Quanto durerà il dominio del dollaro USA come valuta di riserva internazionale?
Spesso sui mass-media finanziari viene proclamata la fine del dollaro USA come principale valuta di riserva internazionale.
Ancora più di frequente, soprattutto su alcuni blog, è addirittura scontata la sua scomparsa, citando “piani segreti”, già in fase di attuazione, che affermano la sua sostituzione con una nuova valuta di diversa denominazione (e soprattutto valore). 😯
Ma qual è la realtà?
Probabilmente non lo sa nessuno, visto che, come sempre accade, la realtà è costituita da diversi punti di vista, supportati da dati statistici e finanziari provenienti da varie fonti, che reclamano all’unisono la loro attendibilità.
Posso però provare ad esporre una serie di dati, estrapolati da diverse fonti (come sempre citate in fondo al post), con cui riflettere e, soprattutto, costruirvi la vostra opinione.
Partiamo!
COSA SI INTENDE PER VALUTA DI RISERVA INTERNAZIONALE?
Si tratta di una moneta “forte”, accettata ovunque o quasi, divenendo in tal modo una moneta convertibile. Deve contemporaneamente dominare la scena negli scambi finanziari internazionali.
Ciò implica un riconoscimento di fiducia, che consente a molti governi ed istituzioni di accumulare una parte delle loro riserve finanziarie, in tale valuta.
In pratica una valuta di riserva internazionale, possiede le caratteristica di essere accettata (quasi) ovunque come mezzo di pagamento, perché stabile (cambio permettendo), liquida e sostituibile a livello globale (grazie anche al livello di sicurezza di cui gode, spesso al pari di un metallo prezioso).
Viene altresì impiegata a livello mondiale negli scambi di beni commerciali e materie prime. Ad esempio petrolio, oro, gas naturale, ecc.
SCAMBI FINANZIARI INTERNAZIONALI VALUTARI
E’ chiaro che per valutare quali siano le valute di riserva internazionali, occorre monitorare, su scala mondiale, gli scambi finanziari che avvengono con tali monete, consentendogli di essere accettate ovunque.
La Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank for International Settlements), la più antica istituzione finanziaria internazionale che rappresenta le principali banche centrali (inclusa la BCE), pubblica a tal riguardo un report triennale ([1]). L’ultimo risale al 2010.
Il seguente grafico, ricavato dai dati di tale report, riporta il dettaglio degli scambi finanziari valutari a livello internazionale, esprimendolo in percentuale sul totale (dati aggiornati ad aprile 2010):
E’ evidente il ruolo di leader indiscusso del dollaro USA con… al secondo posto l’euro!
Riconosco che la seconda posizione dell’euro, soprattutto per il suo peso (me l’aspettavo più basso), mi ha sorpreso, essendo una valuta piuttosto giovane.
Questa tabella ([1]), ordinata per valuta in base al suo peso nell’anno 2010, riporta anche i dati degli anni passati:
Nota: le percentuali sono doppie, rispetto alla tabella del precedente grafico, perché considera entrambi gli scambi nelle due valute (è la stessa tabella da cui ho ricavato il precedente grafico e tabella, dove però avevo rapportato i dati su base 100):
Si evince che negli anni precedenti, l’euro ha mantenendo all’incirca lo stesso rapporto percentuale (prima c’era il marco tedesco… che però influiva in misura minore, lasciando ancora più indiscusso il ruolo di leader del dollaro americano).
Soffermiamoci un attimo sul duopolio “dollaro-euro”: provate un attimo a considerare, anche sotto questo aspetto, l’attuale crisi europea! E chiediamoci: la crisi durerà ancora a lungo? Temo di sì. 🙄
Esaminiamo cosa è successo alle altre valute.
Notiamo il sorpasso del dollaro australiano sul franco svizzero. Comportamento che riflette il boom economico avuto nell’ultimo decennio dall’economia australiana, e il continuo affermarsi a livello internazionale come valuta di riserva.
Altro dato importante è l’entrata in scena della valuta cinese (nelle prime 20 posizioni) che adesso è pari al rublo russo.
Però sono entrambe ancora “marginali”, se confrontate al duopolio “dollaro-euro”.
Il prossimo anno, con la pubblicazione del nuovo rapporto da parte della BRI, sarà interessante vedere l’evolversi della situazione!
Mi aspetto una maggiore influenza delle valute dei Brics, soprattutto Russia e Cina, di quelle scandinave e una caduta dell’influenza dell’euro (anche se più modesta di quello che sembra… almeno lo spero!).
RISERVE INTERNAZIONALI IN VALUTA DETENUTE DALLE BANCHE CENTRALI
Abbiamo detto che un altro aspetto da prendere in considerazione, per comprendere l’importanza di una valuta di riserva internazionale, è quanto viene detenuta come riserva da parte delle principali banche centrali.
In questo ci aiuta il noto database COFER (Currency Composition of Official Foreign Exchange Reserves) del Fondo Monetario Internazionale che aggiorna la detenzione di valuta estera da parte delle principali banche centrali ([2]).
