Sistema Italia: come uscire dalle regole delle lobby e dei diritti acquisiti?

Nel week end ho “picchiato duro” sull’Italia e sulla ormai crisi cronica che colpisce il nostro paese. Al post su “dove va a finire l’Italia” è seguito il post sui dati usciti da Bankitalia sullo stato del credito e dei tassi negli istituti di credito italiani. Cliccando qui vedrete che il credit crunch resta una realtà assoluta nel nostro sistema.
Questi due post hanno ovviamente sollevato discussioni e critiche, e non solo sul blog. Sul mio canale TWITTER e su FACEBOOK mi sono state poste molte domande, soprattutto sulle “soluzioni”. E più volte ho ribadito che la questione è soprattutto POLITICA, con la casta politica che la fa da padrone.
A questo proposito ho ripreso un mio vecchio post scritto mesi fa, su cosa occorrerebbe fare a livello di Eurozona, ripubblicando il MANIFESTO che racchiude alcuni dei punti focali del mio pensiero.
CLICCATE QUI per visualizzare questo post.
Quali sono invece le problematiche nostre interne? Beh, purtroppo le sappiamo. Però io vorrei proporvi un’intervista fatta ad Alberto Bisin, professore alla NY University ed un curriculum di massimo rispetto, da parte di Gaetano Memmola del sito Budriopress.
Ve la ripropongo come l’ho trovatao, in quanto riesce ad essere efficace, chiara e assolutamente credibile. In coda le mie considerazioni.
1) PERCHE’ IN ITALIA NESSUNO RIESCE A TAGLIARE LA SPESA PUBBLICA?
La domanda e’ complessa. Innanzitutto piu’ la spesa pubblica e’ larga ed inefficiente, piu’ la politica vive di spesa pubblica. Vi sono intere aree del paese, geografiche cosi’ come settoriali, in cui
i) la spesa pubblica e’ essenzialmente l’unica forma di reddito per la maggior parte di chi in queste aree vive, e inoltre
ii) la sua inefficienza ne rende la distribuzione arbitraria. In questi contesti, la politica controlla la distribuzione della spesa e senza questo controllo non avrebbe ragione di esistere nelle forme e nelle persone in cui al momento esiste. Naturalmente questo meccanismo diventa estremo qualora esso si trasformi in illegalita’ e corruzione diffusa, ma funziona anche senza arrivare a questo.
Ma non e’ solo questo, vi e’ anche una questione che non so quanto sia norma sociale o addirittura norma formale: i diritti acquisiti sono inviolabili, o difficilmente violabili – intendendo per diritti solo quelli derivanti dalla spesa pubblica. Non si considera diritto acquisito quello di essere tassato come in passato. Cioe’, le tasse si possono aumentare a piacimento – siamo addirittura arrivati ad aumenti retroattivi, credo – ma la spesa non si puo’ ridurre perche’ e’ stata “acquisita”. Non solo i politici ma credo tutti sembrano avere questa concezione. Forse e’ abitudine, non so. Ma e’ un fenomeno che ha effetti gravissimi.
[DT: Et voilà, in poche frasi il Prof. Bisin ha sintetizzato il significato di lobby, di diritti acquisiti, di malagestione del bene comune. Ovvio, il discorso potrebbe ancora proseguire, se solo si risolvessero questi problemi…ve la immaginate l’Italia come sarebbe diversa? Ma soprattutto, visto che si tratta di “diritti acquisiti” che ormai sono “necessari” per la sussistenza di determinate aree, riusciremo mai a cambiare le cose? E se non le cambiamo, potremo andare avanti così all’infinito?]
2) PERCHE’ I PARTITI MOSTRANO MEDIOCRITA’ OPERATIVA FERMANDOSI AI PICCOLI NUMERI SENZA MOSTRARE CORAGGIO VERSO UNA POLITICA CHE ABBIA VISIONE DEL FUTURO?
Evidentemente non pensano che una tale politica sarebbe premiata nelle urne. E forse hanno ragione. In Italia se sommiamo chi riceve sussidi dallo stato a chi non li riceve ma pensa che tutto cio’ che e’ statale e’ buono e giusto e a chi pensa che i problemi del nostro paese siano esterni (che sia la Germania, l’Euro, gli Stati Uniti, la Cina, o satana) abbiamo certamente la maggioranza. Lacrime e sangue non pagherebbero che nel medio lungo periodo, …. ma gli italiani si sono convinti che allora saremo tutti morti.
