USA vs Italia: La trappola del debito contro il muro del risparmio
Prima di immergerci nel fumo delle candele giapponesi e nelle nebbie della geopolitica, facciamo un bagno di realtà. Ho dato un’occhiata ai dati freschi di giornata. Prometeia signori.
Il ballo sul Titanic della crescita globale
Il mondo economico attuale somiglia a un acrobata che cammina su un filo di seta, convinto di avere una rete di sicurezza che in realtà è fatta di carta velina. Ci hanno raccontato la favola della resilienza, di un PIL mondiale che tiene botta nonostante Washington abbia deciso di giocare a fare lo sceriffo solitario con i dazi. Ma grattando la superficie di quel 3,1% di crescita stimata, quello che resta è il rumore di un motore che perde colpi. Il commercio globale si sta preparando a una frenata che ha il sapore amaro della realtà: passare dal 3,4% all’1,9% in un anno non è un rallentamento, è un frontale contro un muro di protezionismo.
Diciamocelo chiaramente, i dazi americani schizzati al 20% sono il cappio al collo di chi non ha saputo diversificare. Mentre l’azionario festeggia ogni respiro della Fed, il mercato obbligazionario (il vero saggio del villaggio) sta già prezzando uno scenario dove l’inflazione morde e la crescita è solo un ricordo sbiadito.
Se le azioni sono l’ottimismo della volontà, i bond sono il pessimismo della ragione.
E oggi, la ragione ha un volto piuttosto cupo.
L’America spende soldi che non ha (e noi guardiamo)
Il ruggito del leone americano è diventato un rantolo rauco. Le famiglie USA stanno dando fondo al barile, con un tasso di risparmio che è colato a picco al 3,5%. È come se stessero cercando di riscaldarsi dando fuoco ai mobili di casa: funziona per un po’, ma poi l’inverno arriva comunque. E allo stesso tempo le carte di credito con il loro debito tornano a decollare. Ma la coperta non rischia di essere corta? Eccome! Ma signori AMERICA FIRST e chi ci ammazza… Intanto la K Shaped economy in USA regna sempre di più. Ma se l’America starnutisce, l’Europa non si limita a coprirsi; l’Europa rischia la polmonite doppia.
In questo scacchiere, la Germania è ferma, un gigante dai piedi d’argilla che aspetta un “pivot della difesa” che tarda ad arrivare. Ci si illude che il riarmo e le infrastrutture possano bastare a rianimare un’industria che ha perso il suo smalto. La tregua sui dazi tra UE e USA? Fino a quando? È un equilibrio tattico, fragile, che non nasconde il declino sistematico del nostro export verso una Cina che ci guarda ormai con la sufficienza di chi non ha più bisogno dei nostri giocattoli tecnologici.
PIL Italia e l’anomalia italiana tra record e paura
E poi c’è l’Italia. Ah, l’Italia! Un Paese che sfida le leggi della fisica economica con la stessa nonchalance con cui si ordina un caffè al bancone. Abbiamo più occupati ma produciamo quasi la stessa ricchezza: è il trionfo della bassa produttività, un esercito di persone che lavora sodo per restare fermo nello stesso posto. Ma il dato che dovrebbe far tremare le vene ai polsi è quell’11,4% di propensione al risparmio. Gli italiani non consumano perché hanno paura. Hanno paura di un futuro che i grafici del PNRR dipingono roseo, ma che la pancia sente gelido.
Il punto però è un altro. Quel boom dell’export verso gli USA che abbiamo celebrato negli ultimi mesi è stato un “front-loading” dettato dal panico. Le aziende hanno svuotato i magazzini e spedito tutto oltreoceano prima che i cancelli si chiudessero. È un magazzino forzato che peserà come un macigno sugli ordini futuri.
Nel frattempo, ci consoliamo con i record dell’Agenzia delle Entrate. Ventisei miliardi recuperati sono un bel bottino, per carità, ma sono anche il segnale che lo Stato ha dovuto affilare gli artigli digitali per raschiare il fondo del barile. Senza una crescita vera, anche il fisco più efficiente del mondo finirà per tassare il nulla. Il 2026 è dietro l’angolo e lo scudo del PNRR sta per finire. Siete pronti a navigare senza il salvagente di Bruxelles?
Intanto qui sopra il grafico previsionale di Prometeia… A me fa un po’ sorridere soprattutto se pensiamo di essere virtuosi.
STAY TUNED!
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