WALL STREET: non c’è taper che tenga
GUEST POST – Bullard (FED St. Louis) parla di tapering a dicembre. Ma alla fine i mercati non ne risentono. Analisi dei dati del CFTC secondo la personale visione di Lukas.
Cari amici, durante la settimana appena trascorsa, le dichiarazioni del presidente della Fed di St. Louis James Bullard sulla possibilità di un inizio del tapering già dal prossimo mese di dicembre, hanno indotto una certa turbolenza sui mercati finanziari internazionali, peraltro del tutto rientrata sul finire della stessa, chiusa con un bilancio analogo a quello delle precedenti settimane e mesi.
Lo scenario intermarket, infatti, ha registrato un nuovo leggero storno delle quotazioni del dollaro Usa, deprezzatosi in settimana dello 0,17 %. Storno della valuta Usa che non ha alimentato, in questa ottava, un’ulteriore contrazione in termini reali delle quotazioni delle commodities, apprezzatesi, invece, dello 0,3 %. Le maggiori turbolenze, poi sostanzialmente rientrate, si sono registrate sugli andamenti dei tassi d’interesse. In particolare, il rendimento del decennale Usa ha segnato a fine settimana un tasso del 2,74 %, rispetto al 2,7 % di sette giorni prima, mentre il bund tedesco segna un rendimento dell’1,74 %, rispetto all’1,7 % di una settimana fa. Il leggero rialzo dei tassi ha frenato, ma non impedito, l’ennesimo rialzo del mercato azionario. In particolare il nostro benchmark azionario di riferimento, l’S&P 500, ha segnato il settimo rialzo settimanale consecutivo, che seppur modesto, ossia pari allo 0,37 %, ha permesso di superare la fatidica soglia dei 1800 punti, e segnare l’ennesimo record storico delle proprie quotazioni.
In tanti parlano di bolla dell’equity, forse con qualche ragione, in relazione soprattutto alla concomitante debolezza dell’economia reale, ma faccio rilevare che negli ultimi 15 anni l’S&P 500 segna un rialzo nominale complessivo del 58,4 %, equivalente ad un rialzo nominale annuo modesto, pari al 3,9 %, che peraltro si riduce ancora, fin quasi a dimezzarsi, se calcolato in termini reali, ossia depurato dal concomitante effetto inflattivo. Allargando la nostra prospettiva di osservazione temporale, risulta pertanto privo di ogni fondamento parlare di una bolla nel mercato azionario, anzi è del tutto lecito e ragionevole attendersi un ulteriore e consistente recupero dei suoi rendimenti.
Dopo tale premessa, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:
Commercial Traders : – 81.476
Large Traders : + 52.293
Small Traders : + 29.183

Si riconferma, dunque, la configurazione complessiva del Cot Report sui derivati azionari Usa, in auge ormai da quasi 16 mesi, ossia dalla fine del luglio 2012. In quest’ultima settimana, i Large Traders hanno ridotto di 9.381 contratti la loro ancora consistente posizione Net Long. Per contro i Commercial Traders hanno ridimensionato di 8.591 contratti la loro sempre ingente posizione di copertura Net Short. Infine gli Small Traders, hanno incrementato di 790 contratti, la loro abituale posizione Net Long, che rimane tuttavia a livelli ancora non eccessivi e non preoccupanti. L’evoluzione ordinata del mercato dei derivati azionari Usa, non sembra, pertanto, temere l’ipotesi di un imminente inizio del tapering, adombrata da Bullard, e ciò mi induce, a riconfermare ancora una volta, la mia ormai datata e convinta vision rialzista circa l’andamento dei mercati azionari Usa.
Vision rialzista, perseguita, da quest’anno, non tramite i direzionali ETF, bensì attraverso lo stock picking condotto sul listino azionario italiano, sulla base della strategia “ LONG TERM MOMENTUM “, ossia scegliendo previo un check-up settimanale di borsa italiana, indici, settori e titoli che presentano le migliori performance negli ultimi 6-12 mesi. Orbene, le risultanze del mio ultimo check-up, confermano l’attuale debolezza relativa del nostro listino, che risulta esser trainato soprattutto dai titoli a media e piccola capitalizzazione. Riconfermo, pertanto, cambiando soltanto qualche titolo, la struttura del mio precedente portafoglio, costituito ora da 6 titoli del Ftse Mid-Cap, da 2 titoli del Ftse Star e da 2 titoli del Ftse Small Cap, appartenti tutti ai settori dei beni e servizi di consumo, assicurazioni e tecnologia. Detto in maniera non auto-celebrativa, la bontà di tale approccio è testimoniata dal rendimento annuo del 46,6 %, a fronte di un concomitante rialzo dell’indice Ftse all Share del 16,6 %, e del rialzo annuo del nostro benchmark azionario di riferimento, l’S&P 500, pari al 26,5 %. Coniugare dunque analisi generale del trend e stock picking consente di accrescere, e di molto, il rendimento complessivo del proprio portafoglio.
Vi ringrazio, come sempre, per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di Intermarketandmore una serena e proficua settimana.
Lukas
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