Tutta la verità su economia e dintorni

I dati sull’occupazione snocciolati da Mattacchiuz venerdi ci illustrano un’economia USA molto più forte di quanto si pensava.
Le nostre lancette dell’economia del venerdì, che pubblico regolarmente e che oggi torvate in versione sviluppata di lunedì, mettono in evidenza uno scenario di piena crescita economica USA.
Guardate il grafico e capirete: qui sotto troverete il solito mix di indicatori.
-ECRI Index (bianco)
-SP 500
-CESI Index USA (indice previsionale crescita economica USA)
-BFCIUS (indice fiducia finanziaria USA edito da Bloomberg)
-SLF (indice St Louis FED sullo stress del sistema bancario)
-COMPCOMP (indice fiducia consumatori)
L’ECRI Index continua la sua corsa al rialzo, e va a 6.50, ma chi stupisce è il puntuale CESI Index legato all’economia USA. Impressionante per la sua imperiosa (ed esagerata!) impennata verso l’alto.
E come il CESI è positivo anche il BFCIUS continua nella sua corsa. Addirittura l’indice di fiducia dei consumatori di Bloomberg cerca di rompere la lateralità e l’indice di stress di St Louis sul sistema bancario USA è sempre più basso. Il mondo perfetto è sempre più perfetto. Ma non proprio dappertutto è così.
CESI Index: il mondo sembra andare a velocità diverse
Ma ecco il CESI Index, ovvero il Citigroup Economic Surprise Index, l’indice previsionale di Citigroup, un’alternatica all’ECRI Index che si aggiorna su base giornaliera. Ma mentre l’ECRI Index noi ce l’abbiamo solo per l’economia USA, il CESI Index è disponibile anche in altre versione. Il grafico qui sotto ve lo dimostra.
Ma allora…è il caso di fare un attimo il punto? Forse si…
EUROPA
Sugli USA già si è detto..ma gli altri? Guardate Europa e Giappone. Vi sembra uno scenario da crescita economia virtuosa?
Proprio quell’Europa che Trichet ha minacciato qualche giorno fa, ammettendo il rischio di un potenziale rialzo di tassi tra un paio di mesi.
Proprio quell’Europa dove l’inflazione soprattutto da materie prime (energia) sta mettendo a serio rischio le varie economie, con uno spauracchio che si fa sempre più realistico: STAGFLAZIONE.
Proprio quell’Europa con una Banca Centrale (BCE) che ha come primo obiettivo quello di tenere bassa questa inflazione. Ed ecco spiegato il motivo delle minacce di Trichet. Peccato che alzare i tassi ora, forse, non è così positivo per economia, imprese, e stati sovrani…
Proprio quell’Europa dove ormai sulla Grecia ho finito le parole. Tanti bei progetti ma nulla da fare. L’economia greca è ancora in recessione, i CDS navigano nuovamente in area 1000 bp e nel 2011 ci sarà lo scoglio di scadenze governative per 39 miliardi di Euro più interessi per 25 miliardi di Euro. Quindi, cari amici, inutile nascondersi. E’ una questione di tempo ed arriverò la rinegoziazione del debito, comandata molto probabilmente (indovinate un po’…) dalle banche tedesche e francesi che dovrebbero avere, secondo ultime fonti della BRI, circa 100 miliardi di Euro di Bond in pancia. Ho capito cosa state pensando…però le borse salgono. Ma certo cari lettori. Tutto rientra nella norma e dei piani espansivi fatti dai governi. Ma non facciamo finta di niente. Non perdiamoci in esternazioni del tipo “Ma tanto stavolta è diverso”. Se avete un po’ di cultura economica (parliamo di storia) avrete già visto in passato situazioni molto simili a queste. Ahimè, la storia economica si ripete… E sull’Euro? Anche stavolta la soluzione la trovate nel differenziale di rendimento tra Bund e T-Note, come già spiegato mille volte.
PAESI EMERGENTI
L’economia sta chiaramente rallentando. Leggermente meglio i Paesi Emergenti i quali hanno anche i loro bei problemi, ma ancora crescono. Ma fino a quando?
Come ben sapete il problema numero UNO si chiama inflazione, un problema che diventa grave non solo per il rincaro dell’energia ma soprattutto per le soft commodity, i generi alimentari in primis.
L’economia globale? Il risultato ce l’abbiamo visualizzando il CESI G-10 Index che sintetizza gli scenari economici dei principali 10 grandi colossi economici globali più importanti. Guardate il grafico: alla fine è piattezza…
STATI UNITI
E chiudiamo con una piccola nota sugli USA. Il mondo perfetto. Almeno all’apparenza. Anche perché qui sembra che tutto vada per il meglio. L’inflazione per Zio Sam non è un problema, anzi oggi è l’ultimo dei problemi (non dimentichiamo mai che la FED, a differenza della BCE deve soprattutto difendere alla morte la crescita economica). E se l’economia sembra rallentare….mamma FED arriverà ancora in soccorso. Infatti da più parti si leggono della sconcertante ipotesi su un nuovo progetto di quantitative easing, il QE III.
