Hormuz riapre, il petrolio scende: e la Fed adesso che fa?

15 Giugno 2026 07:45

Venerdì, a sentire i TG, si firma. E il barile lo sconta già.

Il Brent che a marzo aveva sfondato quota 114, con i profeti catastrofisti a promettere i 200 dollari e il remake in technicolor degli anni Settanta, venerdì è tornato a strisciare. Wti intorno agli 88, Brent poco sopra i 90. Lo Stretto di Hormuz, dato per “chiuso” dal 4 marzo, sta riaprendo le valvole. Trump promette l’accordo con Teheran per domani. E quel sovrapprezzo da paura che gonfiava ogni cargo, il famoso war premium, si scioglie come neve su un cofano caldo.

Bene. Anzi, benissimo per chi fa il pieno. Ma adesso girate la testa verso Washington, perché qui la cosa si fa interessante.

Petrolio giù: lo shock anni Settanta che non si è mai presentato

Diciamocelo, la narrativa faceva paura. Stretto di Hormuz strozzato, il 27 per cento del greggio mondiale via mare appeso a un filo, l’inflazione pronta a ripartire come un motore ingolfato. Titoloni. Paura. Posizioni lunghe sul petrolio comprate a man bassa malgrado un eccesso di materia prima che però non poteva essere venduto. O quasi…

Infatti sembra proprio che il greggio uscisse lo stesso. Come notava JP Morgan in una nota di inizio giugno, qualcosa come due milioni di barili al giorno continuavano a sgusciare fuori dal Golfo su petroliere col transponder spento. La fotografia del blocco totale era già falsa allora. Adesso che la firma è vicina, chi aveva comprato la fine del mondo si ritrova in mano un cerino.

Il punto è un altro però.

La Fed che non taglia più, e forse il rialzo lo fa davvero

Martedì e mercoledì la Fed si siede. FOMC del 16 e 17 giugno, tasso fermo nella forchetta 3,50-3,75. Sulla carta nessuno si aspetta mosse, i futures danno il fermo per quasi certo. Il film però è cambiato sotto traccia.

Per mesi il mercato ha giocato a indovinare quando sarebbe arrivato il taglio. Adesso la domanda si è ribaltata. Non più “quando tagliano”, ma “e se invece alzassero”? Con la CPI ancora appiccicata intorno al 4,2 per cento, più del doppio dell’obiettivo, l’idea del rialzo entro fine anno ha smesso di essere fantascienza.

Ora togliete Hormuz dall’equazione. Il greggio decomprime, il passaggio dell’energia sui prezzi al consumo si raffredda nei mesi a venire, e il principale argomento dei falchi perde la voce proprio mentre la FED apre il microfono.

Due narrazioni, una sola moneta

Mettiamola così. Lo shock petrolifero a 200 dollari e la Fed che alza erano due facce dello stesso conio. La stessa scena, ripresa da due angolazioni. Se cade la prima, la seconda traballa.

Quindi che si fa? Personalmente, smetterei di fissare il titolone sul barile e terrei l’occhio sulla parte corta della curva americana e sui breakeven inflation. È lì che si gioca la partita vera delle prossime settimane.
Resta una domanda sola: e se mercoledì la FED parlasse da falco, proprio nel momento in cui il petrolio gli sta già facendo il lavoro sporco, gratis?

STAY TUNED!

Danilo DT

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