Nazionalizzazione del debito: proposta per salvare l’Italia
Guest Post: per il debito pubblico italiano può essere valido il modello Giapponese
In attesa degli effetti (che non saranno certo immediati) delle azioni del governo per rilanciare l’economia, proviamo ad agire anche sul lato dei tassi riducendo i volumi del debito da rinnovare sul mercato.
In altre parole la proposta mira a NAZIONALIZZARE il più possibile il debito dello stato, RIDURRE i tassi e allungare la DURATA dello stesso, coinvolgendo tutto il paese.
Cerchiamo di imitare la situazione giapponese, dove il debito (molto maggiore del nostro) è per una elevatissima percentuale nazionalizzato; si dà per scontato che in Japan esiste un’altra cultura, basta che l’imperatore parli e il popolo si adegua.
Noi saremo costretti a farlo per decreto, ma, se studiato bene, può essere condiviso dalla maggioranza della popolazione.
In sintesi:
1. A tutti i lavoratori dipendenti (pubblici e privati), ai pensionati e alle partite IVA viene trattenuta al momento della dichiarazione dei redditi una percentuale (esempio: 10%) della quota di stipendio che supera i 25.000/30.000 euro lordi e gli vengono assegnati l’equivalente in BTP ventennali non commercializzabili sul mercato con un tasso non superiore al 3/3,5%. Esempio se uno ha uno stipendio di 50.000 euro lordi, gli vengono assegnati Btp per 2.000 euro (50.000-30.000x 10%). Si può anche immaginare, come alternativa, che l’ammontare dei Btp assegnati sia deducibile per il 19% come per gli interessi sui mutui (nel qual caso le cedole non verrebbero pagate).
2. Le banche, le assicurazioni e le altre istituzioni finanziarie faranno un prestito al Tesoro di una quota % (da stabilire) dei loro assets, avendo come contropartita di garanzia Btp analoghi ai precedenti. Teniamo presente che le banche si approvvigionano all’1% dalla Bce.
3. Idem per le società di qualsiasi tipo (spa, srl, sas, snc, etc) e cooperative con una % da stabilire, ad esempio, applicata al patrimonio netto.
4. Il programma ha una durata di 5 anni, cioè per 5 anni a partire dal 2012 avviene, ogni singolo anno, questa allocazione di Btp, ma è rinnovabile, se necessario, sempre per decreto.
5. Le cedole vengono pagate annualmente, se non si adotta la soluzione della detrazione nella dichiarazione dei redditi.
6. I Btp che, ripeto, non sono commercializzabili, possono essere riscattati dopo cinque anni dall’emissione a valore pieno. Il beneficiario ha il diritto di mantenere i titoli (diritto di Call a partire dal quinto anno) anche per una durata superiore, se ritiene conveniente continuare a incassare la cedola. Lo Stato, comunque ha un diritto di Put.
7. Opzione aggiuntiva. Se il governo Monti decidesse di ridurre le tasse agli stipendi più bassi (dipendenti privati, pubblici e pensionati), per esempio il 3% di riduzione tasse a quelli che hanno uno stipendio annuo lordo < 20.000 euro, al posto dello sgravio vengono assegnati gratuitamente i Btp suddetti. Lo sgravio totale sarebbe il 3% pari ad un massimo di 600 euro più le cedole per 5 anni. Questo significherebbe un onere per lo Stato che sarebbe, comunque, ampiamente compensato dalla riduzione del carico di interessi derivante dai punti precedenti.

E’ ovvio che la proposta, se ritenuta percorribile, dovrà essere affinata dai tecnici del Tesoro e del Governo; quello che interessa a me è trasmettere il concetto di base e sentire il parere dei lettori del blog.
Paolo41
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