Partenza ovviamente a giugno, quando saranno finite le risorse del QE II, tanto contestato ma mai interrotto. Il QE, la vera benzina che muove e che droga l’economia, il mezzo che ha fatto salire i mercati. Si, perché se non ci fosse stato il QE a creare, di riflesso, ricchezza artificiale coi mercati, che quindi ha alimentati i consumi (vedete quante cose fa il QE), le borse non sarebbero mai salite. Non ci credete? E allora guardate questo grafico di Albert Edwards di SocGen. Non notate una certa correlazione tra l’interventismo della FED e il trend dello SP 500?
Ma poi, un bel giorno la FED (per una serie di motivi…ehm…abbastanza ovvi) finirà di comprare titoli di stato USA. E in quel momento l’economia dovrà stare in piedi da sola…
Ma siamo sicuri che ce la farà a reggersi sulle sue gambe senza il sostegno FED?Assolutamente impossibile… E poi… Sempre quel giorno, visto che la FED non comprerà più titoli di stato…e visto che il più grande acquirente (Asia) sta diversificando, e addirittura sta vendendo bond USA, ma allora CHI COMPRERA’ i Treasury Bond USA?
Domanda che a questo punto diventa lecito farsi. Se lo domanda anche il super guru dei bond, Bill Gross di Pimco, il quale è il primo a dire che il QE alla fine della fiera è servito a nulla.
E quindi, amici lettori, non ve lo dice solo I&M…
“What an unbiased observer must admit is that most of the publically issued $9 trillion of Treasury notes and bonds are now in the hands of foreign sovereigns and the Fed (60%) while private market investors such as bond funds, insurance companies and banks are in the (40%) minority. More striking, however, is the evidence in Chart 2 which points out that nearly 70% of the annualized issuance since the beginning of QE II has been purchased by the Fed, with the balance absorbed by those old standbys – the Chinese, Japanese and other reserve surplus sovereigns. Basically, the recent game plan is as simple as the Ohio State Buckeyes’ “three yards and a cloud of dust” in the 1960s. When applied to the Treasury market it translates to this: The Treasury issues bonds and the Fed buys them. What could be simpler, and who’s to worry? This Sammy Scheme as I’ve described it in recent Outlooks is as foolproof as Ponzi and Madoff until… until… well, until it isn’t. Because like at the end of a typical chain letter, the legitimate corollary question is – Who will buy Treasuries when the Fed doesn’t?” (Source)
Un’ultima nota sull’inflazione. Mi è piaciuta una definizione di INFLAZIONE data da Rampini recentemente:
Ma perché il rialzo del petrolio lascia così sereni i banchieri centrali (riferimento alla FED)? Gli economisti distinguono tra le voci dell’inflazione da una parte le “componenti volatili” come energia e alimenti, e dall’altra parte tutto il resto. Finché i rincari riguardano solo le “componenti volatili” non c’è da preoccuparsi, questa è la dottrina ortodossa. Che va decifrata, perché nasconde una notizia non proprio gradevole per i lavoratori dipendenti.
L’inflazione diventa tale, e quindi è un pericolo da combattere per le banche centrali, solo quando i rincari vengono recuperati da aumenti salariali. Allora gli choc sui prezzi si diffondono a tutti i costi di produzione, e la spirale rischia di sfuggire al controllo. Ma con il 9,4% dei disoccupati in America (e livelli analoghi in Europa) il potere contrattuale dei lavoratori è bassissimo. Aumenti salariali non sono in vista. Quindi l’inflazione si blocca sul nascere. Perché la paghiamo solo noi, con un potere d’acquisto decurtato, ma siamo incapaci di trasmetterla e di generalizzarla. Senza scala mobile, senza sindacati forti, senza ondate di rivendicazioni, niente spirale. Tutto tranquillo sul fronte occidentale. (Source)
Ovvio! Se salgono i prezzi ma non i salari, alla fine si resterà semplicemente senza soldi! Quindi tutto nella norma. Chi rimane incaprettato è sempre l’ultimo anello della catena, che per forza di cose è sempre il più debole.

CONCLUSIONI
Questo è il quadro macroeconomico che volevo disegnarvi, in un apparentemente normale lunedì di marzo… malgrado il Carnevale, ovvio che tutto questo quadro, dipinto a tinte cupe come lo stato di salute dell’economia, è realistico e, secondo me, profondamente coerente.
Le conclusioni? Queste le lascio tracciare a voi. Per oggi credo di aver già parlato abbastanza…
STAY TUNED!
DT
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