Quando la fantafinanza rischia di diventare realtà

Euro Break Up, Debito pubblico e Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM) sugli scudi in questo inizio 2012 che preannuncia nulla di buono. E poi c’è Unicredit…
Ok lo ammetto. In questi giorni anche al sottoscritto, sempre sostenitore della indistruttibilità dell’Euro, qualche dubbio è venuto.
Innazitutto i tanti commenti letti sui giornali e sui report. Fino a qualche settimana fa, il ritorno alle valute locali (Euro Break Up) era considerato da molti come tabù. Oggi invece si parla di possibilità concreta. Come non posso nemmeno negare la sorpresa nel leggere a pagina 66 del prospetto dell’aumetno di capitale in partenza da oggi di Unicredit una frase molto sibillina…
«Le preoccupazioni relative all’aggravarsi della situazione del debito sovrano dei Paesi dell’area euro potrebbero portare alla reintroduzione, in uno o più Paesi di valute nazionali o, in circostanze particolarmente gravi, all’abbandono dell’Euro»
Certo, Unicredit mette le mani avanti in un momento di profonda incertezza, ma fino a qualche settimana fa NESSUNO si sarebbe mai sognato di scrivere su un prospetto informativo tale frase, che lascia trapelare un evento catastrofico e che potrebbe anche arrivare a comportare (probabilmente) la fine della stessa Unicredit e dl sistema bancario italiano.
Ma questa sensazione non è solo il frutto di un blogger indipendente, ma è un qualcosa di condiviso. Anche dalla comunità internazionale. Tanto che il 12 gennaio ci sarà un’ennesima riunione tecnica, e poi il 23 gennaio un altro Ecofin con le solite tematiche discusse, tra cui gli Eurobonds. Sarà ancora ulteriore tempo perso?
Sull’orlo del burrone
Bisogna insomma fare presto. Lo abbiamo detto ormai tante volte solo che…mi sa che stavolta siamo arrivati sul fatidico orlo del burrone, siamo arrivati a quel punto dove non si può più aspettare. Bisogna partire con le nuove regole del Trattato Europeo, quel trattato sul Bilancio che ci porterà conseguenze che ancora oggi non osate immaginare. AUSTERITY con la A maiuscola, bassa crescita e ahimè recessione. Proprio perché la matematica non è un’opinione ed illuderci di possibile crescita economica, con questo clima, è quantomeno utopico.
Non dimentichiamo infatti quel conto tanto semplice matematicamente quanto devastante economicamente. Dobbiamo rientrare in 20 anni nei parametri del 60% del rapporto debito PIL. Il nostro debito pubblico oggi è pari al 120%. Il che significa… un 5% l’anno. Signori, 5% !!!
Ecco perché si chiede un “alleggerimento” per l’Italia, in quanto ci viene chiesto l’impossibile. E se l’Italia sta comunque cercando di fare il possibile, anche l’Europa deve darsi da fare e NON solo stare a guardare…
“L’Italia – ha detto Monti – ha fatto sforzi senza pari in soli due mesi, ora Bruxelles deve dare un segnale forte. Dimostrare di essere in grado di prendere decisioni rapide e concrete”. (…) “L’Europa, se non riesce a spremere una maggiore produttività e efficienza non riuscirà a crescere di più”, ha spiegato Monti invitando ad essere attenti ed evitare “il modello Penelope e cioè disfacendo di notte quello che si è fatto di giorno. L’Europa è sempre stata capace di trasformare le difficoltà in passi in avanti. Siamo a un passaggio cruciale, ora è un alpinista che cammina su un crinale pericoloso ma può raggiungere la meta”. (Source)
E non basta di certo quanto fatto fino ad ora… Il mondo della finanza vuole fatti concreti, vuole certezze, vuole segnali forti di coesione. In mancanza di tutto questo, coi chiari di luna, diventa quasi “normale” parlare di un possibile ritorno alle vecchie valute.
The treaties of the European Union, which also define the rules of the monetary union, do not contain any specific procedure for a eurozone break-up. When the euro was created, policymakers wanted euro adoption to beirrevocable, and they did not want to spell out a route to exit. But the eurozone debt crisis has changed matters. The turmoil around thesuggested Greek referendum on the bailout package in November illustratedthat a break-up is no longer inconceivable. Following then-Prime Minister Papandreou’s proposal for a referendum, key European policymakers, including French President Sarkozy and euro-group head Juncker, talked openly about a potential Greek exit from the eurozone. (…) European policymakers continue to argue that they will do ‘what is needed’ to save the euro. But the genie is out of the bottle, and various break-upscenarios are now being discussed more openly. New ECB President Draghi even commented on the consequences of a break-up in a Financial Times interview. In this context, a key question is what form a potential break-up could take.There are various theoretical possibilities: a one-off departure of a singlecountry, such as Greece; a sequential process, where weaker peripheral countries gradually peel off, like rings of an onion; and a ‘big bang’ break-up, where the eurozone collapses in one go and the euro ceases to exist (Source: Nomura)