Ovviamente, in tale statistica non vengono conteggiate le valute nazionali, cioè il dollaro per la FED oppure l’euro per la BCE.
In questo grafico a torta ([2]) ho riportato la ripartizione nel primo trimestre del 2012:
E’ evidente come il dollaro svolga un ruolo primario, seguito dall’euro.
Per curiosità, riporto la composizione… qualche mese prima della caduta della Lehman Brothers:
Anche qui è evidente come prima di tale evento, il dollaro rimaneva in pole position.
L’unica differenza degna di nota è… la maggiore importanza avuta dalla sterlina inglese!
Già che c’ero (l’appetito della conoscenza viene leggendo…) ho provato a costruire altri due grafici.
Il primo evidenzia la suddivisione nel 1999, anno dell’avvento dell’euro, o più precisamente, del suo debutto sui mercati finanziari:
Il ruolo del dollaro usa era ancora più preponderante, accompagnato allo yen giapponese. Molto minore (in termini percentuali) era invece la detenzione di sterline inglesi.
Traspare bene come l’euro ha acquistato subito importanza nei portafogli delle banche centrali.
Comprendiamo subito il perché. Se andiamo ad esaminare il secondo grafico che, avrete già capito, riguarda l’anno prima, in cui “pullulava” ancora il… marco tedesco:
Se osserviamo bene la tabella, notiamo poche differenze rispetto all’anno successivo, in cui ha avuto corso legale l’euro. Infatti se sommiamo le percentuali delle valute dell’area euro… otteniamo all’incirca la stessa percentuale del grafico precedente. Anche yen, dollaro e sterlina erano all’incirca uguali.
Andando invece a confrontare quest’ultimo grafico con il primo della serie (quello del 2012), è palese come l’euro sia diventato una importante valuta di riserva internazionale detenuta dalle banche centrali, a scapito soprattutto del dollaro usa e dello yen giapponese.
TRANSAZIONI INTERBANCARIE MONDIALI
Altro modo per valutare l’importanza di una valuta a livello internazionale è monitorare in quale moneta avvengono le transazioni finanziarie mondiali nel mercato interbancario.
Oggi, come sapete, la maggior parte del denaro viaggia via etere. Basta premere il tasto di conferma, per diminuire un saldo in un conto e aumentarlo (dello stesso importo) in un altro.
In questo ci aiuta la SWIFT, Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, ovvero la società che si occupa della rete di comunicazioni finanziarie internazionali tra le banche e le altre istituzioni finanziarie di livello mondiale (nel 2011 la loro piattaforma informatica ha consentito il buon fine di circa 4 miliardi di transazioni a livello mondiale).
In parole povere ci permette di effettuare un bonifico estero (internazionale), mediante il codice SWIFT.
Il seguente grafico ([3]) mostra, in rapporto percentuale, la quota di scambi commerciali a livello mondiale (al 2010), confrontandola con i relativi pagamenti nelle diverse valute (a giugno 2011).
Notate come il duopolio dollaro-euro regna sovrano?
E’ altresì evidente come la quota percentuale di pagamenti in tali valute supera di netto quella degli scambi commerciali.
Ciò dimostra la loro frequente adozione, come valuta di pagamento, negli scambi commerciali da parte di altre aree geografiche.
L’esempio più eclatante è proprio la valuta cinese. Ma non voglio andare fuori tema: approfondiremo questo aspetto in futuro post (ho già trovato interessante materiale 😉 ).
RIDUZIONE DEGLI SCAMBI COMMERCIALI IN DOLLARI?
Molti Paesi stanno riducendo o addirittura vietando gli scambi commerciali in dollari USA, anche per arginare la continua vertiginosa oscillazione e spesso contemporanea svalutazione della loro valuta (inflazione) perché considerata non importante e affidabile.
Nascono addirittura accordi fra banche centrali per scambiarsi la loro rispettiva valuta nazionale, boicottando il dollaro ([5]).
Pare che la Cina si sia adoperata molto in questo campo, grazie anche all’aumento del suo peso sullo scenario degli scambi commerciali mondiali.
Una breve carrellata dei Paesi con cui ha stretto tali accordi, disincentivando l’uso del dollaro americano:
– Malaysia ([4]);
– Brasile ([5]);
– Australia ([6]);
– Giappone ([7]).
Poi, come ben sapete le multinazionali o investitori esteri, che vogliano aprire una filiale o stipulare contratti in Paesi in via di sviluppo, preferiscono effettuare tutte le loro transazioni in dollari USA o altra valuta forte, escludendo quella locale (almeno in linea principale).
Ciò provoca notevoli problemi alle banche centrali di queste nazioni, causando instabilità monetaria ed in alcuni casi, anche il contemporaneo decorso di due monete: quella locale e quella straniera!
Conseguenza più ovvia è l’aumento dell’inflazione, che svaluta sempre più il valore e potere d’acquisto della valuta locale, specie se confrontata a livello internazionale.
