La diga dell’Eurozona fa acqua e rischia di crollare

6 Dicembre 2011 07:30

Rischio EuroPanico totale. Il mercato teme che il 9 dicembre 2011 ci sia il solito bluff.

Questo disegno rappresenta in modo perfetto la situazione attuale.
Una pozzanghera con dentro Grecia ed Italia, che nuotano per rimanere a galla. Peccato che la diga dell’Eurozona sta cedendo. E se cede porterà via non solo Italia e Grecia. Ma anche tutti gli altri stati membri.
Ben consci di questi rischi sono gli amici opportunisti di S&P che usano la pressione sui mercati finanziari per imporre comportamenti.
Come ben sappiamo, S&P appartiene alla fine della fiera alle stesse banche USA che fanno cartello e che comandano sui mercati finanziari, soprattutto quello dei derivati (che oggi vale ben 708.000 miliardi di USD).
Diciamo pure che S&P può essere inteso come strumento delle banche USA per “costringere” l’Eurogruppo in riunione i giorni 8-9 dicembre a decidere qualcosa di molto forte.
Peccato che già Francia e Germania si stanno muovendo, come di consueto, sottobanco, perché ancora non hanno capito che le decisioni devono essere d’accordo con gli altri stati. Smània di potere.

Vogliamo sanzioni automatiche per i Paesi che non rispetteranno la regola del deficit pubblico limitato al 3% del Prodotto interno lordo”, ha sottolineato Sarkozy. La norma è quella contenuta nel trattato di Maastricht, alla base della moneta unica: un vincolo troppe volte disatteso. (…)
“In alcun caso gli eurobond rappresentano una soluzione alla crisi”, ha sottolineato Sarkozy. E dire che proprio lui aveva a lungo lottato per l’introduzione di queste obbligazioni a livello della zona euro, così da spalmare su tutti i Paesi i problemi di debito pubblico. Niente da fare: la Merkel non li voleva, la Merkel ha vinto. (…)
La cancelliera lo aveva ripetuto in tutte le salse: voglio un nuovo trattato europeo. No, diceva Sarkozy: la procedura per arrivarvi sarà troppo lunga e complessa. E, invece, anche su questo, è passata la linea di Berlino. (…)
“La situazione è grave: non c’è più tempo”, ha detto Sarkozy. Ma ha voluto precisare: “La Grecia è un caso particolare, non possiamo paragonare una grande economia come quella italiana o quella spagnola a quanto è avvenuto in Grecia”. La Germania appare come il vero elemento dominante del tradizionale asse franco-tedesco. Sono lontani i tempi in cui, nel 2009, il Presidente francese poteva permettersi di dire: “La Frabcia agisce, la Germania riflette”. Era lui, allora, ad apparire come il vero “pompiere” europeo nella fase del post-Lehman Brothers. Quell’anno il Pil tedesco crollo’ del 5,2%, quello francese “solo” del 2,6%, grazie a un vasto, ambizioso (e molto costoso) piano di rilancio, varato direttamente da Sarkozy. Quel piano, pero’, ha poi gravato sui conti pubblici francesi. E oggi è la Germania, con la sua riscossa economica e le esportazioni che corrono, ad apparire come il vero modello vincente. (Source)

Però, siamo sinceri, nulla di veramente rivoluzionario. Nulla di completamente rassicurante. Il mercato vuole sentirsi dire che il debito dell’Eurozona è al sicuro, che la diga del disegno reggerà. Ma questa sensazione di sicurezza manca. E la cosa che più irrita è che si tratta di una questione politica. E allora che succede?

Succede che il mercato non si fida, giustamente. Teme che il 9 dicembre ci sarà l’ennesima conferenza dove si comprerà tempo. Ma è finito il tempo di comprare tempo, ora è il tempo di agire con le azioni.
Ed ecco che arriva puntuale la minaccia d’OltreOceano. S&P, come detto…

“Standard & Poor’s Ratings Services today placed its long-term sovereign ratings on 15 members of the European Economic and Monetary Union (EMU or eurozone) on CreditWatch with negative implications. .. We expect to conclude our review of eurozone sovereign ratings as soon as possible following the EU summit scheduled for Dec. 8 and 9, 2011. Depending on the score changes, if any, that our rating committees agree are appropriate for each sovereign, we believe that ratings could be lowered by up to one notch for Austria, Belgium, Finland, Germany, Netherlands, and Luxembourg, and by up to two notches for the other governments. (Source: S&P)

L’Euro in un amen prende subito la strada del ribasso, come ovvio…

Una minaccia che tuona per tutta l’Eurozona, dove gli stati citati rischiano un gradino, mentre gli altri (Francia compresa) ne rischiano due. Cosa curiosa: anche l’Italia rischia due gradini, malgrado il forte consenso di S&P nei confronti di Mario Monti e della manovra. Ma mica vogliamo fermarci su queste sottigliezze… Se si vuole fare pressione psicologica, si deve fare per bene…

E sempre nel frattempo, dal Giappone fanno due conti. E’ Nomura che fa i conti in tasca agli stati in caso di “Euro Break up”, ovvero fine dell’Euro.
Questi sarebbero i cross tra le varie valute ex Euro vs USD.

A parte la Germania che subirebbe, per Nomura, una piccola rivalutazione, per le altre valute sarebbe il collasso.

Ma siamo certi che questa sia la strada giusta? Possibile che anche la Germania non capisca che se questo sarà il futuro il collasso del sistema economico sarà totale?
Se la Germania fa la testona, dagli USA invece hanno capito tutto e hanno visto lungo, ed ora hanno un solo obiettivo. Evitare che l’Euro Break up diventi realtà, in quanto se mai dovesse accadere, alcune stime danno un impatto dell’evento sui mercati finanziari pari a circa 10 volte il crack di Lehman Brothers.
Prendere nota, please, Ms. Angelina…

PS: e che qualcuno si ricordi anche del capitolo CRESCITA. Sennò sarà durissima, anche se qui si considerano solo tagli alla spesa, aumenti delle imposte e poco altro… E non solo in Italia…

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DT

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