Crisi economica: una questione di tempo

3 Gennaio 2011 11:31

Non avrei mai voluto iniziare l’anno nuovo, il 2011, con un post di questo tipo.

Però gli eventi mi hanno portato a meditare, ed a decidere. E’ giunta l’ora di giocare a carte scoperte, di diventare forse impopolare ma di dire le cose come stanno, ovviamente secondo me. Così facendo, molti lettori capiranno finalmente il perché a volte sembro incoerente… A volte ho un’aria tremendamente “bearish” tanto che mi sono beccato non solo del portasfiga ma addirittura della “cassandra”. Ma poi…vado long con The Trender ed i portafogli di Compass battono tutti i benchmark, ovviamente con strategia decisamente rialziste. Perché?

Frutto di reale incoerenza oppure di una strategia ben definita? Ovvio, cari amici, che se sto scrivendo questo post non è per ammettere incoerenza, visto che credo proprio di avere sempre una linea di conduzione molto trasparente e nitida. E chi segue il blog da pIù tempo lo può testimoniare. E allora è una strategia definita? Io preferirei battezzarla come una “lettura macroeconomica” ben chiara, che va a spiegare tutto.

In questi giorni abbiamo parlato di OUTLOOK 2011: valangate di previsioni, per la maggior parte rialziste per l’equity e per le commodity, prudenti sui titoli governativi, soprattutto a tasso fisso, e molto altalenanti per Euro (visto dalla massa debole) e Dollaro.

In un post dedicato all’argomento, vi riferirò della mia view, anche se vi anticipo la relatività di tutto questo. Infatti come dico sempre, l’economia non sta vivendo una fase di trasparente ciclo naturale. Ma di un ciclo artificiale e pilotato. Insomma, hanno messo mano alle droghe più perverse per generare ricchezza e pilotare i fatti nelle direzioni volute. Peccato che, se è vero che “nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma”, (Lavoisier) , poco serve trasformare i debiti delle banche in debiti pubblici, e poi magari spalmare i danni sulla collettività. Sempre debito sono e la coperta come si sa, è corta. E allora?

La storia insegna

Alcune delle cose più sorprendenti della razza umana, credo siano, l’avidità, la stupidità e la poca memoria. Infatti mi rendo sempre più conto che la storia non è proprio servita a nulla, anche se avrebbe potuto insegnare tanto. E inesorabilmente l’avidità e la speculazione assurda procurano ciclicamente nel tempo, danni devastanti. Potrei citarvi la famosa speculazione dei tuberi da tulipano in Olanda, forse la prima grande speculazione della storia, oppure quella della Compagnia dei Mari del Sud, più recente ma non meno devastante. Senza poi dimenticare la grande Depressione del 1929, con tanti punti in comune con la crisi attuale (ma anche tante differenze). Ognuna di queste speculazioni aveva una cosa in comune, ovvero le loro basi. Erano infatti tutte basate sul nulla. Guardate questa crisi. Stanno generando ricchezza dal nulla, utilizzando ogni forma possibile per dare denaro tramite (nel caso degli USA) food stamp, quantitative easing, acquisti pilotati di titoli di stato. Peccato però che la maggior parte di questi danni sono stati fatti dalle banche che usavano la leva finanziaria e soprattutto derivati in modo scriteriato. E allora? Come riuscire ad ovviare a questi danni?

La sperequazione domina

Proprio qualche giorno fa, avete avuto modo di leggere uno dei post più importanti mai scritti da un blog di economia in Italia. E questo post, frutto di uno studio Leopardiano (“Matto e disperatissimo!”) è stato pubblicato proprio su questo blog, avendo come autore l’amico Mattacchiuz, un genio testardo che continua a non capire come fa a reggere la baracca, come fanno le borse ancora oggi a salire, come mai non sia ancora stato dichiarato lo stato di default generale e come mai la gente non sia ancora scesa in piazza a protestare. Ovviamente vi invito a leggere questo incredibile post CLICCANDO QUI . Però l’amico Mattachiuz, nel suo pensiero, fa secondo me un errore. E’ il timing. Nel suo post denuncia perfettamente la drammatica situazione di sperequazione economica. Un mondo dominato da pochi, con la ricchezza in mano ad una percentuale risibile di gente, e cosa ancor più grave, il divario economico tra le varie classi sociali che va aumentando. Ripeto: la storia insegna. E cosa insegna?

