ORO: vita, morte, miracoli e obiettivi
Un eccezionale lavoro fatto da Mattacchiuz, preciso e certosino come non mai, dove scopriremo vita, morte e miracoli del metallo giallo, oltre alcuneinteressantissime indicazioni per capire se conviene ancora comprare oro oppure no.
Chi è l’oro?
Credo sia chiaro a tutti, eccetto che per coloro ai quali è chiarissimo ma non lo possono ammettere – ci fosse un coro di voci fuori campo si udirebbe “Beeernannnkeee”-, che l’oro non è un semplice metallo. L’oro ha delle caratteristiche fisiche ben precise, alle quali deve il valore che esso ha rivestito per l’intera umanità durante il relativamente lungo corso del suo sviluppo. La più nota, è sicuramente l’inalterabilità. Acqua, aria, acidi, basi, calore, gli fanno niente! Teme davvero poche cose: l’acido nitroclorico ( acido nitrico + acido cloridrico … pensate un po’ ), le soluzioni acquose contenenti lo ione cianuro e il mercurio. Ma chi non le teme ste cose?? Ma ci sono altre quattro caratteristiche che lo hanno reso famoso fin dagli albori della civiltà. L’oro è il più malleabile dei metalli. La sua “predisposizione” ad essere ridotto in strati laminiformi sottili è tale da permettere ad un oncia d’oro di essere battuta finche si ottiene un foglio con una superficie di 16 metri quadrati! Non solo, l’oro è pure uno dei metalli più duttili, tanto che con un grammo d’oro si possono ottenere fili lunghi fino a 3.5 chilometri. Infine la sua temperatura di fusione, attorno ai 1060 °C, è tale da essere si alta, ma non troppo. Tutto questo fa capire chiaramente la ragione per cui l’oro sia stato scelto fin da Mida e Creso come un qualche standard per gli scambi commerciali: qualsiasi cosa succeda, quello non cambia! Ma forse, la cosa più importante di tutte, è che l’oro è un elemento. AU. Il settantanovesimo simbolo della tavola periodica, che Dio ha messo sulla terra in una quantità ben precisa, né troppo raro per renderlo insignificante dal punto di vista economico, né troppo diffuso per permetterne un accesso indiscriminato. Gli unici lati negativi, ampiamente negativi, sono che l’oro non può essere mangiato – o meglio, uno può anche mangiarlo ma non servirebbe ai fini nutrizionali – e che, una volta sepolto nel buco in giardino, non germoglia! Ma a quest’ultimo aspetto, stanno provvedendo. Se infatti, invece che nel buco in giardino, lo depositate presso i caveau di qualche grossa banca, grazie a derivati e ETF, riescono a moltiplicarvelo. Ma non per voi… se lo moltiplicano per loro!
Produzione, domanda e costi.
L’oro costa poco. Si si, costa davvero “poco” rispetto a quanto lo si paga ora. Statistiche recenti, indicano che il prezzo per la produzione di un’oncia d’oro si aggira tra i 450 e i 550 dollari, pur se nei semestri precedenti si sono registrati anche picchi superiori ai 620 dollari per oncia. Tenetelo bene a mente. Quando comprate e se comprate oro, lo state pagando più del doppio di quanto a loro costa minarlo e trasformarlo in lingotti. Tuttavia, in generale, visto il progressivo esaurimento delle miniere facilmente accessibili, e visti i crescenti costi per la manodopera, per la sicurezza e per ridurre l’impatto ambientale, è probabile che un simile costo possa solo che crescere.
Altrettanto importante è sapere che la produzione annua di oro si aggira attorno alle 2500 tonnellate.
