La grande bolla dei CDS e l’elefante italiano

Pubblicato 11 Luglio 2011 Aggiornato 11 Luglio 2011 23:25

Indice Credit Default Swap, confronto con debito/PIL e nozionale in circolazione.

In questi giorni di passione per il Mediterraneo, coi i PIGS a cui va inserita anche la “I” di Italia (PIIGS) a seguito degli attacchi speculativi descritti (dark pool) la settimana scorsa, i credit default swap, alias CDS, sono tornati di gran moda nei discorsi e sui giornali. Tutti a vedere le quotazioni dei CDS per capire se un paese sarà solvente oppure no.
Certo, i CDS continuano ad essere convenzionalmente uno degli strumenti più validi per valutare il rischio di un emittente. Peccato però che su questa asset class ci sia una speculazione paurosa. Basta pensare ai cosiddetti CDS Naked, ovvero quei CDS emessi senza sottostante, che poi vengono scambiati OTC contribuendo in modo attivo alle bordate speculative che conosciamo.
Il grafico che vi presento, è composto sull’asse delle ascisse dall’importo del ratio debito/PIL e sulle ordinate dal nozionale di CDS in circolazione. E la dimensione della bolla rappresenta la dimensione del debito.

The Big Picture

Come potete vedere l’Italia ha il nozionale più alto, la bolla più grande e il debito/PIL peggiore. Un bel record!

In effetti il nozionale più consistente al mondo di CDS è proprio sul debito pubblico italiano ($281 miliardi) seguito dal Brasile ($174 miliardi). Poi c’è la Spagna con $163 miliardi e poi la Grecia con $77 miliardi.
Fermi tutti.
Quanto era il nozionale su Lehman Brothers? Ve lo dico io: $75 miliardi, meno della Grecia.
Ora immaginatevi voi cosa comporterebbe il fallimento di uno degli stati da me nominati. Senza scomodare i primi tre, prendiamo in considerazione l’ultimo, la Grecia. Sarebbe un’altra Lehman Brothers, col problema in più che non ci sono solo i CDS ma anche il debito, la leva finanziaria, l’effetto domino e tutto il resto. Quindi molto peggio di Lehman Brothers che fa la figura del topolino. E l’Italia. Come dicono gli americani, “the elephant in the room…”

La Francia però è quella che ha aumentato più di tutti il nozionale nell’ultimo anno , seguita dalla Spagna e dal Belgio. Quindi dal punto di vista volumetrico, possiamo dire che il nozionale italiano, malgrado l’aumento dei rischi, non è salito, mentre quello di Francia e Spagna si, e anche in modo considerevole (Francia oltre 70%).

Ovvio dunque che siamo seduti non su una polveriera, ma molto di più. Basta un nulla e la finanza rischia di incenerirsi… E con lei i mercati finanziari…  L’Italia non può non preoccupare, anche se nella realtà il volume dei CDS non è aumentato. Resta però il fatto che è tutta carta che gira, derivati, speculazione. Ed è altrettanto certo che la vicensa Lehman Brothers non ha insegnato nulla…

Source: Bloomberg

Ma adesso l’Italia fa paura?

Inutile negarlo. Ora l’Italia fa paura, ma non tanto a noi italiani, ma al mondo della finanza che come d’incanto ha scoperto che il nostro debito/PIL è pari al 120%. Certo, diciamo che tutto fa brodo per creare un bel clima di speculazione. In realtà chi segue il blog aveva già avuto modo di vedere, guardando dove puntavano le varie dark pool, che la speculazione avrebbe colpito il nostro paese.

Ora però monitoriamo da vicino la situazione ed incrociamo le dita. Prossimamente assisteremo alla prova del NOVE. Ma stavolta non si scherzerà. Parliamo di ASTE di Titoli di Stato. Finora, grazie anche alla buona vena dei risparmiatori italiani, le aste sono sempre state ottime valeriane per i più timorosi sulla solvibilità dell’Italia. Ma facciamo attenzione. Se le aste iniziano a dare segni di cedimento, i rendimenti saliranno (ed i costi per noi italiani diventeranno un salasso), e a quel punto…. l’effetto domino e la speculazione potrebbero fase danni immani. State tranquilli, la BCE e il FMI quanto sto scrivendo lo sanno (spero..) e metteranno in piedi le armi per evitare problemi per il Bel Paese. Perché? Il grafico sopra ve lo spiega in modo evidente. L’Italia è troppo grande per essere lasciata falllire, genererebbe un cataclisma a livello finanziario TOTALE.

(Reuters) – The existing European rescue fund now in place is not large enough to protect Italy as it was never designed to do that, an unnamed European Central Bank source was quoted telling Die Welt newspaper on Sunday. The newspaper said that the rescue fund might have to be doubled to up to 1.5 trillion euros. But it was not clear if it was the central bank source calling for the increase. There was a sharp sell-off in Italian assets on Friday, which has increased fears that Italy, with the highest sovereign debt ratio relative to its economy in the euro zone after Greece, could be next to suffer in the crisis.

Sarebbe la fine della finanza “come la conosciamo noi”. Siamo costruttivi e fiduciosi. Il mondo non finirà. E speriamo che le prossime aste non ci riservino delle brutte sorprese.

STAY TUNED!

DT

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