L’ho scritto nel titolo del post: è solo una questione di tempo. La coperta corta non si può allungare, si può “spostare” in certi momenti più in alto, in altri momenti più in basso. Ma i problemi non solo non sono risolti, ma il tempo non fa altro che peggiorare le cose ed inevitabilmente tutti i danni di questa grande crisi saranno inesorabilmente accollati alla povera gente. Ebbene si, alla collettività. E’ sempre stato così e sarà così anche questa volta, ma non perché vogliamo essere cattivi, ma perché è l’unico modo per poter “cancellare” decenni di eccessi e ripartire “quasi da zero” ricostruendo tutto.

E se in passato non è successo direttamente con uno “swap” forzato dei danni, lo abbiamo visto con la guerra, che alla fine genera gli stessi effetti di un incredibile e devastante pegno fatto pagare alla povera gente, ma che poi alla fine dà la possibilità di ricostruire, abbattendo tutti quelli eccessi che per tanti anni avevano drogato economia e portafogli. Tutto grazie all’egoismo dilagante e alla fame di ricchezza e di successo. Uno sfrenato capitalismo senza controllo alcuno che ha generato danni irreparabili, con registe abilissime e meschine le grandi banche che comandano il mondo economico intero.

Il conflitto sociale

E allora che succederà? O, per meglio dire, cosa mi aspetto che possa succedere?
E’ una questione di tempo. Ci vorranno forse ancora anni (chissà, il 2011 magari continuerà ad essere un anno di “toro apparente” ), queste crisi gonfiate ad arte possono durare decenni. Ma poi un bel giorno accadrà un qualcosa che potrebbe avere effetti devastanti. Volete un esempio? Lo so, mi tirerò dietro le critiche di migliaia di persone, ma ripeto, è SOLO un esempio.

Immaginate che un bel giorno il meccanismo si inceppi e per uno strano motivo gli USA (volevo usare come esempio l’Italia ma non ho voluto portare rogna…) ammettano pubblicamente di avere esagerato, di aver creato un meccanismo perverso che è diventato incontrollabile e che ora sarà necessaria una ristrutturazione del debito pubblico a cui va ad aggiungersi una campagna di austerity senza precedenti e un violento taglio a…tutto quello che finora aveva gonfiato le tasche alle persone che, chissà come mai, oggi continuano a consumare, anzi oggi più di ieri, malgrado un tasso di disoccupazione che è sempre pari al 10% circa. Food stamp, sostegni vari a banche e singoli stati e comuni (vedi ad esempio California o New York) … tutti azzerati. Cosa potrebbe succedere? Si può sintetizzare con due parole: CONFLITTO SOCIALE. E questo conflitto sociale partirà magari da uno stato (nell’esempio gli USA) e si ripercuoterà inevitabilmente su tutto il globo. Citavo prima l’Italia. In questo caso cambierebbero gli attori ma gli effetti sarebbero ugualmente devastanti, in quanto si parla di realtà economicamente non salvabili e di conseguenza situazioni che generano un effetto domino globale con danni che (eccoci arrivati!) andranno obbligatoriamente ad essere spalmati sulla collettività. E quando parlo di conflitto sociale, parlo di un blocco totale delle economie, una pseudo guerra civile che non avrà l’effetto devastante dei bombardamenti di Londra, Berlino o Hiroshima, ma che economicamente comporteranno una vera e propria rivoluzione.