Alternativamente, sono 2 miliardi e mezzo di grammi. Se sbaglio le trasformazioni, mi correggerete! Ora consideriamo i paesi dove non hanno prepotentemente preso piede le università di economia. Fortunatamente sono molti, e nella maggior parte di essi, pur esistendo strutture educative simili, il più delle persone ancora non ne ha accesso. Le popolazioni di Cina, India, Sud America, Russia e Africa in qualche modo continuano a pensare che sia meglio comprare oro fisico, sia in termini di riserva di valore per il futuro, sia per ben più frivole necessità quali quelle rappresentate dalla gioielleria. Europei e Americani, a quanto pare, preferiscono scambiarsi CDS, CDO, Futures e altra carta, ottenendo come risultato il fallimento dei loro stessi paesi invece che un potenziamento dei risparmi e un conseguente sano mercato dei capitali. Diciamo che ci siano al mondo più o meno 4 miliardi di persone che riconoscono nell’oro una qualche capacità di preservare valore, e che tendenzialmente preferiscono salvare i propri risparmi investendo una qualche porzione di essi direttamente nel metallo che da secoli la sapienza popolare ha indicato loro. Poveri scemi… mi verrebbe da dire, se non avessero avuto completamente ragione! Immaginate solo se in nostri comuni italioti avessero, tra il 2000 e il 2007, acquistato oro invece che derivati… ! Lasciamo perdere, loro si che sapevano cosa stavano facendo. Tornando ai 4 miliardi di persone, il problema è che adesso il mondo autodefinitosi sviluppato ha l’estrema necessità che questi inizino a consumare per davvero. In pratica, ci sono poco più di 0.5 grammi d’oro a testa, solo considerando i paesi in via di sviluppo. Se per caso ci fosse un’impennata negli innamoramenti, non basterebbe tutto l’oro prodotto in un anno per far fronte alla richiesta di fedi nuziali e di ammennicoli vari che l’industria potente della pubblicità ci ha insegnato essere la migliore rappresentazione del nostro amore per il partner! E non parliamo se poi i 200 milioni di presunti miliardari cinesi e indiani decidessero di regalarsi un orologio con un cinturino da 50 grammi! E tutta la componentistica elettronica? La domanda sembrerebbe garantita! Circa 300 tonnellate d’oro all’anno vengono impiegate nel settore dell’elettronica. negli Stati Uniti, il 76% degli americani possiede un computer, mentre il 74% possiede un televisore. In Cina, rispettivamente, il 4% e il 30%. In India, l’1.5% e il 5%… si si, speriamo possano presto permettersi tutta l’elettronica del mondo!
L’oro e la moneta.
Secondo molti, l’oro è moneta. Non importa se i nostri banchieri centrali e i nostri politici sono di diverso avviso. In fondo se dovessimo tornare ad un qualche gold standard, i primi passerebbero come semplici uomini comuni e non guadagnerebbero le patinate copertine “uomo dell’anno” per aver salvato il mondo dalla follia che loro stessi hanno contribuito a generare, mentre i secondi… ve lo immaginate se fosse tolta ai politici la possibilità di indebitare gli stati a loro piacimento e comprarsi tutti i voti che necessitano? Ma lasciamo perdere queste inutili polemiche a procediamo dritti per la nostra strada.
Avete idea di quando valore abbia perso il dollaro dal 1913? Facile, basta dare un occhiata agli archivi del superdotato BLS, e otterrete esattamente quello che state cercando. Nel grafico sotto, potrete trovare il valore di un’oncia di oro, espresso in dollari, e un indice che rappresenta la perdita di potere d’acquisto del dollaro, tra il 1913 e il 2010.
