Il più grande referendum della storia italiana

Pubblicato 19 Luglio 2011 Aggiornato 19 Luglio 2011 09:06

Carissimi lettori,

questo blog non è esposto politicamente. In primis perché tutto voglio fare fuorchè politica. E in secondo luogo, avrei serie difficoltà a parlare bene di qualcuno dei notri politicanti in questi giorni…

Ma questa è un’altra storia.

Il malcontento popolare però sta lievitando. La gente non ne può più di questa classe politica, da sempre pronta a mungere la mucca fino ad esaurirla. Perché proprio di questo si tratta. La nazione italiana, seppur piena di problemi, potrebbe essere oggi una delle nazioni più ricche la mondo. Ci ritroviamo invece a dover piangere per una manovra finanziaria che non è che l’aperitivo a quello se sarà un salasso sul povero risparmiatore.

Ma la cosa che più mi fa incavolare è un’altra. Tutti dovremo fare sacrifici…Opsss…quasi tutti. Infatti proprio loro, i politici, saranno quelli che l’austerity la vedranno solo in televisione, quando guarderanno i TG con la povera gente che si lamenta perché non riesce più ad andare avanti… Cosi ha parlato un sostenitore della necessità di tagliare gli stipendi ai Parlamentari…

(AGI) – Roma, 16 lug. – “Quello che salta agli occhi e’ il modo scorretto con cui il governo ha completamente messo da parte gli emendamenti che prevedevano tagli ai costi della politica”, ha sottolineato, “non e’ pensabile andare a scavare nelle tasche dei cittadini mentre la casta rimane intoccata”.
Ora, ha proseguito, “dal momento che a settembre sara’ necessario un intervento che sia realmente significativo per l’economia del Paese allora dovra’ essere la maggioranza ad  avere quel senso di responsabilita’ che in questa occasione hanno avuto le opposizioni e dovra’ farlo ascoltando le nostre richieste di tagliare in modo reale i costi della politica, a iniziare dai vitalizi. Siano questi i primi punti in discussione: lo dobbiamo ai cittadini, dei quali e’ giusto avere rispetto”. (AGI)

Voi ci credete che taglieranno i costi della Politica? Ne dubito, come dubito che taglieranno i rimborsi elettorali. Leggete questo post per capire la folle onerosità di questa partita. Forse la gente certe cose nemmeno le sa… E allora questo blog vuole anche essere, in questo particolare momento storico, la voce del popolo. Ecco cosa mi scrive un particolarmente irritato Francesco da Trieste.

(…) E allora, dico io, perché non facciamo una volta per tante il più GRANDE REFERENDUM DELLA STORIA dove la percentuale di votanti raggiungerebbe molto probabilmente i massimi storici? Certo il referendum è ABROGATIVO. Ma possibile che non si possa fare nulla? Dobbiamo trovare il modo di concretizzare:

a)      taglio ai costi della politica

b)      taglio ai costi dell’amministrazione (ad esempio considerare seriamente la problematica delle Province)

c)      taglio al rimborso elettorale

d)      taglio a tutto quanto di pubblico è superfluo ed è sinonimo di “casta”

Proposta aggressiva,  già ipotizzata da alcuni lettori nei commenti e totalmente condivisa dal sottoscritto.

Fino a prova contraria la Costituzione italiana recita così:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. (Art. 1)

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. (Art.3)

Se la Sovranità appartiene al popolo, e la Repubblica difende il principio di pari dignità sociale ed uguaglianza davanti alla legge, andando a rimuovere gli ostacoli che fanno venir meno questa uguaglianza, allora è giusto che l’italiano difenda i suoi diritti. Con le poche armi di cui dispone.

Qualcosa occorre fare. E dobbiamo farlo noi, italiani, visto che i politici fanno orecchie da mercante (sfumato infatti ieri il taglio da 82 milioni sugli stipendi degli Onorevoli).

Per chi non lo avesse ancora capito, siamo soli. Le condizioni di crescita sono peggiorate, l’imposizione fiscale è aumentata. Il differenziale Bund BTp oggi è salito a 330 bp, uno sproposito che non è solo statistica, ma si tramuta in denaro sonante che dovrà uscire in più dalle casse dello Stato.  E lo Stato che paga siamo noi. E nessuno lo farà per noi. E lo sapete perchè? Perchè l’Italia è troppo grande per essere salvata. Quindi occorre fare qualcosa perchè c’è il forte rischio che un bel giorno, probabilmente il giorno più buio della storia finanziaria dopo il 1929, ma il più buio per noi italiani, qualcuno se ne uscirà dicendo che l’Italia è spacciata. La speculazione farà il resto e noi saremo fritti. Il mondo patirà per mesi l’effetto domino del default italiano. Ma noi… che fine faremo?

Questo è il caso più estremo e sicuramente difficile. Ma badate bene, non utopistico. Perchè è quello che ci spetta se non si fa qualcosa. TUTTI. A partire proprio da chi ci rappresenta.

