno ben pensato di andare in Cina a fare shopping di componentistica a buon mercato o di dislocare in Messico ciò che è rimasto delle fabbriche del settore automotive. Se si voleva aumentare ancora il deficit commerciale degli USA, bisogna dire che siamo sulla strada giusta. Insomma gli USA si stanno sempre più ingessando.

Gli Europei stanno dando una mano alla Cina in tutti i modi per incrementare il deficit commerciale, anno dopo anno sempre più preoccupante. Gli svedesi devono difendere gli interessi di IKEA. Gli inglesi quelli delle loro banche ex(?) fallite e delle loro catene commerciali. I tedeschi e assimilabili, che importano a man bassa prodotti cinesi con marchio nazionale per rivenderli agli altri paesi europei, che in questo momento vendono
ancora bene dappertutto e anche in Cina i loro prodotti di qualità e tecnologicamente molto evoluti, se ne fregano dei loro associati nell’UE. I PIGS sono ben impegnati a cercare di curare gli interessi delle loro oligarchie, specie quelle finanziarie. I francesi che, pur avendo problemi molto simili ai nostri, preferiscono tenersi alti nella gerarchia europea e assecondare i tedeschi, ben più bravi e capaci di loro. Infine gli italiani poco informati delle cause delle loro disgrazie avvenute e incombenti sono molto disorientati e, imbelli, assistono al succedersi degli eventi, lasciando alla governance di Bruxelles e della BCE il proprio destino.

Peccato perché l’Europa avrebbe, al contrario degli USA, ancora la possibilità di evitare un futuro come l’americano. In fondo l’industria europea non è stata ancora smantellata. I suoi prodotti sono di qualità e avrebbe ancora tutte le tecnologie per andare avanti da sola, senza comprare più di tanto in Cina.

Considerazioni finali

Il problema è che, con le parità monetarie attuali, competere con la Cina è impossibile. Ormai la Cina è in grado di fare quasi tutto, grazie al nuovo “ventennio” di forsennato trasferimento tecnologico da occidente verso oriente.

Certo che non siamo sulla buona strada se accogliamo come grazia di Dio l’acquisto da parte della Cina dei Bond Greci per salvare (?) questo splendido paese. Se li invitiamo a darci una mano a salvare (?) anche gli altri PIGS o PIIGS. Se accogliamo l’invito di Wen Jabao agli industriali europei a continuare, anzi ad aumentare, gli investimenti in Cina portando lì le loro tecnologie e il loro know-how di cui i cinesi sono avidi ma non dico il perché.

Anzi lo dico.

Una caratteristica peculiare degli investimenti stranieri in Cina è che questi hanno, specie per le Joint Venture con i cinesi, quasi sempre, un solo destino. Dopo un certo periodo, la gestione di queste aziende passa nelle mani dei cinesi. Infatti i manager stranieri, che all’inizio vengono numerosi in Cina per avviare le produzioni e per insegnare a fare le cose bene, un poco alla volta rientrano in patria. Di solito resta un manager capo straniero, a rappresentare la proprietà, circondato da collaboratori,ovviamente cinesi, che un po’ alla volta, alla cinese, creano attorno a questo manager una pratica situazione di esautoramento o impossibilità a prendere decisioni che non siano quelle già da loro prese. Dopo ancora un po’ la ditta non guadagna, perché nel frattempo aziende simili, interamente cinesi, nascono nelle vicinanze. Alla fine l’azienda straniera chiude o viene ceduta a qualche cinese. Insomma la Cina in modo gratuito prima si industrializza e poi si appropria di tutto.

Questa semplice modalità di agire, profondamente radicata in ogni cinese, anche se con metodi diversi, viene applicata anche a livello internazionale, con i paesi deboli, vedi Africa ma anche con quelli che credono di essere forti, vedi USA e UE. Il risultato è l’abbraccio mortale di cui al titolo del post.

C’è qualche modo per evitare questo destino?

Certo che c’è ma sarebbe contro gli interessi delle oligarchie economiche e soprattutto finanziarie a cui i paesi occidentali sono ormai sostanzialmente asserviti. Anche questo i dirigenti cinesi lo sanno e quindi dormono sonni tranquilli.

Gaolin

Tutti I diritti riservati ©
Grafici e dati elaborati da Intermarket&more sulla database Bloomberg

NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

Sostieni I&M! Clicca sul bottone ”DONAZIONE” qui sotto o a fianco nella colonna di destra!

Image Hosted by ImageShack.us

Vuoi provare il Vero Trading professionale? PROVALO GRATIS!