Quando comprare il BTP diventa una necessità

Pubblicato 6 Marzo 2013 Aggiornato 7 Agosto 2014 10:56

Abbiamo assistito in queste settimane ad un sontuoso rally dei mercati finanziari. E quando parliamo di rally, il pensiero va subito al rally borsa, ovvero all’azionario. In realtà non ci sono solo le azioni. Guardate ad esempio le obbligazioni, in particolare quelle considerate “bene rifugio”. Ma non solo quelle. L’eccesso di liquidità ha creato un mercato ormai in bolla speculativa, che ha pochissimi margini di crescita e soprattutto il famoso rapporto “rischio rendimento” inizia a fare un po’ acqua da tutte le parti.
Detto in modo più semplice, oggi per avere un tasso più decente, occorre caricarsi di rischi diminuendo la qualità del sottostante ed allungando la duration.

E se il problema se lo pone il piccolo risparmiatore, altrettanto deve fare chi, per forza di cose, può solo investire in certe obbligazioni e cercare di ottenere quegli utili per potersi ripagare le spese di gestione, gli stipendi ai dipendenti e magari anche un po’ di ritorno per i clienti. Un esempio su tutti? Le società assicurative.

Come ben sapete, le polizze finanziarie sono fondamentalmente caratterizzate da investimenti in titoli governativi. Solo che oggi, questi titoli governativi, che devono essere “sicuri” vista la natura dell’investimento, non rendono più un piffero, e quindi non si riescono ad ottenere quei ritorni necessari per poter “sopravvivere”. Ovviamente il discorso diventa ancora più valido se queste imprese assicurative sono del Nord Europa (Olanda e Germania per fare due nomi). Comprare oggi Bund significa garantirsi dei ritorni pari a zero, soprattutto per la clientela.
Quindi che fare? Ecco che succede il fattaccio…

Il nuovo BTp quindicennale, emesso a gennaio dal ministero del Tesoro, è ormai così introvabile tra i market maker che i pronti-contro-termine su questo titolo hanno tassi abbondantemente negativi: attualmente tra il -1,5% e il -2%. Insomma: la liquidità data a una banca in cambio dei nuovi BTp quindicennali viene remunerata sotto zero. Questo significa che il BTp quindicennale è quasi tutto in mano ad investitori stabili come le assicurazioni: è dunque l’effetto scarsità sul mercato a schiacciare così i tassi dei pronti/termine. (Source)

Quindi la fame di rendimento colpisce anche le prudenti imprese assicurative che si ritrovano nella necessità di dover comprare BTp e Bonos per poter guadagnare qualcosina e per poter lavorare attivamente. Ecco perché quando il Tesoro ha emesso il BTp quindicennale sopra citato, gli acquisti sono arrivati per il 69% dall’estero, anche perché il BTp quindicennale rende il 5,25%. Il Bund di uguale scadenza appena l’1,9%.
Potenzialmente per le compagnie assicurative tedesche, una bella differenza e margini ben diversi! E siccome le polizze hanno scadenza lunga, ben vengano bond lunghi con rendimenti generosi. E poco importa la volatilità. L’importante che rimborsino a scadenza.

Grafico: confronto rendimenti bond governativi 10yr di Italia, Francia, Germania, Olanda

Ma questo cosa significa? Significa una cosa molto importante. Se i tedeschi comprano a piene mani titoli obbligazionari italiani, significa che aumentano il rischio Italia (e Spagna) nei loro portafogli. Morale: mal comune mezzo gaudio. Una buona presenza di nostri bond in queste società tedesche rappresenta la migliore assicurazione per il risparmiatore italiano sulla solvibilità del nostro debito. Non dimentichiamo infatti che fintanto che avremo il sostegno INTERESSATO della Germania (perché gli conviene), allora potremo stare tranquilli, e tutte le ipotesi anche su un haircut alias ristrutturazione del debito, restano semplici esercizi didattici.

STAY TUNED!

DT

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