Fantafinanza? Al momento si: ma questa crisi è una crisi mai vista. Lo sto dicendo da tempo. E le conseguenze di quanto sta capitando non sono facilmente prevedibili. Non dimentichiamo mai infatti che il sistema finanziario è virtualmente fallito da tempo e che si cerca di continuare a mantenere in piedi la baracca, trascinando stancamente avanti un sistema che non può sussistere senza un costante ed incondizionato sostegno.
E proprio parlando di sostegno, vorrei aprire una piccola parentesi su una ipotetica forma di sostegno incondizionato che è stato creato qualche mese fa e che poi…è passato un po’ nel dimenticatoio.
Parliamo di ESM, vale a dire di Meccanismo Europeo di Stabilità.
Il Meccanismo Europeo di Stabilità (in inglese, European Stability Mechanism, abbreviato in ESM), è un fondo di salvataggio europeo, nato dalle modifiche al Trattato Europeo approvate il 23 marzo 2011 dal Parlamento Europeo e ratificate dal Consiglio Europeo a Bruxelles l’11 luglio 2011. Il Consiglio Europeo di Bruxelles del 9 dicembre 2011, con l’aggravarsi della crisi dei debiti sovrani, ha deciso l’anticipazione dell’entrata in vigore del fondo, inizialmente prevista per la metà del 2013, a partire da luglio 2012.
(…) L’European Stability Mechanism emetterà titoli simili a quelli che l’Efsf ha emesso per erogare gli aiuti a Irlanda, Portogallo e Grecia (con la garanzia dei paesi dell’area euro, in proporzione alle rispettive quote di capitale nella Bce) e potrà acquistare titoli di stati dell’ Eurozona sul mercato primario e secondario. È previsto l’appoggio anche delle banche private nel fornire aiuto agli stati in difficoltà. In caso di insolvenza di uno stato finanziato dallo Esm, quest’ultimo avrà diritto a essere rimborsato prima dei creditori privati. (…) L’Esm sarà attivo a partire da luglio 2012 e avrà una capacità di 500 miliardi di euro compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi. (Source)

Se poi volete divertirvi il giusto, scoprendo cose pazzesche, leggetevi il documento ufficiale dell’European Stability Mechanism (ESM) CLICCANDO QUI. Se poi lo volete leggere già tradotto in italiano, cliccate QUI.
Perché dico “cose pazzesche”?
Innanzitutto ecco cosa prevede il MES:
• Attuare il semestre europeo, Europa 2020, risanamento di bilancio e riforme strutturali.
• Rafforzare la governance.
• Un salto di qualità nel coordinamento delle politiche economiche: il Patto euro plus.
• Ripristinare lo stato di salute del settore bancario.
• Rafforzare i meccanismi di stabilità per la zona euro e Term Sheet per il MES.
Tutto facile? Non proprio. Innanzitutto il MES ha una dotazione di denaro insufficiente, visto che i paesi dell’Eurozona sborseranno effettivamente solo ottanta miliardi su 500, diluiti in cinque rate annuali, e solo a partire dal 2013. Il resto sarà sottoscritto sotto forma di garanzia e “callable capital” a partire dal 2013. Poi queste garanzie ( che sono quindi fidejussioni e promesse di pagamento di debito quindi DEBITO) potrebbe generare un effetto domino devastanti. Anche perché…combatti la crisi del debito col debito? Mah…
E poi la chicca che peserà come un macigno sulla zucca dei contribuenti. Lo statuto prevede che la Commissione europea effettui una valutazione di sostenibilità del debito pubblico del Paese con difficoltà di accesso ai mercati finanziari in quanto in forte dissesto finanziario. Se l’esame dovesse concludere che il Paese è tecnicamente insolvente, il Fondo europeo potrà erogare i prestiti a una sola condizione: che il Paese beneficiario ottenga il “coinvolgimento del settore privato”, ovvero il consenso dei propri creditori a subire una riduzione del valore dei propri crediti. Si vuole evidentemente evitare di salvare Paesi insolventi, premiando quegli investitori che hanno ottenuto alti rendimenti con prestiti azzardati. Peccato che questi grandi speculatori siano poi i poveri contribuenti. Altro che grandi speculatori!!!
Una valuta, con un debito unico
Avrete quindi capito che NON può sussistere (e lo diciamo da tanti mesi) alle condizioni attuali una unica valuta ma tanti debiti nazionali. E’ una situazione di impossibile gestione che ci porterà TUTTI alla rovina. Germania compresa. Ecco perché ho difeso dall’origine gli Eurobond.
Chiudo con un’ultima chicca che porterà tante critiche e discussioni. Il tema è sempre il MES e, in particolare, quello che TEORICAMENTE potrebbe succedere nel peggiore delle ipotesi. Roba da far rabbrividire. Non parlo più perché sennò vengo accusato di terrorismo. In realtà cerco solo di dire alla gente quello che NON sa…
Guardatevi questo video, e poi…speriamo che la Germania capisca e si ammorbidisca.
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=QFay_iSGwdc[/youtube]
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DT
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