Produttività del lavoro: Italia fanalino di coda

Signori, è giunta l’ora di smettere di piangersi addosso e darsi da fare (mi riferisco alla classe politica che deve smetterla di vendere fumo e trattare di RIFORME CREDIBILI).
La crisi imperversa in tutto il mondo e la produttività su scala globale del lavoro è calata. Se prendiamo i dati forniti dal Conference Board, leggerete che la produttività globale è passata al 1.8% del 2012, dal 2.3% del 2013. E per il 2013 è vista abbastanza stabile, circa 1.9%.
The global slowdown in economic growth has an immediate impact on the world’s productivity performance, as lower investment and less innovation make workers less productive. Global output-per-worker growth has dropped off to 1.8 percent in 2012, which except for the 2008/09 recession was seen last in 2001/2002. (…) We project global labor productivity growth to remain fairly sluggish at 1.9 percent in 2013. (Source)
E non pensate che la diminuzione di produttività sia solo un problema europeo. Anche nella stakanovista Cina la situazione è peggiorata. Siamo infatti passati da un 12% nel periodo 2003-2007, ad un pur sempre difendibilissimo 9% degli ultimi anni.
Però alcuni paesi, invece, un po’ di produttività l’hanno recuperata, pur sempre in un quadro macroeconomico decisamente debole e complesso. Alcuni esempi interessanti: in Germania la produttività del lavoro è stagnante ma, notate bene, è in recupero in Spagna. La cosa che concerta è guardare i “fanalisi di coda”.
Chi trovamo? Ebbene si, l’Italia assieme alla disastrata Grecia.
E’ il caso di rimboccarsi le maniche?

MORALE: occorrono riforme, con la massima urgenza. E se non interverrà in questa direzione quanto prima, non solo faremo concorrenza alla Grecia come peggior paese a livello di produttività di lavoro, ma avremo un’economia sempre più al collasso ed esternalizzata.
STAY TUNED!
DT