Chi subisce di più questo aspetto è la popolazione “meno abbiente”: non avendo strumenti di difesa si ritrova a dover lavorare di più ricevendo meno in cambio, senza alcuna possibilità di mobilità sociale. Diventa quasi impossibile l’accumulo di risparmi (o capitale) per intraprendere un’attività, a causa del continuo svalutarsi della moneta locale.
Ecco che alcuni di questi Paesi corrono ai ripari, introducendo delle forti restrizioni all’utilizzo del dollaro americano.
Ne cito alcuni: Angola, Mozambico, Ghana, Zambia, ecc. ([8]).
A titoli di esempio, un dettaglio della misura adottata dal Ministro delle finanze zambese, su indicazione della banca centrale ([9]).
Oltre ad aver proibito il pagamento di qualsiasi bene, servizio o transazione domestica in una valuta diversa da quella locale (il Kwacha), chiunque contravvenga incorre in una multa salatissima e/o la reclusione fino a 10 anni.
Ci tengo a precisare che una pena non esclude l’altra!
Ovviamente compresi gli amministratori o legali rappresentanti di aziende private o pubbliche, a meno che dimostrino al giudice la loro estraneità al fatto.
Ciò ha implicato ([10]):
– la conversione in valuta locale dei contratti esistenti denominati in valuta estera che riguardano la commercializzazione di prodotti sul mercato interno (al tasso di cambio dell’entrata in vigore del provvedimento);
– nelle transazioni internazionali che hanno per riferimento la cessione di beni o servizi prodotti in Zambia, i prezzi sono stabiliti in valuta locale (i pagamenti all’estero però posso avvenire in valuta estera, seppure in maniera limitata).
Certo che se molti Paesi incominciano ad adottare simili provvedimenti…
LA PROPOSTA DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
Non mi dimenticherò mai la proposta avanzata nel 2011 dal Fondo Monetario Internazionale: adottare una nuova valuta mondiale a protezione contro l’instabilità finanziaria futura, che avrebbe sfidato il dominio del dollaro ([11]).
Sto parlando degli SDR “Special Drawing Right” ovvero dei “Diritti Speciali di Prelievo”, una specie di valuta di riserva internazionale monetaria creata dal FMI nel 1969 e composta da un paniere di quattro valute internazionali: dollaro, sterlina, euro e yen.
Per chi volesse approfondire l’argomento, rimando ad un post di qualche mese fa (ancora di attualità, specialmente in considerazione degli avvenimenti futuri):
FMI in cerca di soldi per salvare l’EUROPA?
Riporto solo breve passaggio della dichiarazione dell’ex Presidente del FMI:
… global imbalances are back, with issues that worried us before the crisis—large and volatile capital flows, exchange rate pressures…
Left unresolved, these problems could even sow the seeds of the next crisis.
Ovvero:
… gli squilibri mondiali sono tornati, assieme ai problemi che ci preoccupavano prima della crisi: ingenti e volatili flussi di capitale, pressioni sul mercato dei cambi…
Questi problemi, lasciati in sospeso, potrebbero anche gettare i semi della prossima crisi.
Sembra perfetta per i giorni nostri: immaginatela in prima pagina sulla stampa di domani… nessuno si accorgerebbe che è di un anno e mezzo fa!
Per chi non l’avesse ancora capito, sto parlando dell’intervento del precedente Direttore del FMI, Dominique Strauss-Kahn.
Preciso che non era una semplice opinione personale, ma della sintesi di un approfondito studio ([12]) che potete trovare integralmente qui (è un po’ tecnico).
Sappiamo cosa è successo qualche mese dopo e com’è andata a finire… 🙄
Ricordo che Dominique Strauss-Kahn (e la sua equipe) era così anticipatore sui tempi, che già due anni fa sosteneva l’esigenza di inserire la valuta cinese, lo yuan, nel paniere di monete che formano l’SDR ([13]).
Oggi lo yuan ancora non c’è, sebbene la Cina contribuisce al 4% delle risorse del FMI, in maniera simile al Regno Unito o della Francia. Non tanto di meno del Giappone ([14]).
Non pensiate che la storia sia conclusa qui, a meno che…
CONCLUSIONE
Da questo breve approfondimento, è evidente come l’avvento dell’euro ha comportato un declino del ruolo primario svolto dal dollaro USA come valuta di riserva internazionale.
Adesso che l’euro vacilla, sopratutto in termini di affidabilità, a causa della crisi economica e della mancanza di coordinamento a livello di dichiarazioni (tante) e decisioni (poche) da parte dei nostri “eurocrati”, ecco affacciarsi alla ribalta alcuni Paesi (Cina soprattutto) con l’intento di valorizzare maggiormente la loro moneta negli scambi internazionali e come riserva valutaria, a scapito del dollaro.
E’ azzardato affermare che il dollaro sia destinato a perdere tale primario ruolo, soprattutto nei prossimi anni!
Non c’è dubbio che è in corso una guerra valutaria su scala mondiale!
Buona riflessione.
Lampo
P.S.
Ringrazio un collega di lavoro (Mario) che mi ha procurato la versione integrale del provvedimento adottato dallo Zambia (ha incominciato ad interessarsi di economia e finanza da poco… finalmente! 😉 ).







