Ribilanciare i portafogli

di gremlin
3 Maggio 2012 17:11

Dopo un inizio d’anno molto positivo in particolare per gli asset a rischio e per i portafogli ben esposti all’azionario di qualità è venuto il momento di rivalutare le posizioni (asset allocation) per far fronte a un probabile scenario congiunturale quanto meno sfavorevole già anticipato dai listini azionari europei fin dal 19 marzo.

Scenari
I Paesi emergenti ed ex-emergenti con economie interne in forte espansione cominciano a mostrare segni di rallentamento che si ripercuoteranno inevitabilmente sull’export di prodotti e servizi dell’Occidente.
Gli USA evidenziano ancora una debolissima ripresa economica con settori trainanti come l’immobiliare ancora fortemente depressi e con tassi di disoccupazione in lento miglioramento ma comunque sempre “patologicamente” elevati. L’economia cosiddetta “reale”, fondamentalmente quella produttiva, tarda a riprendersi. Al momento il sentiment su Wall Street resta comunque positivo potendo contare su utili aziendali in crescita e su un sostanziale miglioramento dei bilanci del comparto finanziario, soprattutto banche, ottenuto con diversi interventi di politica monetaria espansiva della FED.
L’Europa invece resta costantemente l’area a maggior rischio per le incertezze che continuano a gravare sulla capacità dei Paesi cosiddetti “deboli”, come Portogallo, Spagna e Italia (la Grecia è già fallita) di attuare politiche di bilancio in grado di contenere il rapporto debito/il a livelli programmati e di garantire la solvibilità nei confronti dei possessori dei rispettivi titoli di Stato. Purtroppo la pesante recessione economica di questi Paesi unitamente ad altri dati economici in peggioramento anche per Francia e Germania non lasciano spazio alla speranza di veder risolti questi problemi in tempi brevi.

Prospettive
Il rallentamento dei Paesi asiatici è del tutto fisiologico e quindi nell’investimento occorre solo rispettare la durata del ciclo recessivo per poi riposizionarsi adeguatamente.
Gli USA invece continuano a mostrare segnali contrastanti di ripresa che potrebbero far ritenere che gli attuali valori degli indici azionari siano troppo ottimistici o quanto meno siano manipolabili anche per ragion di Stato.
L’Europa azionaria è invece underperformer dichiarata con la sola e unica eccezione della Germania.
In questo scenario risulta prevalente il sentiment di tipo “risk off”, ovvero avversione per gli asset tradizionalmente rischiosi come azioni e commodities. Di conseguenza il comportamento dei grandi investitori e speculatori è il “fly to quality” ovvero il massiccio parcheggio della liquidità nei cosiddetti “titoli rifugio” cioè il bund tedesco e i bond governativi USA. A tutto ciò si accompagna una sostanziale debolezza dell’oro che perde un po’ del suo tradizionale status di bene rifugio e un ulteriore tendenziale rafforzamento del dollaro Usa verso molte valute e sull’euro in particolare.

Asset allocation
In linea generale sarebbe saggio allocare il proprio portafoglio orientandosi marcatamente verso l’avversione al rischio. In pratica significa:

1. ridurre fortemente l’esposizione sugli indici azionari e mantenere una piccola quota di singoli titoli selezionati su parametri fondamentali oltre che tecnici; anche il rendimento da dividendo (dividend yeld) può essere un valido parametro di selezione di facile reperibilità. Eliminare i ciclici e mantenere i difensivi.

2. allocare gran parte della liquidità derivante dalla chiusura di posizioni azionarie nell’obbligazionario; nelle fasi ‘risk off’ se ci si avvale di strumenti quali i fondi, sicav e etf è difficile sbagliare investimento; tuttavia è obbligatorio scegliere conoscendo il benchmark di ogni strumento e diversificando i vari benchmark oltre che confrontare le performance di prodotti analoghi. L’allocazione mediante singole obbligazioni è più che accettabile purchè si tenga in gran considerazione il rischio emittente, duration e ovviamente il rendimento. Sarebbero molto interessanti i BTP indicizzati Istat con target di investimento almeno decennale, se non fosse per l’elevato rischio emttente. Spiace dirlo ma i titoli di Stato italiani con scadenza superiore a due anni devono essere considerati altamente rischiosi fintanto che non avremo un governo virtuoso ed equo.

3. in uno scenario estremo che contempla la disgregazione della moneta unica in pochi anni, è necessario avere una forte diversificazione valutaria, direi che almeno il 50% degli asset dovrebbe essere denominato in valuta. Con target di medio periodo, la prima valuta da considerare è il dollaro USA. Altre valute da aggiungere in percentuali minori sono il rand sudafricano, dollaro australiano, dollaro canadese, franco svizzero, corone norvegesi e svedesi, e lira turca. Franco svizzero, corone e dollaro canadese meglio averli come liquidità cash (si va in banca, si ordinano e si portano a casa o in cassetta di sicurezza). Le altre valute si prendono sia come obbligazioni sovrannazionali, sia come fondi o sicav specifici.

4. fra le commodity mi sembra che solo due vale la pena tenere in considerazione in un contesto ‘risk off’: il petrolio, che può rivalutarsi per tensioni geopolitiche (quindi al di fuori delle correlazioni intermarket), e l’oro che in caso di situazioni di panico torna ad essere bene rifugio. Entrambi possono essere acquistati come ETC. L’oro può essere acquistato anche in lingotti ma questa operatività sarebbe più coerente con un investimento di lungo periodo e non come semplice riallocazione ciclica.

Compass&More

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