Italia e Banche: problemi di sofferenze e redditività

Pubblicato 16 Maggio 2013 Aggiornato 7 Agosto 2014 10:22

Una delle mie “missioni” è cercare di farvi vedere le cose con gli occhi della realtà, evitando quei filtri che poi portano a falsare le notizie. E mi rendo conto che, a volte, quanto scrivo e dico non è certo molto allegro e positivo. Ma cosa devo fare? Devo ridurmi a dire delle falsità che comunque distano anni luce da quello che penso?
Preferisco mantenere quella coerenza ed indipendenza che da sempre sono il “marchio di fabbrica” del blog, sperando di non irritare troppo anche gli inguaribili ottimisti che riescono , in uno scenario di mercato cupo, a trovare degli spunti positivi.

Questa volta non vi tedierò sul solito scollegamento tra economia e finanza. Credo che ormai sia cosa arcinota a tutti i lettori.
Piuttosto voglio parlarvi di banche italiane. Proprio quelle banche che negli utlimi mesi sono state protagoniste di sontuosi rally a Piazza Affari, soprattutto grazie alla performance dei nostrani BTP e al restringimento dello spread sul Bund. Le nostre banche, grazie alla suddetta rivalutazione, si sono trovate in bilancio delle plusvalenze grazie all’aumento dei prezzi. Senza poi dimenticare che parte di questi BTP sono stati comprati con denaro preso a prestito dalla BCE (LTRO) a costo “quasi” a zero.
Malgrago tutto questo, non possiamo certo dire che il settore bancario oggi sia risanato. Anzi. I dati di cui disponiamo sono quantomeno preoccupanti.

(AGI) – Roma, 14 mag. –  Continua a deteriorarsi la qualita’ del credito in Italia. Le sofferenze lorde, calcola l‘Abi nel Bollettino mensile, hanno raggiunto a marzo quota 131 miliardi di euro, in aumento di oltre 23 miliardi rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e di 3,3 miliardi rispetto a febbraio 2013. Su base annua l’incremento e’ del 21,7%. Le sofferenze nette hanno invece toccato i 64,3 miliardi, con un incremento di 16 miliardi rispetto a un anno prima.
In rapporto al totale degli impieghi le sofferenze lorde risultano pari al 6,6% a febbraio, in crescita dal 5,4% di un anno prima. Rispetto al periodo pre-crisi marcato e’ il peggioramento della qualita’ del credito, specie con riguardo alle piccole imprese: da giugno 2008 a marzo 2013 il rapporto sofferenze lorde/impieghi del settore privato e’ piu’ che raddoppiato, passando dal 3% al 7,7%.

Ecco gli effetti della crisi che si fanno sentire. La qualità del credito si sta deteriorando. Aumentano le sofferenze, e di conseguenza le banche sono portate a prestare molto meno. Ma la cosa curiosa è che il sistema non è a corto di liquidità. Anzi. Però le banche hanno paura e non la vogliono prestare.
Morale: si va alla spasmodica caccia del cliente “buono”, quello con cui non si rischia nulla. Peccato che quel tipo di cliente ha la coda di gente che vuole servirlo e quindi, alla fine, il prezzo lo fa lui.
In conclusione: le banche non concedono più finanziamenti ma quando li concedono, hanno un problema fortissimo: quello della redditività.
Infatti non dimentichiamo mai che, sulle vecchie posizioni, il sistema bancario aveva appoggiato l’indicizzazione su parametri (come l’Euribor) che oggi non garantiscono nemmeno una redditività minimale, ma costringono praticamente la banca a lavorare in perdita.
E le nuove posizioni aperte, come detto, non sono poi così redditizie.
Ecco cosa dice l’ABI:

«Lo spread fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane su livelli particolarmente bassi, ad aprile 2013 è risultato pari a 178 punti base, prima dell’inizio della crisi finanziaria tale spread superava i 300 punti. Tale valore risulta 5 punti base superiore a quanto registrato a marzo 2013 e 18 punti base al di sotto del valore di aprile 2012»

Proviamo a fare la “somma delle parti”.
Aumentano le sofferenze, diminuisce la redditività dei finanziamenti. E gli utili vengono fatti soprattutto con la finanza e con il denaro preso a prestito dalla BCE (LTRO). Proprio come nel 2007 la “gestione caratteristica” era passata in secondo piano. A farla da padrona soprattutto il trading, la negoziazione, la speculazione.
Quindi possiamo dire che le banche, oggi, si trovino in condizioni di salute MIGLIORI rispetto a qualche mese fa e da come si dovrebbe dedurre dall’andamento dei mercati?

Ognuno di voi, credo, possa immaginare qual è la risposta corretta. E come è scritto correttamente in quest’articolo, il problema, sappiatelo NON è la raccolta. Ma sono quelli qui descritti. SOFFERENZE E REDDITIVITA’.

STAY TUNED!

DT

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