Legge ammazza-blog e WIKIPEDIA: è a rischio il futuro dell’informazione libera

Wikipedia ha deciso: preferisce chiudere il sito a causa della legge anti intercettazioni (???) che ne compromette l’operato. E noi, italiani, non possiamo restare ancora a guardare…
Qualcuno di voi avrà sentito parlare della legge “ammazza-blog”. Questa legge prevede, sintetizzando il tutto, che ogni gestore di sito ha l’obbligo di rettifica sui contenuti pubblicati sulla base di una semplice richiesta effettuata dai soggetti che si ritengono lesi nella reputazione o considerano i testi non veritieri. Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, riporta il comma 28 dell’articolo 1 del DDL. La norma non prevede la possibilità di replica e per di più sanziona la mancata rettifica fino a 12mila euro.
Come sempre si è fatta una grande confusione in quanto questa legge, incredibile a dirsi, fa parte del pacchetto anti intercettazioni. Non ci vuole un esperto di diritto per capire che l’Esecutivo non ha percezione della differenza tra siti giornalistici professionali e i siti amatoriali o blog. Ma questo elemento è probabilmente un dettaglio, perché quel che è esplicitamente evidente è il desiderio di tappare la bocca alle voci scomode. Informare non vuol dire comportarsi come un ufficio stampa, quindi banalmente amplificare la voce del padrone. Anzi, la stampa è per sua definizione il “cane da guardia” della democrazia non un cucciolo da compagnia.
Imporre un obbligo di rettifica a tutti i produttori “non professionali” di informazione, significa fornire ai nemici della libertà di informazione, una straordinaria arma di pressione – se non di minaccia – per mettere a tacere le poche voci fuori dal coro, quelle non raggiungibili, neppure nel nostro Paese, attraverso una telefonata all’editore e/o al principale investitore pubblicitario.
Sarebbe davvero una sciagura per la libertà di parola sul web se, preoccupato di assecondare l’urgenza della maggioranza nell’approvazione del ddl, il Parlamento licenziasse il testo nella sua attuale formulazione.
Inutile ripetere che le conseguenze dell’entrata in vigore della norma sarebbero gravissime: ogni contenuto, informazione o opinione non gradita ai potenti dell’economia o della politica sarebbe destinata a vita breve sul web e ad essere rimossa – lecita o illecita che ne sia la sua pubblicazione – a seguito dell’invio di una semplice mail contenente una richiesta di rettifica.
E questo compromette in modo indiscutibile la libertà di pensiero, di opinione, di stampa. Tanto che un colosso come WIKIPEDIA ha preso una decisione gravissima: leggetela voi… Andate su www.wikipedia.it e troverete questo comunicato:
Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.
Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiederne non solo la rimozione, ma anche la sostituzione con una sua “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.
In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.

Per farla breve Wikipedia Italia sta per CHIUDERE. L’enciclopedia on-line che ormai ci accompagna nel quotidiano sta per finire per sempre. E con lei finiranno tutte le fonti di informazioni alternative, QUESTO BLOG COMPRESO.
Quindi, cari amici, CONDIVIDETE QUESTO ARTICOLO E GIRATELO A TUTTI I VOSTRI CONOSCENTI, se credete che alcuni principi e valori fondamentali meritino ancora di essere difesi. Usate i bottoncini di Facebook e Twitter qui sotto, e ancora l’email e i piccioni viaggiatori… E non dimenticate che non solo verranno tarpate le ali alla libera informazione ma sarà la fine di un diritto fondamentale per il popolo italiano. La libertà di pensiero.
Grazie.
Fonti Tom’sHW Wikipedia e Il Fatto quotidiano
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DT
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