Cattivi pensieri su Banche, Euro ed economia in crisi

10 Gennaio 2012 09:30

Dopo l’LTRO si torna nel baratro. Come prima e più di prima. E l’ Euro break up inizia ad essere seriamente considerato.

Non vado ad aggiungere altri discorsi alle tonnellate di parole che leggerete sui giornali di oggi, in merito a Unicredit ed al settore bancario italiano. Cercherò invece di capire se il settore bancario italiano è poi così sano oppure no.
Beh, ad essere sinceri, riuscire a rispondere a questa complessa domanda è quantomai impossibile. Proprio perché non si hanno i dati necessari. Purtroppo con i bilanci bancari non è raro ritrovarsi con qualche sorpresina.
Nel frattempo però veniamo a scoprire che l’Italia ha registrato un nuovo non invidiabile record. Si tratta del denaro richiesto come finanziamento in BCE. Abbiamo superato i 200 miliardi di Euro. Mica briciole!

Ora la domanda sorge spontanea: questa valangata di denaro è stata presa in prestito sfruttando la bonta del tasso (1%) oppure per grosse necessità di liquidità?

L’operazione LTRO dovrebbe aver fornito il mercato bancario e dell’Eurozona in generale, di tanto, tantissimo denaro, oltre anche le incombenze di cassa di breve periodo, denaro prestato all’1% con scadenza a 3 anni. Una manna dal cielo che ha vissuto una prima puntata nel mese di dicembre 2011 e che vedrà altre 2 puntate nel presente semestre del 2012. Per ulteriori dettagli cliccate sulla scritta LTRO. Qui sotto vi ricordo anche l’Esposizione delle banche italiane sul debito pubblico nostrano.

Ma al momento questa valanga di denaro a poco e servita, soprattutto nella sua “mission” di mettere psicologicamente in sicurezza dalla paura della fine dell’Euro (Euro Break Up) e dai timori sui default di grandi gruppi bancari e dei relativi effetti contagio.
E come è visibile dal grafico, anche lo spread sul Bund non ha beneficiato. Ieri il close ha segnato un pesante 531bp. Livelli sempre insostenibili.

Quindi? L’operazione “uragano di denaro” proposta da Mario Draghi è stata un fallimento? In realtà è presto per dirlo. Non è certo presto invece per dire che il mercato non si sente assolutamente sicuro.
Tanto per cominciare, il break up dell’Euro continua a preoccupare non poco. Tanto che continuano i test dei vari sistemi, per poter valutare se dal punto di vista informativo un Euro break up sia “digeribile” oppure no.

(…) Fast forward to 2012 and banks and brokerages in London are quietly preparing for a more unpredictable but potentially more destabilising event – the possible break-up of the euro. (…) To ensure it can handle potentially volatile and unusually active trading, ICAP says it has conducted tests to see if its EBS system – the largest currency platform in the world — can effectively quote and trade all 17 legacy euro zone currencies.
“Because we’ve tested the currencies, we are ahead of the market, and the pairs we have tested, we can turn them on overnight,” ICAP’s Rutter said.
Many in the industry say a currency exit would likely take place over a two- or three-day weekend, which would be enough time for trading systems to prepare. (Source

E a questo rischio, dobbiamo aggiungere la forte incertezza su tutto il settore bancario europeo. Non dimentichiamo che quanto visto con Unicredit non è che la prima puntata di una serie di appuntamenti che vedranno protagoniste molte banche dell’Eurozona. Infatti è ben noto che l’EBA ha fatto richieste chiare. Ma la liquidità e poca e gli azionisti non proprio disponibili ad aggiongere altri soldi. E poi… la situazione del debito, la recessione, le tensione geopolitiche.

Credo che ce ne sia per tutti i gusti, una serie di episodi potenzialmente negativi che pendono sul mercato. Trovo con difficoltà qualche elemento da leggerein chiave positiva. Persino i dati sulla disoccupazione USA, tanto lodati dai media Oltreoceano, se riletti con attenzione fanno venire “cattivi pensieri”.


Dai ragazzi, un po’ di fiducia ci vuole, ma soprattutto in questo momento ci vuole consapevolezza. A partire dal semplice titolo di stato fino ad arrivare all’aumento di capitale di Unicredit. E’ un momento difficile e nessuno ci farà degli sconti.
L’importante è essere pronti anche a qualche scenario assolutamente imprevisto. D’altronde negli ultimi anni abbiamo avuto di vedere cose che, nei discorsi quotidiani, venivano catalogati nella categoria “non accadrà mai”.

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DT

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