In parole povere, mentre il potere d’acquisto di un dollaro è decresciuto del 97% in 97 anni, il prezzo dell’oro nel medesimo arco temporale à incrementato di qualcosa come il 6500%. Ora, qui non si tratta di capire se abbia senso o meno il gold standard, o un qualsiasi altro standard. Qui si tratta solo di accettare l’evidenza, che praticamente non solo esiste il gold standard, ma pure il tutto tranne che moneta standard! Semplicemente la moneta perde valore con una velocità in qualche modo correlabile con quanto invece alcuni bene lo accrescono. In altre parole, è il mercato stesso ad aver accettato il gold standard, o l’ alcuni immobili standard o il campi standard, senza comunque escludere la possibilità di fluttuazioni più o meno marcate in funzione dello stato generale dell’economia. Per ridurre al concetto all’osso, se con 20.67 dollari, nel 1920, uno poteva permettersi un oncia d’oro o un paio di abiti eleganti, ora, dopo 90 anni, con la medesima oncia d’oro, il nipote di quello li potrebbe ancora permettersi un paio di abiti eleganti. Con i 20.67 dollari invece potrebbe comprarsi solo la canottiera! Detto questo, chiudo la parentesi gold standard semplicemente affermando che non mi interessa parlarne. Tornando al prezzo dell’oro, esso ha subito variazioni più o meno artificialmente imposte lungo il corso di buona parte del secolo scorso. Il 14 marzo 1900 il Gold Standard Act introduceva negli Stati Uniti il gold standard, e il prezzo dell’oro fu fissato a 20.67$ per oncia. Escludendo qualche parentesi temporale in cui lo standard fu abbandonato, esso si mantenne valido, almeno teoricamente, fino al 1971, quando Nixon dichiarò conclusa la convertibilità tra dollaro e oro. Nel frattempo, il prezzo dell’oro era passato dai 20.67$ per oncia, ai 35$ imposti dal Gold Reserve Act tra il 1933 e il 1934 ( fu dichiarato anche illegale il possesso d’oro per i privati). Nel 1913, praticamente come regalo di Natale a qualche buon banchiere, nasceva anche la potentissima Federal Reserve. Fin da subito la FED si è data da fare:
In soli 16 anni il debito complessivo negli Stati Uniti aveva raggiunto una cifra di poco inferiore al 300% del pil. Ma già negli anni immediatamente precedenti alla crisi del 29 i livelli erano insostenibili. La speculazione produceva cartaccia ad un ritmo mai sperimentato prima nella storia. Tutto questo, proprio mentre il neonato sistema federale delle banche centrali avrebbe dovuto vigilare. Al contrario, la bolla ebbe la strada spianata, espandendosi fino a quando risultò assolutamente impossibile una qualche correlazione tra economia reale e finanza. La lave raggiunse livelli incredibilmente alti, pur se la base monetaria rimaneva relativamente stabile. Benché il boom economico seguito alla prima guerra mondiale possa trovare convincenti spiegazioni macroeconomiche, la mia personale opinione è che esso sia stato in larga misura indotto da una sorta di eccesso di leva. Il picco di domanda dovuto alla ricostruzione in Europa e alle migliori condizioni economiche negli Stati Uniti, aveva spinto l’economia americana verso un innaturale picco nell’offerta. La velocità con cui sono stati concessi i fondi per investimenti anche produttivi, non solo speculativi, è stata tale da originare un’offerta che cresceva ad un ritmo insostenibile rispetto alla domanda. Si era in altre parole scelto di soddisfare immediatamente la domanda creando un’offerta basata esclusivamente su necessità temporanee più che sui reali consumi nel lungo periodo. Una simile offerta non fu più generata da un corretto mercato dei capitali ( risparmi-investimenti) ma semplicemente dalla creazione di debiti. Chiaramente la situazione ha retto ben poco, e il conseguente riallineamento con la realtà economica ha condotto alla scoppio dell’ex madre di tutte le bolle. Tutto ciò, sempre a mio giudizio, è stato primariamente il frutto dell’eccessiva facilità con cui si poteva accedere ai capitali creati a debito. Per permettere a un ristretto gruppo di persone di vivere dieci anni da leoni, il mondo era stato condannato a vivere un paio di decenni in totale miseria, contribuendo in maniera probabilmente decisiva a spingere l’umanità verso la seconda guerra mondiale.