[DT: perfetto, è praticamente una dichiarazione di morte della nostra società. Una manovra invasiva NON sarebbe premiata dalle urne e non sarebbe “digerita” dai cittadini perché si andrebbero a toccare certi privilegi di cui godono milioni di persone. Ed è proprio a causa di questi privilegi che la spesa pubblica è diventata incontrollabile, che il nostro debito ha raggiunto picchi pazzeschi, che siamo in una situazione di crisi cronica da cui è difficile trovare vie di uscita. Ci vorrebbe il miracolo? Magari… Ci vorrebbe la Lira. Ma per favore, sapete benissimo come la penso in merito e che questa oggi non è, secondo il MIO punto di vista, la soluzione che risolve tutto. Non posso però negarvi che almeno, in questo modo, si muoverebbero un pochino le acque. Chi vuole la Lire cerca il “paese di Bengodi” che c’era prima dell’Euro. Peccato che significherebbe ri-infilarci in quel tunnel che ci riporterebbe DUE volte al disastro. Prima, con tutto quello che concernerebbe la svalutazione e il ritorno alla nostra moneta, e poi l’impossibilità nel gestire debiti e spesa pubblica.. ma sono solo mie opinioni…]
3) LE TASSE NON SCENDONO, PERCHE’? SOLO UN LIVELLO DI TASSAZIONE DEL 30% PUO’ INDURRE SVILUPPO. E’ COSI’ DIFFICILE “CONTRATTARE” IL LIVELLO DI CONTRIBUZIONE CON LE SINGOLE IMPRESE AGENDO ALLA BASE DEL PROBLEMA ED EVITANDO DI RINCORRERE L’EVASIONE?
Non c’e’ un numero aureo, 30 o 40 o 20%. E’ difficile eccome “contrattare” il livello di contribuzione e nessuno garantisce che questo limiti in modo sostanziale l’evasione. Uno stato inefficiente e’ anche uno stato che non sa farsi pagare. Anche quella e’ spesa pubblica distribuita dalla politica. I politici del Nord che urlano allo stato ladro, che promettono rivolte fiscali, e giustificano l’evasione fanno proprio questo, distribuiscono spesa ai propri elettori proteggendo la loro evasione politicamente, o promettendo di farlo.
[DT: tanto per intenderci, il professore con questa risposta ci dice: “i politici predicano mele e razzolano male”. Chi va al governo riempie gli elettori di parole rivoluzionarie e poi, quando è alla cloche di comando, fa come hanno fatto tutti quelli prima. Sperequazione economica, clientelismo, malagestione,ecc ecc.
Nel mio piccolo l’ho visto in questi mesi (e lo avete letto anche voi) nella mia regione, il Piemonte, con Cota e con le spese folli che praticamente sono state accollate alla collettività. Roma ladrona, mentre invece i leghisti a Torino erano dei Robin Hood legalizzati…]
4) CHE SENSO HA AVERE REGIONI ED ENTI A STATUTO AUTONOMO O SPECIALE ? E PERCHE’ IL LAVORO PUBBLICO IN ITALIA NON HA PARI DIRITTI E DOVERI DI QUELLO PRIVATO?
Le regioni a statuto speciale non hanno nessun senso, sono spesa pubblica assistenziale, al Nord come al Sud. Il lavoro pubblico dovrebbe avere uguali diritti e doveri, certo. E’ di sua natura meno esposto alla competizione e di questo naturalmente approfitta. Non solo, ma e’ anche molto difficile misurarne la produttivita’. Li’ sta la chiave dell’inefficienza del sistema pubblico ed e’ per questo che ad esempio gli insegnanti stanno combattendo cosi’ strenuamente contro ogni misura di valutazione e i giudici fanno lo stesso nascondendosi sotto un’interpretazione così estesa da essere assurda della loro sacrosanta indipendenza.
[DT: già ho detto prima, ormai tutto è dovuto, ci sono posizioni su cui le lobby si sono fossilizzate, ci sono posizioni dalle quali NON si vuole più tornare indietro, e si lotta senza voler negoziare perché perdere dei diritti considerati acquisiti rappresenta un delitto. Peccato che quei diritti acquisiti, soprattutto nel settore pubblico, rappresentano una delle motivazioni per cui l’Italia si trova in queste condizioni. Provate a mettere il becco nelle strutture pubbliche, nella sanità e in tutte quelle aziende di Stato dove l’organizzazione è relativa, dove le spese sono incontrollate e dove non si interviene perché sembra tutto intoccabile… Non fatemi parlare che è meglio…]
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E per rincarare la dose, ecco le ultime su Basilea…
L’accordo dei banchieri centrali sui requisiti di liquidità per le banche è stato accolto dalla totalità degli osservatori come una vittoria di queste ultime, forti di un’attività di lobbying che probabilmente non ha pari. I regolatori hanno così “annacquato”, scrive il FT, le nuove norme controverse per frenare la dipendenza delle banche dall’indebitamento. Le “concessioni” – le definisce Bloomberg – fatte dai regolatori permettono agli istituti di utilizzare prassi contabili differenti che permettono loro di contenere la rappresentazione del debito: una vittoria ottenuta per il timore che le nuove regole potessero penalizzare le attività finanziarie a basso rischio e portare a un’ulteriore stretta sui prestiti. (Source)
Ora però mi chiedo, dopo aver riflettuto su questi aspetti e dopo che il sottoscritto (non so voi) si è reso conto che “cambiare le cose” sarà tutt’altro che facile, qualcuno mi sa dare delle soluzioni che siano credibili, fattibili, realizzabili, non utopiche e concrete?
Cari lettori, la palla passa a voi… L’area per i commenti è a Vs disposizione. La mia email (che trovate qui a fianco) pure. Lanciate le vostre idee, io cercherò di raccoglierle e di pubblicarle in un post dedicato. Proviamoci, almeno noi…
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