UPDATE: L’EGOISMO DEI POLITICI

C’è un’interessante letteratura, al confine tra la teoria economica e la scienza politica, che si domanda quale sia la retribuzione ottimale dei politici. Politici meglio pagati avrebbero maggiori incentivi a comportarsi bene; e un buon stipendio eviterebbe che la politica resti un mestiere solo per chi se lo può già permettere. D’altra parte, alte remunerazioni potrebbero attrarre persone di bassa qualità, professionale e morale, che vedono nella politica una possibilità di affermazione che gli è negata nel più competitivo settore privato.
Come spesso succede nelle scienze sociali, l’evidenza empirica è inconcludente: ci sono elementi a favore sia dell’una che dell’altra ipotesi.
In questi giorni, però, il comportamento di alcuni nostri parlamentari, in particolare del centrodestra, ha offerto un contributo illuminante al dibattito, facendo propendere nettamente per la seconda ipotesi, almeno nel nostro caso.

DEPUTATI IN AZIONE

Mentre varavano una manovra dagli effetti pesantissimi sui cittadini, sostanzialmente blindata per consentirne la rapida approvazione, i politici nostrani sono comunque riusciti a intervenire all’ultimo secondo, per depotenziare di fatto le norme che seppure dalla prossima legislatura, avrebbero ricondotto i loro stipendi alla media europea. Due emendamenti notturni, uno dello stesso relatore (pidiellino) e un altro di due deputati siciliani, sempre del Pdl, hanno infatti prima riportato lo stipendio dei parlamentari italiani a quello medio dei principali sei paesi europei, e poi aggiunto l’ulteriore condizione che la media deve essere ponderata rispetto al Pil. Con l’effetto che la retribuzione dei parlamentari italiani, quasi dimezzata nella proposta originale, viene ora ridotta in misura marginale, se non del tutto.
Con la stessa noncuranza, due giorni prima, quando il Presidente della Repubblica metteva in campo tutta la sua autorevolezza per invitare alla coesione nazionale in un momento drammatico per il paese, ventidue deputati-avvocati del Pdl, con il sostegno dal ministro della Difesa, non hanno trovato niente di meglio da fare che minacciare di non votare la manovra se non si fossero revocate le norme che riducono i privilegi della “casta” degli avvocati: uno spettacolo che resterà a imperitura memoria nella mente di tutti i cittadini italiani e degli osservatori stranieri.

NON SI VIVE DI SOLO STIPENDIO

Naturalmente, lo stipendio dei parlamentari è solo l’ultimo dei nostri problemi. Numerose inchieste giudiziarie stanno mettendo in luce che per molti, di nuovo soprattutto nel centrodestra, la carriera politica è diventata solo un modo per accedere agli affari, conquistando posizioni di potere che consentono di scambiare con il settore privato favori e prebende. Per questi, la vera remunerazione della politica è la tangente, la consulenza ben pagata, l’affitto o la casa pagata, piuttosto che lo stipendio, e dunque se non si risolve questo problema, anche un taglio netto nelle retribuzioni dei politici servirebbe a ben poco per migliorare la qualità del personale politico.

LE ARMI DEI CITTADINI

Purtroppo, non si può neanche fare molto per cambiare la situazione. In un paese a democrazia matura, gli stessi elettori dovrebbero automaticamente punire i comportamenti devianti, costringendo così i partiti a selezionare con maggiore attenzione i propri rappresentanti. Ma l’evidenza accumulata in decenni suggerisce che l’elettore italiano sia singolarmente incapace di svolgere questa funzione; prontissimo ai moti di piazza contro la casta, ma poi incapace di trasformare le prese di posizione in una selezione accurata dei propri rappresentanti, anche laddove sia ancora possibile, cioè nelle elezioni locali e regionali.
Comunque, qualche suggerimento ne deriva. In primo luogo, agli argomenti tradizionali che nella teoria economica si avanzano per decidere se una particolare funzione debba restare nell’ambito privato e pubblico, si dovrebbe aggiungere anche la possibilità che una determinata collocazione ne aumenti la capacità di controllo da parte della politica disonesta. Un ritiro massiccio della politica da tutte le funzioni non proprie parrebbe una delle soluzioni da perseguire. E sarebbe utile anche semplificare la struttura dei governi, eliminando livelli ulteriori di intermediazione politica che possono condurre a maggiori tangenti. In secondo luogo, bisognerebbe migliorare la capacità di selezione dei propri rappresentanti da parte dei cittadini. Gli italiani saranno anche ideologici e poco propensi a scegliere; ma togliergli del tutto questa possibilità, trasformando i parlamentari in “nominati” dalle segreterie dei partiti, non aiuta certo a migliorare la qualità del personale politico. La riforma della legge elettorale è dunque un elemento essenziale di una strategia di riscatto da una crisi che, con tutta evidenza, è più morale e politica che economica.
(Source: LaVoce)

STAY TUNED!

DT

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