Dello splendore degli anni 20 rimanevano solo i debiti: nel periodo immediatamente successivo, le famiglie risultavano indebitate per circa il 50% del PIL nazionale, mentre le aziende avevano contratto debiti con le stesse banche del sistema federale per circa il 150% del pil. Il problema ora non era più cosa fare: i giochi erano compiuti, il dato era tratto. La risposta all’eccesso di speculazione fu forse ancor più sbagliata. Inizialmente fu perseguita la strada della contrazione della base monetaria, pur se in maniera estremamente contenuta. Evidentemente tutto ciò era inutile. I debiti già c’erano e stavano collassando. La base monetaria cominciò la sua inarrestabile corsa a rialzo solo nell’estate del 1933 e con essa le riserve federali di metallo giallo incrementarono tra il 1930 e il 1940 di ben tre volte, passando da circa 6358 tonnellate nel 1930 a 19543 tonnellate nel 1940. Purtroppo non dispongo di dati mensili sulla riserva, pertanto non posso stimare correttamente l’incremento mensile nelle riserve d’oro. Contemporaneamente il prezzo dell’oro fu portato dai 20.67 dollari per oncia ai 35 dollari per oncia. Questo permise alla Federal Reserve di estendere la base monetaria e di conseguenza la quantità di moneta in circolazione. Ancora una volta, tutto questo non servì a nulla. La colpa viene attribuita in parte al protezionismo e in parte alla riduzione dell’intervento statale, pur se a mio giudizio ci sarebbe molto da discutere sulle ragioni che dovrebbero, secondo molti economisti, condurre un sistema economico ad un diverso stato di equilibrio, semplicemente perturbandolo ma senza alterandone le regole e i componenti di fondo.
Nel grafico sopra, potete vedere quanto appena illustrato. Il prezzo dell’oro è indicato in verde chiaro a destra. Espresso in dollari per oncia, esso mostra il passaggio imposto nel 1934, dai 20.67 dollari per oncia ai 35. A sinistra, in miliardi di dollari, potete leggere la base monetaria in rosso, la moneta in circolazione, in verde scuro, e il valore in dollari della riserva di oro federale. Nel riquadro in alto a sinistra, le tonnellate costituenti la riserva d’oro. Nel 1943 – 1944, di fatto, ogni presunta convertibilità tra dollari e oro era sparita. Nel luglio del 1944, gli accordi di Brettond Woods posero poi le basi per un sistema monetario internazionale basato da un lato sulla convertibilità del dollaro rispetto all’oro, mantenendo a 35 dollari per oncia il valore del metallo, dall’altro su un sistema di procedure e regole atte a mantenere un preciso tasso di cambio fisso tra le altre valute e il dollaro statunitense. In quell’occasione, furono creati il Fondo Monetario Internazionale, la futura Banca Mondiale, e il futuro e famigerato WTO. Fu invece rigettata la proposta di Keynes di creare anche un moneta mondiale, il Bancor, da utilizzare come moneta di riserva in luogo del dollaro. Ora, non è questa la sede per approfondimenti, ma non ci sono dubbi che Bretton Woods è all’origine di tutta la storia moderna. Purtroppo, con il dollaro riserva monetaria – cartacea – mondiale, l’espansione della base monetaria americana divenne praticamente incontrollabile, e i sogni di un qualche gold standard svanirono prima di subito. Già agli inizi degli anni 60, la situazione iniziava a deteriorarsi, tanto che De Gaulle invocò pubblicamente la fine della supremazia del dollaro come moneta di riserva mondiale e chiese il ritorno ad un reale gold standard. Francesi e spagnoli pretesero il saldo dei pagamenti in oro. Ciò che stava accadendo era semplicemente dovuto al fatto che il dollaro rimpiazzò l’oro: agli americani bastava stampare nuova carta per permettersi bilanci in deficit, esportando in questo modo la loro stessa inflazione. La carta stampata divenne valore. Questo evidentemente cominciava a destare preoccupazioni in molti leader di altri paesi. Nell’agosto del 1971, Nixon decretò la fine della convertibilità tra dollaro e oro, sancendo praticamente l’insolvibilità statunitense. Gli accordi di Bretton Woods si arenarono definitivamente con lo Smithsonian Agreement, quattro mesi più tardi. Già nel 1974, il libero mercato – libero si fa per dire – portò il prezzo dell’oro dai 35 dollari all’oncia ai 160. Alla base monetaria statunitense fu concesso di crescere indefinitamente, mentre stava per ricominciare quella corsa al debito i cui effetti stiamo ora vivendo. Le crisi degli anni 80 spinsero tuttavia l’oro in una situazione tale per cui è in qualche modo possibile pensare che si sia temporaneamente ripristinato lo standard. Nel 1980 il prezzo dell’oro raggiunse in 600 dollari, portando il valore dell’ormai dimezzata riserva federale a circa 162 miliardi di dollari, mentre la base monetaria era di 140 miliardi circa. La moneta in circolazione nel dicembre del 1980 ammontava a 136 miliardi. Il mercato aveva ripristinato il gold standard! In ogni caso, tutto ciò non alterò le politiche americane. La via era spianata, l’impero statunitense aveva creato la più potente arma al servizio dei propri scopi: la fiducia nel biglietto verde. Da li in poi, l’economia basata sul mero debito non poteva altro che procedere per bolle.
