Quale futuro per un giovane imprenditore italiano?

GUEST POST: Italia, crescita economica e prospettive. Una cruda e realistica analisi di un imprenditore
Abbiamo spesso la fortuna di leggere le brillanti analisi di Gaolin che ci illumina sulla situazione microeconomica italiana ed in particolare dell’influenza delle Nuove economie sul nostro povero e bistrattato paese. Inoltre ho avuto occasione di ospitare in passato alcuni testi di altri amici del blog che, con loro sfoghi e loro analisi, ci hanno fatto tuffare nella realtà quotidiana.
Si, perchè occorre ammetterlo. Spesso sui giornali, nei meeting, negli studi televisivi, nei dibattiti, si fa TANTA demagogia, si fa tanta teoria. Ma poi, amici, occorre entrare nel reale e nel concreto. Si possono fare tante parole, ma poi al mattino ognuno di noi deve fare i conti con il quotidiano. E spesso ci viene da chiedersi…ma oggi come farò a portare a casa il cosiddetto “tozzo di pane”? E soprattutto… quale futuro…quale futuro posso avere con la mia attività, con la mia stessa vita? Posso permettermi una famiglia? Posso permettermi di programmarmi UN FUTURO?
Ho ricevuto un’email in questi giorni dell’amico Francesco, email che pubblico molto volentieri che non è solo uno legittimo sfogo di un giovane imprenditore che non vede un futuro, ma soprattutto deve servire come elemento di meditazione ed analisi. Leggete, meditate e poi, se lo vorrete, commentate. Credo che ognuno di noi abbia da dire la sua…
Quale Futuro per un giovane imprenditore?
Ciao Dream
Ti scrivo questa mail come una sorta di sfogo personale; la vorrei indirizzare a tutti gli amici/lettori del blog, non economisti, ma certamente gente appassionata e competente, e che, al contrario degli economisti, vive nella realtà quotidiana.
Vi seguo da un pò di tempo con piacere e visto che siete in grado di arricchire la mia cultura economica e finanziaria, magari potete anche rispondere a certe mie osservazioni, perlomeno condividerle.
Ho 37 anni, vivo e lavoro in Puglia come libero professionista. Non ho ancora una famiglia, un pò per un rinvio di maturità tipico della mia generazione, un pò perchè per ora me lo potrei permettere solo con grossi sacrifici. Ho studiato al nord, piccola esperienza all’estero, poi subito ritorno in Puglia; vuoi perchè l’aria di “casa” è sempre magnetica, vuoi perchè l’idealismo perdente mi spingeva a pensare che, infondo, noi altri avevamo il dovere di fare qualcosa per questo Sud. Così son passati più di dieci anni e bene o male, mi sono ritagliato il mio spazio. Ho lavorato da dipendente prima, poi per conto mio (sono un consulente di processi alimentari), per mia scelta (in parte indiretta, visto che qui un professionista deve lavorare senza guardare l’orologio e guadagnare al pari di un operaio appena specializzato). In Puglia si parla di crisi da tempo memore; la crisi era già mia compagna di banco alle superiori negli anni ’90 e tra alti e bassi, ha sempre accompagnato la mia generazione durante gli studi universitari e le prime esperienze lavorative. Poco dopo, nel periodo 2004/2006 nella mia vecchia azienda, con il grosso del fatturato negli USA, l’euro in rafforzamento sul dollaro, ha portato la prima vera crisi dopo quasi un secolo di storia aziendale. La Puglia è una realtà vivace e produttiva, tante piccole aziende manifatturiere che non fanno sistema, molto spesso inefficienti, politicizzate, gestite da ex operai e capi mastri diventati imprenditori. Molto spesso bravi e volenterosi, ma con il limite della poca cultura, della presunzione di capire tutto e la convinzione di avere amici importanti in grado di spingerli lontano. Tra quegli amici c’è chi lavora nelle banche, e queste, dopo anni di mutui e fidi concessi allegramente, in amicizia, adesso si tirano indietro, chiedono garanzie e rientri.
L’altro boomerang negli ultimi venti anni è stata la pioggia di finanziamenti europei serviti a costruire inutili capannoni, gonfiare fatture, finanziare inefficienze e usare gli spiccioli per acquistare le auto e le vacanze. Nella crisi c’è una sorta di selezione naturale. Chi è inefficiente, quasi tutti, prima o poi salta. Aziende che fino a ieri facevano numeri, oggi licenziano le persone o non le pagano da mesi. Le inutili zone industriali di ogni singolo sputo di paese, sono piene di capannoni vuoti, molto spesso non sono mai stati attivi, hanno solo fatto da contraltare a qualche finanziamento, come dicevo prima. Le aziende che resistono sono quelle che tagliano i costi, esternalizzano. I dipendenti di ieri sono stati licenziati per essere assunti da una cooperativa di servizi. In pratica fanno lo stesso lavoro, per la stessa società, solo che lavorano a cottimo, a chiamata, e sono pagati molto meno, con meno garanzie. Altre aziende non producono più, gli conviene comprare direttamente da produttori esteri e commercializzare: meno costi, meno problemi, meno dipendenti.
Sì perchè in questi anni, nei quali ho avuto a che fare con tante aziende e con tanti imprenditori, pare che il problema principale sia uno solo:
E’ l’inefficienza? No; la gestione centralizzata e padronale dell’azienda? No; il disallineamento tra debiti e crediti? Ni; i dipendenti? Sì, ecco, i dipendenti sono il problema!