La liquidità delle banche

Ma come… figuriamoci se c’è questo rischio! Le banche sono cariche di liquidità! Qual è il problema? A spiegarci bene questo fattore, ci ha pensato un personaggio che già qui sul blog ho ospitato due anni fa (cliccate qui) , un economista internazionale che si chiama Giovanni Barone Adesi, che forse sarà a voi sconosciuto ma, credetemi, è una delle menti più lucide e valide del globo economico. Il professor G.B. Adesi, che si divide tra Europa e America del Nord, ha detto recentemente in una sua intervista:


“Il sistema delle banche resta fragile in quanto si è data importanza al valore espresso a favore degli azionisti e non alla loro effettiva ricapitalizzazione. Queste banche, a secco di liquidità propria, non possono e non vogliono fornire credito, e sono obbligate per fare utili ad utilizzare il denaro ottenuto dalle banche centrali per fare delle speculazioni di breve periodo, liquidità che ha un costo vicino allo zero, che così utilizzata genera introiti straordinari non legati, ovviamente alla gestione caratteristica della banca.“

Tutto questo da una parte deve fare pensare, e dall’altra conferma l’assurdità del momento in cui ci troviamo. Ops… forse ho fatto un errore… Il momento non è assurdo, perché in passato si è già visto diverse volte. Diciamo che la storia si ripete (cambiando ovviamente nella forma ma non nella sostanza) e la gente ha la memoria corta, o forse non ha basi culturali sufficientemente forti per rendersi conto che oggi stiamo vivendo l’ennesima bolla speculativa che ci porterà ad una nuova recessione, ben peggiore di quanto abbiamo visto negli ultimi anni.

Il parere di alcuni lettori

Credo sia altrettanto corretto in questa sede (visto che ho l’occasione) citare anche alcuni amici lettori che con email da tempo mi chiedono lumi e paragoni su fatti storici rapportati ad episodi tranquillamente paragonabili alla situazioni viste in passato. Si, cari lettori, avete visto bene: la storia si ripeterà anche questa volta. E’ solo una questione di tempo. E non per ultima, l’email di ieri dell’amico Ottofranz che teme come tutti noi queste sperequazione economica (“…E in effetti delle “soluzioni” che vengono proposte per affrontare la crisi finanziaria globale beneficiano più coloro che questa crisi l’hanno provocata, piuttosto che quelli che ne stanno pagando le maggiori conseguenze: una classe media in via di dissolvimento, e tutti i diseredati, gli indebitati, i poveri del mondo. ) o di Antonio che aspetta i momento del crollo con timore (“… Ho paura non per me ma per i miei figli, se già adesso il mondo mi sembra tremendamente difficile, quando arriverà la crisi e l’asterity, quella vera, che ne sarà della società?”).

Cosa fare?

Ma veniamo a noi. Che fare? E soprattutto rispondiamo alla questione di inizio post: si tratta di incoerenza o di una strategia?

Signori, giusta o sbagliata che sia, questa è la mia strategia. Sono pienamente consapevole che la situazione porterà, in futuro, a grandi danni sul sistema economico e sociale. Ma fin quando non si romperà il meccanismo, i mercati potranno muoversi “liberamente” (nel senso che potranno continuare a salire ancora, sapientemente pilotati).

E l’obiettivo è cercare di continuare a sfruttare, usando la giusta prudenza e diffidenza, questo trend, con una consapevolezza. Abbiamo un vantaggio sugli altri e sappiamo una cosa: ovvero che in questo fantastico gioco d’azzardo noi siamo a conoscenza del fatto che il tavolo da gioco è TRUCCATO e che il banco, oggi, sta facendo “arrapare” i giocatori facendoli vincere qualche chips. Ma un bel giorno, quando tutti saranno straconvinti di essere baciati incondizionatamente da Tiche, ovvero dalla “Dea della Fortuna” , che mai li tradirà e che tutto potrà solo migliorare e portare altro “denaro facile”, arriverà il momento del tremendo risveglio dal grande sogno, un sogno che si trasformerà in un batter di ciglia in incubo.

L’obiettivo è, con il buon senso e con l’analisi macroeconomica ed intermarket, cercare di capire quando questo momento arriverà (e lo si capirà con anticipo, statene certi…l’intermarket ci potrà dare preziose indicazioni) ed anticipare i tempi mettendosi in sicurezza. Ma, ripeto, impossibile stabilire quando arriverà il giorno del giudizio: ci potrebbero volere ancora anni. L’importante è essere coscienti di quanto sta accadendo. E poi pazientemente accettare gli eventi ed aspettare.

E’ solo una questione di tempo.

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DT

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