La situazione fino al 2006 viene mostrata nel grafico sopra. L’oro ha raggiunto la quotazione di circa 600 dollari per oncia, mentre il valore delle riserve federali ( sempre che ce ne siano ancora… ) si aggira attorno ai 160 miliardi. La base monetaria vale 837 miliardi di dollari, mentre la moneta in circolazione si attesta a 795 miliardi. “Secondo il gold standar”, l’oro a fine 2006 era sottovalutato di ben cinque volte. Dal punto di vista grafico, questo equivarrebbe a imporre alla curva gialla di intersecare la curva verde scuro.
In questo grafico riassuntivo è ben evidenziata la situazione attuale. La base monetaria è semplicemente esplosa in quella che potrebbe forse essere l’ultima delle bolle ammissibili, un tentativo del tipo o la va o la spacca per salvare un sistema malato e corrotto. Dei 2050 miliardi attuali rappresentanti la base monetaria, solo poco meno di 950 miliardi sono invece stati “cartaficati”. Nell’impresa bernankiana di trasformare sempre più carta in sempre meno valore, nessuno sa fin dove la base monetaria e la moneta in circolazione potranno essere proiettate. Il valore della riserva d’oro degli Stati Uniti d’America attualmente è di 353 miliardi di dollari. Supponendo che il mercato decida di ripristinare un’altra volta una sorta di gold standard, dagli attuali prezzi l’oro dovrebbe salire di ben 2.7 volte solo per riequilibrare il gap tra riserva e moneta. Tutto questo senza considerare che ci sono potenzialmente, già pronti per essere stampati, altri 1100 miliardi di dollari incorporati nella base monetaria ( purtroppo quella riportata è quella aggiustata di Saint Louis, visto che era l’unica che mi permetteva di andare in dietro nel tempo fino agli inizi del secolo scorso ), e tralasciando completamente il fatto che il padre di tutti i banchieri, B. S. Bernanke, stia parlando di un altro shock monetario da 1000, 2000, 3000 miliardi di dollari. Concludo, ispirandomi ad una citazione che mi piace molto e sempre di più, affermando che, per quanto sia difficile pensare che gli imperi o i sistemi sovrannazionali, o le strutture secolari di potere possano dissolversi nella storia, va ricordato che l’immortalità e l’eternità non appartengono a questo mondo. Se una qualche struttura creata dall’uomo è troppo potente per essere “sconfitta”, necessariamente in essa, nel profondo del suo DNA, il destino o qualsiasi altra entità ad esso assimilabile, vi deve aver conficcato saggiamente il seme del suicidio!
Con questo non intendo spingere nessuno a investimenti di nessun tipo, in oro, azioni, ETF derivati o altro. Spero di aver solo descritto in maniera oggettiva la situazione attuale e i fatti storici che l’hanno generata. Ricordo ancora che il costo per la produzione di oro si aggira al di sotto dei 600 dollari l’oncia. Pensateci bene, qualsiasi cosa voi facciate.
Mattacchiuz






