Lotta all’evasione fiscale: il fenomeno Cina in Italia

GUEST POST: La nostra fetta di Cina (che non paga le tasse)
Vorrei attirare la vostra attenzione su un fatto che pur nella sua tragicità, sta scoperchiando un vaso di Pandora . Mi riferisco ai fatti di Torpignattara. Vi prego di sgombrare il campo da qualsiasi ipotesi xenofoba o razzista perchè non è questa la mia visione. Ho il massimo rispetto dell’operosità della comunità cinese.
Ma in un momento in cui il mio Governo mi impedisce di fare operazioni in contanti oltre i mille euro, e promuove l’operazione Cortina, non posso fare a meno di chiedermi come un baretto di periferia possa produrre 16 mila euro di incasso. Erano troppi anche i primi 3000. E non credo assolutamente alla storia delle rimesse. Perchè basterebbe un indagine minimamente seria con nomi e cognomi e giustificativi commerciali per cominciare a sollevare quel velo sulle operazioni che avrebbero portato a quelle rimesse
A voler affrontare approfonditamente l’argomento ho la netta sensazione che si scoprirebbero cose interessanti . Magari che in un modo o nell’altro quando c’è di mezzo un’attività cinese esiste sempre , dico sempre , in qualsiasi aspetto una fortissima componente di illegalità.
Nell’abbigliamento , la miriade di laboratori che ormai sono endemici in zone franche come Prato, il comasco, parte dell’Emilia e della Toscana arrivando ai territori patria della Camorra, vengono prodotte merci dove la materia prima arriva per la quasi totalità dalla Cina, la produzione sfrutta manodopera con un sistema assolutamente illegale che produce concorrenza sleale e che, partendo da un evasione contributiva e di diritto del lavoro, non può che continuare la sua illegalità con l’evoluzione dell’evasione di IVA e quant’altro.
Tutta questa filera va ad alimentare in altissima, e quando dico altissima immaginatevela altissima, percentuale i mercatini rionali , oltre ad una pletora di scadenti negozietti di serie B e C ( molte volte gestiti anche da Italiani ) Il tutto produce un danno complessivo alla nostra ormai debolissima distribuzione ordinaria che potrebbe costituire quello che in altro ambito viene definito “colpo del coniglio”.
Oggi qualsiasi capo di abbigliamento che vedete comparire nei mercatini rionali , ha una buona possibilità (molto vicina al 100%) di essere di provenienza cinese nella materia prima e di produzione cinese in Italia. E le possibilità che nei suoi vari step ,comporti evasione fiscale sono del 100%. Naturalmente nessuno ci obbliga ad acquistare, ma sarebbe interessante che mentre vedo passare in Tv lo spot dell’evasore fiscale, passasse anche uno spot dell’acquirente stolto che gira la faccia dall’altra parte. Ricordando che la catena non si chiude comunque con un vantaggio nazionale, anzi il contrario. La comunità cinese ha una fortissima componente autarchica ed è impermeabile alla contaminazione del nostro prodotto nazionale se può farne a meno. Solo i più giovani in alcuni casi ,che possono tranquillamente considerarsi eccezioni, fanno interscambio. Tutta la ricchezza prodotta riprende la via di casa sotto forma di rimesse. Infatti stanno nascendo ormai come funghi anche negozi alimentari dove il gioco si ripete., e dove i controlli servirebbero ancora di più in relazione anche ad un discorso sanitario.
Sarebbe interessante notare , che in un momento di contrazione fortissima di mercato dove operatori italiani sonno costretti a chiudere, operatori cinesi stanno aprendo attività i cui i costi di gestione non sono assolutamente in linea coi fatturati possibili. Esistono cattedrali ormai perfino nelle campagne desolate, che offrono megaspazi con migliaia di prodotti destinati a restare sugli scaffali per mesi, e che anche se ottenessero successo di vendita, a causa del prezzo bassissimo non potrebbero in alcun modo sostenere i costi di gestione.
Non ci si può non chiedere il perchè di questo silenzio, anche se la risposta è scontata. Ma neanche si può far finta di non capire che prima o poi il parassita ucciderà l’ospite. Nel mondo animale quando i parassiti sono troppi, l’animale colpito si tuffa in acqua per liberarsene, perlonemo di una parte. Quasi tutti gli animali…meno l’alce.

Vogliamo fare la fine dell’alce?
Ottofranz
Sostieni I&M. il tuo contributo è fondamentale per la continuazione di questo progetto!
Ti è piaciuto questo post? Clicca su “Mi Piace, sul +1 e su Twitter” qui in basso a sinistra!