E’ vero in Italia costano di più anche se gli stipendi medi sono bassi! Ma il vero problema è che rendono poco (soprattutto le donne, con questi figli, famiglie!) e devono essere controllati. E poi sono un problema anche quando li cerchi: eh sì, perchè i giovani non vogliono fare certi lavori, arrivano tardi la mattina, pensano solo al fine mese, alle ferie e fare malattie. Quindi meglio commercializzare: solo costi di magazzino, trasportatori e spedizionieri esterni, meno male che resta il commercio allora! Ma poi scopro che al porto di Taranto, uno tra i più attivi per gli scambi con la Cina e il sud-est asiatico, molte compagnie marittime stanno minacciando licenziamenti perchè il lavoro è in diminuzione.

Ma allora? Si produce di meno, le aziende importano invece che fabbricare in loco, e i trasporti sono in calo? C’è qualcosa che non quadra. Certo! Non quadrano i conti delle famiglie! I redditi stanno precipitando, il mercato immobiliare è fermo, addirittura anche i ristoranti, tranne forse il sabato, sono vuoti! Non lo so perchè non ci vado più. Una grande azienda produttrice di latte mi dice che da qualche tempo il trend si è invertito: si vende molto meno latte fresco mentre aumenta il consumo di latte a lunga conservazione, costa di meno. “Abbiamo morti”, mi dice un imprenditore agricolo! Ed è la giusta sintesi di un teatrino composto da tanti attori “che recitano a braccio” e quattro burattinai cialtroni che hanno riempito il sacco e se ne scappano alla faccia di tutti.
E’ un deserto. Non capisco cosa sta succedendo realmente. Mi sembra assurdo sentire parlare la politica di manovre per la crescita, e constatare nella realtà aumenti della benzina, aumenti dell’iva, aumenti delle tasse, aumenti degli interessi sul debito, se te lo concedono! Quello che vedo non ha senso. Mi sembra fatto a posta per far avvenire quello che effettivamente sta succedendo: aziende che chiudono, chi può sposta la produzione all’estero o importa direttamente; lavoratori che si giocano ai videopoker o alla Snai i soldi della cassa integrazione o della disoccupazione, nella speranza che, come è sempre stato da queste parti, sia la solita crisi di passaggio e tra un anno tornerà tutto come prima, mentre altri, professionisti e non, fanno le valige, emigranti, come da generazioni.
Sto pensando anch’io di rimettere tutto in discussione. Stare qui a fare il patriota, per cosa? Per questa terra amara? Per questo Stato? Eppure a volte mi viene da pensare che forse proprio questo è il fine del loro gioco: farci scappare tutti, abbandonare aziende, case, terre. Infondo, tutto questo scenario a chi giova adesso? Chi è che vince ora? Chi può comprare a quattro soldi tutte le attività, le aziende, le case che noi altri stiamo abbandonando o stiamo per lasciare? Chi ha la potenza finanziaria per poterlo fare? Lo vedo, chi compra qui, sono sempre i soliti. E non mi riferisco solo alla malavita! Ho sempre pensato che noi meridionali, essendo ormai assuefatti, non potevamo avvertire la differenza tra quelle passate e questa nuova crisi. E magari lo penserei anch’io se in questi anni non avessi cercato di capire la realtà dei fatti attraverso il vostro blog e altri canali di informazione indipendente. No, forse questa volta è davvero diverso! E allora? E allora con queste righe, oltre al bisogno di sfogarmi, vorrei condividere con voi questi pensieri, vorrei che mi aiutaste a capire dove stiamo andando, o meglio, dove ci stanno portando. Perchè poi penso che il mondo non può finire, non possiamo andare via tutti.
E siccome sono convinto che sopra ci sia un disegno (…non quello divino, ma di chi si crede tale), ragiono per assurdo. Sappiamo quasi tutti che con queste politiche monetarie europee e con le scelte economiche e politiche del nostro governo, un paese come l’Italia non potrà più autosostenersi, non potrà più produrre ricchezza, non potrà più pagare stipendi e pensioni, pertanto non ci sarà futuro. Sembra semplice, probabile, fattibile, forse troppo intuitivo. C’è forse qualcosa sotto che non ci vogliono far capire? Potrebbe arrivare un momento nel quale il sacco sarà ormai colmo, non ci sarà più nulla da saccheggiare, e allora, solo allora qualcuno potrà dire: ok, ci abbiamo provato, l’euro è stato un esperimento fallito! Ed ecco che i padroni del mondo, con il sacco pieno, potranno venire qui a comprare a quattro soldi le macerie! Tanto a loro converrà sempre. E a noi che ancora siamo qui? Cosa conviene? Andare via e provare a rifarsi una vita dignitosa da qualche altra parte ripartendo da zero? O aspettare che le iene bruchino gli ultimi cadaveri per poi ricostruire un futuro dal nulla?
Certo in ogni caso, mi sembra che sempre da zero bisogna ripartire. Anche oggi sto guidando per andare a guadagnarmi la giornata. A destra ho il bellissimo mare della Puglia, a sinistra intravedo il deserto, se proseguo un bel pò più avanti c’è il nord, con ancora qualche possibilità, poi solo un altro piccolo sforzo ed ecco la Svizzera, e comincio ad avvertire profumo di libertà! Ma non dovrebbe essere il contrario? Sono confuso.
Un saluto a tutti.
Francesco
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