Bollettino BCE: Italia ok ma il futuro è nero

Il bollettino BCE per l’Italia è stato sicuramente meno drammatico del previsto e va a sottolineare in modo evidente quanto andiamo sostenendo su queste pagine da mesi. L’Italia al momento non è un paese a rischio default e la volatilità sui nostri Titoli di Stato deve essere vista come interessante occasione d’acquisto anziché un chiaro segnale di rischio. Ecco cosa dice in massima sintesi il Bollettino BCE sull’Italia.
DEBITO PUBBLICO – «È probabile che il debito pubblico in rapporto al Pil aumenti in tutti i Paesi dell’area euro nei 2011 e in quasi tutti nel 2012, a eccezione di Germania e Italia». La Banca centrale europea nota come, nel 2012, il rapporto medio debito/pil dell’area euro è atteso all’87,8%. «Quattro Paesi dell’area (Belgio, Irlanda, Grecia e Italia) – scrive tuttavia la Bce – registrerebbero rapporti debito/Pil superiori al 100%». (…)
DISOCCUPAZIONE – Fra la fine del 2007 e la metà del 2010 il tasso dei senza lavoro in Europa ha visto gli incrementi più forti in Spagna e Irlanda, mentre altrove l’aumento è stato moderato. Per l’istituto di Francoforte fra l’ultimo trimestre 2007 e il secondo trimestre 2010 il tasso dei senza lavoro è aumentato «di due punti percentuali in Italia» e di un punto in Francia e Belgio. «La Germania, per contro – scrive la Bce – sembra essere un caso eccezionale, dal momento che il rispettivo tasso di disoccupazione è di fatto diminuito nel periodo considerato». Nel lungo termine, però, il rialzo della disoccupazione «è causa di preoccupazione e richiede un’efficace risposta politica al fine di evitare un persistente rialzo nel tasso strutturale». La Bce ha invocato un cambiamento nelle pratiche dell’occupazione per gestire il problema. «Politiche che promuovano moderazione dei salari e riducano le rigidità salariali (…) come le riforme che rafforzano il legame tra mercato del lavoro e disoccupati a lungo termine, ridurrano la disoccupazione strutturale».
FITCH – Intanto l’agenzia Fitch ha abbassato il rating dell’Irlanda di tre livelli a BBB+ da A+. La previsione per l’immediato futuro rimane stabile. Per l’Italia non ci sono downgrading in previsione (Fonte : Corriere)
Questo però non ci deve far abbassare la guardia, anche perché qui la crisi si inizia a sentire sul serio. Ne è testimonianza il fatto che Bankitalia lancia l’ennesimo allarme sui mutui: il 5% degli italiani non ce la fa più a pagare le rate.
Secondo lo studio uno studio di via Nazionale, che si riferisce ai dati 2007, il 13,1% delle famiglie decide di indebitarsi con le banche ma molti non riescono a rimborsare le quote secondo la scadenza. Il Codacons: “Adesso, dopo tre anni, la situazione è peggiorata: oltre 500.000 le famiglie in difficoltà”. E la Banca Centrale ammette: “Quando si concluderà il periodo di sospensione, maggiori difficoltà tra i nuclei a basso reddito” (fonte: Republica)
La morale è abbastanza semplice: la situazione del consumatore italiano medio si sta logorando. Quindi se fino ad oggi l’Italia è sembrata essere una piccola “isola felice” in quanto non è stata centrata in modo eccessivo dalla crisi finanziaria soprattutto delle banche (in quanto il nostro sistema bancario è fondamentalmente più solido rispetto a quello di altre consorelle europee), oggi la situazione sta gradualmente degenerando. La gente sta erodendo i risparmi (grande forza della nostra economia) e pian piano si trova senza soldi. Il tutto però accade con una crescita economica prevista veramente risibile. Ed infatti…la disoccupazione diventerà un ulteriore problema che si abbatterà sul nostro paese. La BCE già si dice, a ragione, seriamente preoccupata per questo fattore.
La Bce suggerisce, “al fine di ridurre la disoccupazione strutturale e il rischio di erosione del capitale umano associato ai lunghi periodi di disoccupazione”, politiche intese a “promuovere la moderazione e la flessibilità salariale, insieme ad altre politiche attive per il mercato del lavoro, che rendano più efficiente l’incontro tra domanda e offerta e rafforzino l’attaccamento al mercato del lavoro da parte dei disoccupati di lungo periodo”.
Da una parte, sarebbe necessario un forte piano di sostegno dell’economia, e dall’altra il forte debito pubblico e Bruxelles non ci permettono grossi colpi di testa. Anzi, occorre tagliare le spese, tagliare il superfluo, visto che non si riesce a crescere, cercando di fare il possibile per recuperare un po’ di quei ratio (debito/PIL + deficit/PIL) che ci vedono deficitari.
Quindi purtroppo, anche se la BCE ha disegnato un quadro fondamentalmente stabile per il nostro paese (Oggi) non possiamo non essere preoccupati per il futuro.
Occorrono riforme ed interventi veri. E tanti sacrifici. E prima di tutto ci vuole anche la buona volontà della classe politica nel fare un qualcosa diveramente costruttivo per il futuro. Oggi invece, ci si preoccupa solo del borsino di politici e dei vari passaggi tra i vari orientamenti. Chi era di destra va a sinistra, e viceversa, chi si dichiara di sinistra, si comporta da destra e viceversa. Senza una logica…anzi no…solo secondo la logica del potere fine a se stesso. Regna come sempre l’interesse personale e l’egoismo. Viva l’Italia. Finchè si può…
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DT
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