EURO Disastro: ne siamo consapevoli?

21 Maggio 2012 17:30

 

Guest post by Gaolin

Essere pessimisti oggi in Italia sulle sorti della nostra economia è certamente un sentimento ormai ben capillarmente diffuso. Più che altro si può disquisire sul quanto esserlo.

Anche le affermazioni dei professori e tecnici che ci governano ammettono ormai chiaramente che siamo in una vera e propria recessione ma, nel contempo, ci propinano previsioni e speranze di un riavvio della crescita al prossimo anno, grazie a provvedimenti che qualcuno dovrà prendere ma non si sa bene chi, visto che soldi non ce ne sono.

L’EURO è in questi giorni nella burrasca ma ciò nonostante l’Eurogruppo ha riaffermato per l’ennesima volta la grande bugia.

“L’EURO e la UE non si mettono in discussione”, quasi che la difesa di questi totem fosse una questione di vita o di morte.

Certo che quando i capi, insieme riuniti, devono fare delle dichiarazioni ufficiali non si può pretendere che dicano la verità, specie se dietro non ci sono accordi veri . Quindi queste dichiarazioni servono solo per essere date in pasto ai media allineati, che qualcosa devono pur dire al popolo in ansiosa attesa di provvedimenti che diano la svolta, che ci salvino, che ci facciano uscire dal tunnel, ecc.

Personalmente sulle sorti dell’Italia non riesco a vedere schiarite.

Essendo bene a contatto con l’economia reale vedo ben poche oasi di relativa prosperità e moltissime situazioni di aziende in fallimento o molto vicine, quest’ultime ancora non ben note al sistema bancario. Se vale ciò e visto che il tema è di attualità, le pagelle di Moody’s sulle banche italiane, appena declassate, saranno da rivedere fra un po’. Comunque, piano piano, qualcosa sta cambiando. Ad esempio le dichiarazioni degli economisti italiani, che per anni hanno osannato i benefici dell’EURO non ci sono più.

Alleluia, almeno questo.

Ora però costoro, insieme a quelli che ce lo hanno affibbiato dicono che, ormai che ci siamo dentro, non se ne può più uscire, sia perché i trattati non lo prevedono come possibilità, sia perché sarebbe una catastrofe inimmaginabile. E giù a preconizzare costi per il popolo di tutte le specie, la nascita probabile, anzi certa, di movimenti politici di infausta memoria, destabilizzazione perenne del sistema socio-economico-finanziario globale. Insomma, meglio neppure pensarci. Una vera e propria strategia del terrore.

Invece qua è in gioco il vero potere e chi ce l’ha in mano in questo momento, ovvero la finanza, che non vuole proprio recedere neppure un po’. Dell’economia reale, dei milioni di lavoratori e imprenditori bravi e onesti che stanno perdendo il lavoro e l’azienda rispettivamente, alla fine pare l’ultimo dei problemi, visto che ce n’è sempre un altro prima e ovviamente più importante, nel momento di prendere decisioni.

Fatto sta che ufficialmente non si dibatte sul disastro che la moneta unica ha combinato, specie ad alcune economie europee. L’impostazione è sempre quella, l’idea della moneta unica ancora viene considerata valida e, caso mai, si danno le colpe ai governi per non aver saputo gestirla. Certamente questa è una grande verità ma se da subito fosse stato detto che, invece di un bancomat per spendere a deficit e a tassi bassi, l’EURO era una vera e propria camicia di forza, calata sulle spalle dell’economia reale di quei paesi che per cultura e per incapacità/insipienza politica mai avrebbero potuto allinearsi alle economie più forti, avrei proprio voluto vedere se una tale follia poteva affermarsi così facilmente come è in pratica accaduto.

Aver rinunciato a tenersi la propria moneta sovrana, con relativa banca centrale, in un mercato globalizzato dove la regola principe è” niente dazi e si produce dove costa meno”, sta producendo per l’Italia una vera Caporetto del proprio sistema industriale manifatturiero, senza predisposizioni di linee di difesa sul Piave. Non sto esagerando, anzi. Finora ci si è ostinati a non voler vedere la realtà.

Un rapido sguardo di aggiornamento sull’economia reale in ITALIA

Inizialmente si è detto che la crisi avrebbe colpito soprattutto le aziende deboli, piccole e medie non internazionalizzate;

si è sempre pensato che la piccola azienda locale in qualche modo riesca a cavarsela sempre, magari riconvertendosi verso nuove attività;

si è detto e si sta ancora scelleratamente dicendo che però l’export italiano va ancora forte nei suoi tradizionali comparti di eccellenza e che quindi è lì che bisogna puntare;

si è ritenuto che le grandi aziende italiane che non sono molte, investendo nei prodotti e processi, potessero continuare a produrre in Italia.

Bene.

La realtà di oggi in Italia, che vorrebbe anticipare le statistiche che usciranno fra 6-12 mesi , ci dice che:

a) le aziende piccole e non internazionalizzate, sottoposte alla concorrenza globalizzata, sono ormai o saranno quasi tutte chiuse o fallite;

b) le piccole aziende locali hanno nel loro complesso un fortissimo calo di lavoro, tale da far desiderare agli imprenditori di mandare tutto a quel paese. Tanti lo farebbero subito se potessero;

c) l’export italiano, tolti alcuni comparti particolari, ha sempre più difficoltà, a mantenere le proprie posizioni e i margini si assottigliano sempre di più;

d) tantissime aziende, fino poco fa di eccellenza tecnologia e sane, stanno per precipitare nel più o meno lungo cammino del proprio declino;

e) le poche grandi aziende in Italia non investono più perché, detto semplicemente, sarebbe un suicidio economico. Ipotizzano invece di accelerare le delocalizzazioni dove il lavoro costa meno.

Conclusioni

Io non so come faranno i nostri professori a stabilire date indicative entro cui si avvierà, senza condizionali e incertezze, una ripresa dell’economia reale, quella vera dove si produce qualcosa o si rende un servizio utile. Io penso e ne sono anche certo che, finchè l’Italia resterà vincolata all’EURO, non potrà arrestare il già molto ben avviato declino del proprio sistema industriale.

Domanda: Se arriveremo allo smantellamento di anche quel poco che è rimasto, come si pensa di poter mantenere il nostro welfare, anche se ridotto, il nostro pletorico e inefficiente apparato pubblico, anche se ridimensionato, il nostro sistema finanziario, pieno di sofferenze e tutti coloro che, alla fine, vivono sulle spalle di coloro che lavorano sul serio?

Queste non sono domande che i professori usano porsi ma, questa volta, quelli che ci governano sarebbe ben lo facessero e dessero anche una risposta a sé stessi e poi anche agli altri.

GAOLIN

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