La pioggia prima della tempesta perfetta
E’ solo una questione di tempo.
Non voglio tediarvi con le solite frasi che riprendono quanto detto in passato. Era noto a tutti il fatto che i disequilibri, i problemi, il debito, la politica, tutto avrebbe un giorno portato il conto. E così sta accadendo. E se ci pensate bene, è un mercato che sta cambiando, si sta evolvendo e molto probabilmente nei prossimi 12-18 mesi ci darà l’esito e scopriremo il vero futuro dell’Euro e dell’Eurozona.
Non nasceranno certo gli Stati Uniti d’Europa. Ma nemmeno torneremo tutti alle origini. Arriveremo a dei compromessi, ad una via di mezzo, con uno ruolo magari più centrale e proattivo della BCE, forse unico vero punto d’incontro dell’Unione Europea.
Ma oggi ognuno guarda al suo orticello. La politica sta portando grosse spaccature. Addirittura si fanno ragionamento da vero e proprio protezionismo all’intero della stessa Unione Europea, in un ambiente che dovrebbe essere invece di piena condivisione.
Oggi ci troviamo nemmeno più con un’Europa di serie A ed una di serie B. Assistiamo quasi ad un “tutto contro tutti” a cui fa rima un “si salvi chi può” dove dall’alto del pennone centrale la signora Merkel si trova in una situazione economica migliore, ma è sola, abbandonata anche dagli amici Calvinisti olandesi, con cui si stanno generando delle rotture impensate fino a qualche mese fa. Ed è per questo che si arriverà a dei compromessi. Magari un po’ meno austerity, magari un po’ meno “fiscal compact” ma sempre rigore di bilancio e massima sorveglianza nei confronti dei PIIGS.
Detto in altri termini: si tira a campare cercando di allentare un po’ i cordoni quando la situazione si estremizza.
E intanto la disgregazione sociale aumenta. Il popolo è sempre più irritato e stufo. Non si vede più una luce in fondo al tunnel della crisi. E proprio nel momento in cui lo Stato è chiamato a gran voce in soccorso del sistema economico Italia, lo Stato può fare poco, perché è lui a dover essere aiutato e a dover rientrare dagli eccessi di tanti anni di politica allegra e dissennata. E non mi riferisco per forza al mandato di Berlusconi, visto che la storia parla chiaro su come nel corso dei decenni il virus della politica ha polverizzato le finanze pubbliche e con loro il nostro futuro. Necessaria l’austerity. Ma il popolo necessiterebbe di un comportamento dello stato diametralmente opposto. Vallo a spiegare alla Merkel e al suo fiscal compact che è matematicamente insostenibile per l’Italia e per i paesi di per sé già più deboli.
I governi a cui gli elettori oggi chiedono una svolta di minor severità fiscale sono quelli nei quali la spesa pubblica è salita di più negli ultimi dieci anni. Dalla fine del 2001, infatti, nell’eurozona a 17 paesi la spesa pubblica è aumentata da 3340 a 4665 miliardi di euro (in euro correnti), cioè del 39,6 per cento. In percentuale sul Pil, la spesa è aumentata dal 47 al 51 per cento del Pil dell’eurozona.
In Germania tra il 2001 e il 2010 la spesa pubblica tedesca è aumentata solo del 18,5 per cento. Il modesto aumento della spesa pubblica si è accoppiato con la rapida crescita del Pil e con la moderata inflazione sperimentata dalla Germania in questi anni. Il risultato è che la quota della spesa pubblica sul Pil è rimasta costante.
I numeri sono ovviamente interpretabili ma non sono opinioni. I dati tedeschi implicano che, nel resto dell’eurozona senza la Germania, la spesa pubblica sia invece aumentata del 41,5 per cento, tra il 2001 e il 2010. Si tratta di un aumento di 23 (41,5 meno 18,5) punti percentuali superiore a quello registrato in Germania, cioè nel paese che ha finanziato il fondo salva-stati temporaneo e finanzierà il fondo salva-stati permanente per più del 25 per cento del totale (come stabilito dai trattati, in proporzione al Pil e alla popolazione tedesca). (Source)
Il Governo continua a latitare sul programma della crescita. E la cosa non ci deve più sorprendere. Come dice un mio collega:
il Governo deve fare la dieta (austerity) dando di più da mangiare (crescita economica). Questa equazione non è di facile soluzione.
E a completare l’opera in questo scenario decisamente difficile, ci si mette anche la finanza strutturata. Non ci voleva l’episodio JPMorgan Chase. Non ci voleva Bankia in Spagna. Ma signori, non ci voleva ma lo sapevamo benissimo che si è scoperchiata una pentola in cui contenuto era notissimo. Era solo una questione di tempo!
Cosa volete pretendere in un sistema finanziario dove i derivati rappresentano il PIL mondiale moltiplicato per 10? Cos pretendente da un sistema finanziario dove la leva continua imperterrita a regnare sovrana? Cosa pretendete da un tessuto sociale che per anni ha vissuto al disopra delle proprie possibilità?
Verrebbe da dire: chi è causa del sul mal, pianga se stesso. Peccato però che gli effetti di questi comportamenti non ricadranno solo sui colpevoli e gli interessati, ma su TUTTA la comunità. TUTTA, nessuno escluso. Anzi no, sicuramente sarà ancora più pesante proprio su quelli che meno ne possono: i risparmiatori e la povera gente che non riuscirà nemmeno più a campare. E sarà il disastro.
Quindi che fare? Secondo me, la situazione si sta ulteriormente complicando e mai come ora è necessaria la consapevolezza che questa crisi si può tentare di combatterla solo con la coesione di tutti i paesi membri. La divisione in questo momento creerebbe le condizioni ideali per quello scenario che i miei amici perma-bearish chiamano come “tempesta perfetta” con un catastrofico effetto domino su tutto il sistema.
Vedete? Guardate fuori dalla finestra. Il cielo è molto nuvoloso, si vedono dei lampi in lontananza, violenti e luminosissimi. L’aria fuori è tagliente, gli uccelli sono scomparsi dal cielo, il sole si è come spento dietro ai nembi minacciosi. Prima che inizi a piovere a dirotto, meglio prendere delle contromisure. Altrimenti poi, sarà troppo tardi.
Buon weekend a tutti.
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STAY TUNED!
DT
